Un libro, una speranza.

Prima però c’era la puntura.
Me la faceva lui ogni volta.
Perché stavo male.
E anche se non capivo tutto, sentivo che era importante.
Una puntura che faceva male, sì.
Ma che conteneva già una promessa.
Perché dopo arrivava il regalo.
E dentro quel gesto c’era già l’idea che qualcosa, prima o poi,
sarebbe tornato a farsi bello.
A farsi vita.

Questo perchè una vicenda personale è unica, straordinaria e irripetibile: in essa possiamo rivedere anche una parte di noi, purchè cerchiamo di mantenere lo sforzo di cui sopra.Quando mi trovo a leggere libri che raccontano testimonianze e vicende profondamente personali, sono sempre attenta a non eccedere in giudizi personali o considerazioni troppo generaliste. Ritengo che questi prodotti letterari siano materia verso cui approcciarsi in modo delicato e rispettoso, abbandonando il proprio ed addentrandosi pienamente nella storia. Complice quella eccessiva messa in piazza dei propri affari tipicamente social che mette in ombra chi vuole condividere una propria esperienza di vita in modo puro, semplice ma diretto e senza fronzoli. A causa di questo, purtroppo molti racconti sono accompagnati da una sorta di pregiudizio da parte del pubblico. Ma occorre liberarsi da questo peso.Un’azione assolutamente fondamentale per iniziare a leggere libri come questo.

Mi svegliai con una fitta al femore sinistro.
Subdola. Profonda. Precisa.
Non era un dolore normale.
Era come una voce muta.
Una frattura silenziosa:
“Da oggi, nulla sarà più come prima.”
Provai ad alzarmi.
Il piede non reggeva.
Il fianco urlava.
Il dolore, una lama nel silenzio.
Era il mio compleanno.
Undici anni.
Ma niente festa.

Come spesso accade, molte diagnosi arrivano al pari di un fulmine e colpiscono. Lasciando attoniti e impotenti, quasi senza via d’uscita. Il protagonista della storia, poco più che bambino, si trova nella situazione di dover riconsiderare la sua stessa esistenza sotto un’altra luce.E’ importante ribadire che oggi la condizione di un celiaco è abbastanza normale (anche se non totalmente come un paese civile dovrebbe fare) ma non molti anni fa non era una cosa tanto scontata.La mia famiglia si è dovuta scontrare con tante difficoltà dovute ad un parente celiaco: una semplice torta sembrava un ostacolo senza uscita ed una semplice pizza qualcosa di improponibile. Senza contare il pregiudizio dilagante e la profonda ignoranza, al cui seguito vi era anche l’estrema precarietà di norme igieniche e tutele.

Insomma, questo libro racconta quanto possa essere difficile rapportarsi in un mondo sordo a queste problematiche, che non si definirebbero tali se fosse riposta maggiore attenzione e cura.

Una denuncia pregna di speranza e conforto che racconta un’esistenza intera anche con piglio ironico e scanzonato.Libro interessante e la cui lettura non lascia assolutamente indifferenti.Narrazione viva, accattivante e dinamica profumata di quella delicatezza che solo una testimonianza preziosa sa regalare.

Se cercate un’opera che possa far sorridere riflettendo, questa è quella perfetta. 

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