
Oggi ricorre l’anniversario di quella che fu un’azione follemente coraggiosa ad opera di un’uomo completamente sopra le righe.
Venne definita come L’impresa di Fiume e fu sostanzialmente l’occupazione della città di Rijeka, iniziata il 12 settembre 1919 da parte di un gruppo di militari ribelli e nazionalisti italiani, guidati dal poeta Gabriele D’Annunzio.
L’obiettivo era forzare l’annessione della città, contesa tra Italia e Jugoslavia dopo la Prima Guerra Mondiale, e sfidare le potenze vincitrici.
L’azione durò circa 16 mesi, durante i quali fu proclamata la Reggenza Italiana del Carnaro e venne redatta una costituzione innovativa, ma si concluse nel dicembre 1920 con l’intervento delle truppe italiane.

Ma quali furono davvero le cause di questo atto abbastanza improvviso e pericoloso?
Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Italia (o meglio, una certa corrente politica) si sentiva ingiustamente privata di alcuni territori rivendicati, e questo un sentimento di “vittoria mutilata” veniva fortemente alimentato da D’Annunzio e dai nazionalisti. Va ricordato che il poeta vate era una persona fortemente determinata, a tratti anche scomoda. Se aveva in mente qualcosa, era tassativo dovesse portarlo fino in fondo.
La città di Fiume, a maggioranza italiana, si trovava in una posizione particolare: rivendicata non solo dagli italiani ma che dal nascente Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (Jugoslavia).

D’Annunzio e circa duemila legionari partirono da Ronchi decisero di ritornare alle armi e l’iniziativa venne sostenuta da settori del Regio Esercito, della politica e della massoneria, che simpatizzavano per la causa nazionalista.
Durante l’anno di occupazione, precisamente nel 1920, D’Annunzio e Alceste De Ambris elaborarono la Carta del Carnaro, una costituzione con elementi libertari e futuristici, che prevedeva anche il riconoscimento della Russia sovietica.
Ma il loro segno era destinato a durare poco.

il governo italiano siglò , in una trattativa segreta, il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia, che riconobbe Fiume come città libera, ma non annessa all’Italia.
I legionari dannunziani delusi si opposero al trattato, ma a Natale dello stesso anno, le truppe del governo italiano intervennero per sgomberare la città.
D’Annunzio fu costretto a lasciare Fiume. Grazie alla sua influenza non gli venne torto un capello, ma venne caldamente raccomandato a ritirarsi a vita privata.
Cosa che fece, non senza un profondo sconforto e delusione.

Questo episodio segnò un importante precedente per il movimento fascista e per il nazionalismo italiano.
Dopo alterne vicende, Fiume fu annessa all’Italia nel 1924, per poi passare sotto controllo jugoslavo dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un conseguente esodo di popolazione italiana.
Un luogo non luogo caro al nostro paese che divenne un simbolo di offesa e rivalsa.

