L’animo tormentato e la poesia più straordinaria del 900

Perdono tutti e a tutti chiedo perdono.
Va bene?
Non fate troppi pettegolezzi”

biglietto d’addio trovato accanto a cesare pavese quando si è suicido’ nella sua stanza d’albergo a Torino, il 27 agosto 1950. 

Ai tempi dell’università, ebbra di quella passione che solo la giovinezza conosce (ma che conservo nel cuore), feci un paragone folle ma che piacque al mio professore di letteratura italiana. Cesare Pavese è il simile contemporaneo di Kurt Cobain. Entrambi tormentati e perennemente fuori posto, ribelli a regole e schemi: infelici e tormentati. Eppure nel loro dolore erano capaci di donare poesia. Un bellissimo pensiero regalatomi da una cara amica e mentore mi ha fatto tornare alla mente quei ricordi e quella beata sconsideratezza.

Quindi, quasi di getto, mi sono messa a scrivere anche di uno dei letterati più straordinari del 900.

Cesare Pavese (1908-1950) fu scrittore, poeta e traduttore, noto per la sua opera letteraria e per il suo impegno intellettuale, segnato dal confino fascista e dalla collaborazione con Einaudi, che concluse con il suicidio dopo aver vinto il Premio Strega per “La bella estate”. 

Tra le sue opere più celebri si annoverano i romanzi come “La luna e i falò”, “Paesi tuoi”, e le raccolte poetiche “Lavorare stanca” e “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
       questa morte che ci accompagna
       dal mattino alla sera, insonne,
       sorda, come un vecchio rimorso
       o un vizio assurdo. I tuoi occhi
       saranno una vana parola,
       un grido taciuto, un silenzio.
       Così li vedi ogni mattina
       quando su te sola ti pieghi
    nello specchio. O cara speranza,
       quel giorno sapremo anche noi
       che sei la vita e sei il nulla.
       Per tutti la morte ha uno sguardo.
       Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
     Sarà come smettere un vizio,
       come vedere nello specchio
       riemergere un viso morto,
       come ascoltare un labbro chiuso.
       Scenderemo nel gorgo muti.

cesare pavese

Nacque a Santo Stefano Belbo, in Piemonte, e successivamente si trasferì a Torino, dove si laureò in Lettere con una tesi su Walt Whitman. Già all’università si fece notare per il suo estro e talento, perciò iniziò, poco dopo la laurea, la collaborazione con Einaudi e la rivista “La Cultura”. A seguito delle sue esternazioni contro il fascismo, venne arrestato e mandato al confino. 

Dopo la guerra, divenne un importante figura del panorama editoriale italiano, contribuendo alla diffusione della letteratura americana. Negli ultimi anni di vita, si iscrisse al Partito Comunista. 

Profondamente inquieto e spesso disilluso dalla vita decise di apporre da sè la firma sull’ultimo atto.

Il suicidio avvenne nell’agosto del 1950, poco dopo la pubblicazione del suo ultimo romanzo e la vincita del Premio Strega. 

All’apice di una vita piena di soddisfazioni e successi, che mai avevano colmato quel vuoto che urlava da sempre nel cuore.

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
  Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Estate, cesare pavese

Ecco alcune delle opere principali

  • Romanzi:
    • Paesi tuoi (1941): Il suo primo grande successo narrativo, incentrato sulla vita nelle Langhe. 
    • La luna e i falò (1950): Il suo ultimo romanzo, considerato il suo capolavoro, narra il ritorno in patria di un emigrato. 
    • La bella estate (1949): Raccolta di romanzi brevi, tra cui “Tra donne sole” e “Il diavolo sulle colline”. 
    • Dialoghi con Leucò (1947): Una raccolta di dialoghi che esplorano miti e personaggi della Grecia antica. 
  • Poesia:
    • Lavorare stanca (1936): La sua prima raccolta di poesie, in cui emerge un forte legame con la terra. 
    • Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: Una raccolta poetica che affronta temi di disamore e morte. 
  • Diari:
    • Il mestiere di vivere: Diario 1935-1950: Una raccolta di pensieri e riflessioni che offrono uno spaccato della sua vita e del suo pensiero

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi,
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione,
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d’agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.

Terra rossa terra nera, cesare pavese

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