Il bambino sconosciuto del Titanic.

Sul Titanic si conosce praticamente quasi tutto, eppure nessuno si stanca mai di raccontare un piccolo aneddoto, una curiosità o una vicenda ad esso collegati.

Nonostante il relitto stia letteralmente svanendo, il mito non crollerà mai.

Forse perché rappresenta perfettamente il mito dei Titani greci.

Essi sfidarono gli dei e furono spinti nelle profondità della terra, esattamente come gli uomini che costruirono la nave più famosa ed innovativa dell’epoca.

La quale posava su fondamenta estremamente fragili e presuntuose, così deboli da causare la morte di oltre tremila persone. Molte di esse erano bambini in fasce.

Quando la nave posacavi Mackay-Bennett fu inviata a recuperare i corpi del disastro del Titanic nell’aprile 1912, una delle scoperte più strazianti fu quella di un piccolo bambino, non più che un neonato, trovato a galleggiare da solo tra i rottami.

L’equipaggio rimase profondamente colpito dalla vista di quell’innocente, il cui corpo non portava alcuna forma di identificazione.

Poiché nessun familiare si fece mai avanti per reclamarlo, il bambino divenne noto semplicemente come “Il Bambino Sconosciuto”. Rifiutando categoricamente che venisse sepolto sotto una lapide standard destinata alle vittime del Titanic, i marinai raccolsero di tasca propria il denaro per commissionare una lapide speciale in granito.

L’iscrizione recitava semplicemente: “Eretto in memoria di un bambino sconosciuto i cui resti furono recuperati dopo il disastro del Titanic.”

L’equipaggio compì un gesto straordinario, accompagnando personalmente la piccola bara bianca del bambino al cimitero di Fairview Lawn, ad Halifax, in Nuova Scozia. Lì fu sepolto con grande cura e dignità, circondato da uomini adulti commossi fino alle lacrime.

Per decenni, la sua tomba rimase non solo un memoriale a un singolo bambino, ma un simbolo di tutte le giovani vite perdute quella notte.

I visitatori del cimitero lasciavano spesso giocattoli e fiori sulla sua lapide, toccati dalla tristezza per la storia di un bambino il cui nome era stato inghiottito dal mare, ma mai dimenticato nello spirito.

Nel 2008, quasi un secolo dopo l’affondamento, i progressi nei test del DNA restituirono finalmente a quel bambino la sua identità: Sidney Leslie Goodwin.

Aveva poco più di un anno ed era il più piccolo di sei figli della famiglia Goodwin, tutti periti insieme ai genitori mentre emigravano dall’Inghilterra agli Stati Uniti. L’identificazione mise fine a un mistero che aveva resistito per generazioni, ma il peso emotivo della sua storia rimane intatto. Un’intera famiglia perì con lui, assieme ai sogni e alle aspettative di un futuro migliore.

La tomba di Sidney si erge ancora oggi come un potente monito del costo umano del Titanic e della compassione di quegli sconosciuti che rifiutarono di lasciare che persino una piccola vita venisse dimenticata.

Perché, anche possiamo sembrare un’umanità alla deriva, ci sono storie che toccano e, fortunatamente ci fanno tornare ad essere davvero uomini.

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