
Una roccaforte valdostana racconta di due diverse leggende.
Promontorio sperduto, magico e misterioso.
La leggenda principale del Castello di Graines narra di un favoloso tesoro nascosto, che un pastore avrebbe trovato ma che lo avrebbe imprigionato senza via di scampo.
Vi è anche un’altra storia, legata al castello ma distinta dal tesoro, che parla di castellane pallide che, per non far abbronzare la loro carnagione, costringevano la gente del posto a coprire di terra i pendii innevati della vicina Becca Torché.

La vicenda legata al tesoro racconta che una notte, una voce misteriosa apparve in sogno ad un povero pastore e gli indicò il punto esatto dove scavare sotto le rovine del castello per trovare un tesoro nascosto. Tuttavia l’uomo venne avvertito di abbandonare il luogo prima del sorgere del sole, ovvero prima che il gallo cantasse per la terza volta. Un monito da rispettare senza riserbo od eccezioni. La notte successiva, egli infatti si recò al castello e seguì le istruzioni, scoprendo una botola che conduceva a una stanza del tesoro ricca d’oro. Abbagliato da tanto splendore, il pastore perse la cognizione del tempo e indugiò a raccogliere le ricchezze, ma non si accorse del canto del gallo che, alla sua terza strofa, fece chiudere la botola, lasciandolo prigioniero per sempre.
Morì di fame e di sete, attorniato da ricchezze straordinarie ma di cui mai poté godere.

La leggenda delle castellane racconta invece una storia di vanità, tutta umana.
Si narra che le donne della nobiltà del castello di Graines avessero una carnagione bianca e delicata.Per evitare che il sole e i riflessi della neve e dei ghiacciai sulla Becca Torché le abbronzassero, esse costringevano la gente del contado a coprire di terra le pendici innevate della montagna.
Da qui le vette sempre innevate sembrano essere una sorta di omaggio a queste donne vanitose.
In ogni caso, queste due storie rappresentano appieno la bellezza e la suggestione perfetta di questi luoghi.

