La forza del coraggio, in mezzo a mille tempeste.

Di recente mi sono imbattuta nel romanzo “Agata del vento” di Francesca Maccani che ho letto quasi interamente in una giornata.

Opera ricca di passione, determinazione e un pizzico di malinconia.


La storia è ambientata a Lipari, una delle isole Eolie, nei primi anni del Novecento ed è frutto di un’accurata ricerca fatta dall’ autrice sulle figure delle majarem, ossia le antiche guaritrici siciliane.


Fin dalle prime pagine, si respira l’aria di una Sicilia scomparsa grazie alle descrizioni di riti, abitudini, usanze e lavori… ma anche di una terra ricca di contraddizioni e difficoltà.

Un luogo da amare ed odiare al tempo stesso.

Esattamente come nell’opera precedente “Le donne dell’ Acquasanta” (che consiglio vivamente di leggere) troviamo una protagonista femminile forte e determinata che compie un cammino personale e che cerca di superare i limiti e le convenzioni.

Spesso sola e oltraggiata nel profondo dell’anima, violentata nei sogni e nei suoi ideali.

Reietta per una cultura che la vuole omologata a tante altre.

Donna che non sa mai sottomettersi e non ha paura di pagare lo scotto della sua ribellione.

Lo stile è scorrevole, la storia avvincente, con l’ inserimento di informazioni accurate che rendono la stessa trama viva e quasi reale, arricchita dalla presenza di numerose riflessioni.

Quest’ultime sono poste anche in condivisione con il lettore che si interroga continuamente assieme alla protagonista.

Mi sento però di ammettere che in alcuni momenti i personaggi risultano un po’ moderni nel modo di pensare rispetto al periodo in cui hanno vissuto, ma sicuramente si tratta comunque di scelte che non sconvolgono eccessivamente l’ equilibrio del romanzo.

Ovviamente queste figure risultano leggermente forzate rispetto alla realtà in quelli anni, per non dire che sembrano abbastanza inverosimili.

Inoltre avrei preferito leggere più dialoghi nella lingua locale ma comprendo che questo avrebbe reso il testo poco fruibile ai lettori di altre regioni. Tuttavia, molti autori siciliani insegnano che possono convivere assieme nella stessa opera la lingua locale e l’italiano, non togliendo nulla alla comprensione del testo medesimo.

Tuttavia, il mio giudizio è più che positivo rispetto all’opera.

Consigliato soprattutto a coloro i quali hanno apprezzato romanzi come “Le donne dell’ Acquasanta” della medesima autrice, “Virdimura” di Simona Lo Iacono, “Accabadora” di Michela Murgia.

Romanzi che parlano di donne con il pensiero rivolto oltre i limiti che il loro tempo imponeva senza possibilità di sconto.

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