Johanneta Cauda.

Johanneta Cauda fu la prima donna in Valle d’Aosta colpevole presunta di stregoneria, nel 1428, e condannata a essere bruciata viva sul rogo a Chambave l’11 agosto. 

Accusata di aver divorato i nipoti insieme a un’amica e rimase in carcere tra i 61-71 giorni a Cly prima dell’ esecuzione. 

Subì ogni sorta di torture ed angherie. Le carceri di allora erano prive di qualsiasi forma di igiene e i diritti civili erano una cosa neppure degna di essere considerata.

Ovviamente, come si può ben intuire, l’accusa era assolutamente campata in aria: Johanneta pagava il suo essere una donna fuori dagli schemi e anticonvenzionale. La leggenda vuole fosse una donna libera, colta e che si dedicasse a curare i malanni con erbe e decotti. Forse una delle tante erbane a cui le persone si rivolgevano per i motivi più disparati. Troppo erudita per un mondo che la voleva chiusa nelle sue quattro mura domestiche e senza proferire parola a nessuno.

Chambave, dove venne alimentato il rogo con legna e cespugli forniti dal Castello di Cly, era il centro amministrativo della signoria valdostana.  

La fine di questa eretica doveva dunque avvenire in un luogo assolutamente nevralgico e visibile a tutti come monito ad eventuali ribellioni.

Johanneta Cauda divenne un simbolo delle “cacce alle streghe” nella regione e la sua storia è ancora raccontata per evocare il mistero delle vicende del Castello di Cly, il quale è tuttora visitabile. 

Una vicenda, quella della strega della Valle d’Aosta, poco raccontata ma emblematica: la storia di una donna che non si è mai piegata alle convenzioni, alle prepotenze e ai soprusi. Cercando la libertà trovò la morte, ma non ne ebbe paura.

E grazie anche al suo sacrificio se noi possiamo essere ciò che siamo.

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