La città della luce.

Oggi ci rechiamo a Parigi. Una delle metropoli forse più cosmopolite e suggestive d’Europa: ho sempre ritenuto fosse una capitale dove le idee più innovative ed incredibili potessero prendere vita.

Basta pensare a come il fenomeno Andy Wharol esplose proprio in questa città, mentre in America era osteggiato e deriso in quanto outsider ed appartenente ad una famiglia emigrata della classe operaia.

Di Parigi conosciamo i monumenti più iconici e famosi, ma la sentiamo spesso definire come La Ville Lumière, ossia la città della luce.

A cosa è dovuta questa nomea?

Il suo soprannome prende origine da due diversi motivi.

Quello principale, ed assolutamente straordinario, fu che essa sia stata una delle prime città al mondo a dotarsi di illuminazione stradale pubblica fin dal XVII secolo, diventando un simbolo di progresso e sicurezza.

Dall’altro lato, il soprannome si riferisce al ruolo centrale che Parigi ebbe nell’Illuminismo, un movimento intellettuale che portò conoscenza e progresso alla società, illuminando le menti oltre che le strade.

Difatti il termine “Illuminare le menti”( “Lumière” ossia luce) si riferisce proprio anche a questo processo di illuminazione delle menti, liberandole dall’ignoranza e dai pregiudizi, e consolidando l’immagine di Parigi come città della conoscenza e del progresso.


Fu proprio sotto il regno di Luigi XIV, che, per combattere la criminalità, vennero installate lanterne a olio e si chiese agli abitanti di illuminare le finestre. Un sistema, ancora con lampade a olio e poi a gas e infine a elettricità, che trasformò Parigi in una città illuminata e sicura. Evento unico che la rese pioniera nell’illuminazione cittadina.

Esempio per le altre metropoli europee e caratteristica che contribuì a consolidare il suo soprannome.

Faro di speranza in un mondo che ama relegarsi nelle tenebre.





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