
Di lei avevano paura anche i sassi.
Maria Giovanna Tito fu una nota brigantessa lucana, soprannominata “la iena” per le tante malefatte e gli atti di crudeltà.
Compagna fedele del temuto brigante Carmine Crocco, combatté al suo fianco, distinguendosi per fedeltà, audacia e anche crudeltà.
Nata a Ruvo del Monte, venne rapita e costretta a unirsi alla banda di Crocco, ma successivamente si innamorò di lui e ne divenne compagna di battaglia.
La sua carriera terminò nel 1864 con un arresto, e i suoi discendenti a Ruvo del Monte cambiarono il cognome in Tita per cancellare la sua memoria.

Si guadagnò il soprannome di “la iena” per la sua ferocia e spregiudicatezza. Le cronache ne dipingono un ritratto di una donna oltre il suo tempo, non solo per ferocia e coraggio ma anche per determinazione. Partecipò a battaglie e sequestri, combattendo al fianco del suo amante. Dimostrò altresì una fedeltà incrollabile a Crocco, anche quando lui la abbandonò per un’altra donna consapevole di lasciarla alla mercè di nemici ed autorità.
La sua attività terminò nel 1864 quando fu arrestata grazie al contributo di Filomena Pennacchio, una brigantessa alleata delle truppe regie che si era decisa a collaborare.
Di lei, come di molte altre, non si hanno notizie della morte: ma è ben plausibile pensare sia morta in carcere.
La sua storia è un esempio del ruolo femminile nel brigantaggio del post-unità.
Una devozione che pagarono a caro prezzo non solo in vita, ma anche in morte, in quanto si fece ogni cosa per farle tacere per sempre.
Ma nulla è ancora stabilito definitivamente e gli anfratti della memoria possono sempre essere scoperti.

