
Come si comunica al mondo che si sta per avvicinarne la fine?
Credo sia uno dei compiti che nessuno mai vorrebbe avere.
Eppure, potrebbe essere una delle eventualità da mettere in conto: non esiste l’immortalità e il cosmo è qualcosa di talmente sconosciuto che non possiamo prevedere praticamente nulla.
Nonostante ci vantiamo di essere connessi in ogni angolo del globo, siamo infinitamente piccoli di fronte all’infinita essenza del cosmo.
Don’t Look Up è uno di quei film che non comprendi appieno senza un’a analisi accuratamente svolta.
La produzione è stata diretta ed ideata dal regista McKay: personaggio eclettico e scomodo, non sempre comprensibile e di facile interpretazione.
Pertanto ritengo che il libro omonimo sia assolutamente necessario per una profonda e critica considerazione del film.

Molti di noi, me compresa, sono assolutamente privi di qualsiasi competenza di ambito ambientale e pertanto non possono comprendere la portata edificante di un film del genere.
Per molti è già tanto se hanno certezza che la terra ruoti intorno a sole.
Inizialmente ammetto di averlo trovato assurdo e grottesco. Emblema estremo di una follia dilagante forse ancora contenibile, anche se temo non per molto.
Basta vedere una scena di violenza qualsiasi: prima si filma e poi si interviene.
La cronaca, soprattutto, pare si debba nutrire di questi video fatti nell’immediato. Di quelli che catturano la scena e la rendono ripetibile all’infinito. Succulenta in un modo quasi truce e vomitevole.
Non credo che tali filmati si possano definire storici, al pari di quelli utilizzati dagli archivi luce o di stato, e difatti li considero parecchio inquietanti.
Ma veniamo alla storia.

Due scienziati della Michigan University, Randall Mindy e Kate Dibiasky scoprono che una cometa denominata (quasi minacciosamente) “killer di pianeti” si sta dirigendo verso la terra dove porrà fine ad ogni forma di vita.
Nel libro viene descritta minuziosamente ogni singola scena del film incasellandola perfettamente in una visione d’insieme assolutamente coesa e perfetta.
Si comprende quanto ogni personaggio, ogni azione e ogni battuta siano sviluppate in modo da rendere impattante e profonda la narrazione. Anche le stesse ambientazioni sono ricostruite con riferimenti a personaggi, studi ed eventi.
Già nella prima scena, dove la scienziata sta osservando il cielo dal telescopio, si nota sulla sua scrivania la piccola statuetta dell’astrofisico Sagan e lo stesso Leonardo DiCaprio (interprete perfetto dello strampalato professor Mindy), inizialmente entusiasta della scoperta della donna, lo cita durante i calcoli della traiettoria.
Potremmo definire l’opera davvero indispensabile per vedere il film.

Già fin dalle prime scene, si comprende come la trama riserverà diverse sorprese.
Si parte con la gioia della scoperta per poi arrivare alla cupa e impotente disperazione.
Eppure, il peggio deve ancora arrivare.
Nell’opera omonima vediamo come risulti complicato e difficile per uno studioso doversi rapportare con la politica, che quasi non conosce ciò che si sta parlando (una considerazione: quanti ministri della salute sono medici o quanti ministri dell’istruzione sono insegnanti?) ed è maggiormente interessata a risultare sempre in cima nei gradimenti.
Ciò che conta è avere consenso, a prescindere da tutto.

Il personaggio della presidente degli USA, emblema del femminismo e dell’indipendenza, è interpretata magistralmente da Meryl Streep ed è la quintessenza dell’idiozia e del banalismo. Grazie al libro di Cristina Belloni, si evince come la presidentessa in realtà non assomigli per nulla al modello trumpiano ma bensì è una critica aperta al populismo di Hillary Clinton che si accompagna al supporto di rockstar e divi della tv.
La scelta di Di Caprio è quantomai azzeccata nella sua impotenza di scienziato semplice e devoto al suo lavoro contro un mondo che è quasi grottesco. Non a caso, dopo la comunicazione disastrosa della tragedia alla Casa Bianca, conclusa con nulla di fatto, i due vengono invitati, grazie al presidente dell’ente per la difesa spaziale, Teddy Oglethorpe, alla trasmissione mattutina Daily Rip.
Una di quelle che vengono trasmesse al mattino, contraddistinte da un clima gradevole e leggero, in cui le notizie non sono mai date con tragica e grave enfasi. I presentatori sembrano usciti perfetti da una filtro Instagram: Bree Evantee, con una dentatura perfetta e il trucco che pare si autoalimenti da solo, è emblema di una presentazione leggera e frivola, anche se condotta con carisma.
Scontato che il pingue professore finisca a letto con la bella presentatrice.

Bellissima ed emblematica l’interpretazione di Jason Orlean, figlio della presidentessa: arrogante, prepotente e porta borse della madre. L’uomo che tutti odiano e che in fondo vorrebbero essere. Ricco, potente e consapevole di esserlo. Esilaranti i dialoghi con Kate Dibiasky dove il botta e risposta è ai limiti del comico.
Velatamente si intuisce che il ragazzo nutra interesse per la studiosa, tanto diversa da lui anche nell’aspetto.
Dopo la comparsa in tv i due vengono richiamati alla Casa Bianca tra mille scuse risatine isteriche con l’intento di creare un piano di salvataggio del pianeta terra.
Dopo oltre un’ora di film e mille annunci, gli organi preposti decidono di prestare attenzione.
L’asteroide verrà bombardato con un missile guidato da un eroe di guerra, che rappresenta appieno lo stereotipo di soldato anziano americano xenofobo, misogino e dai modi rudi: devo ammettere che risulta anche simpatico nelle battute.

Ma proprio, durante la missione, irrompe il magnate Peter Ishwell, alla stregua di un re, e propone il suo piano assurdo e atroce.
Ma qui lascio la parola al film e al libro che sembrano essere parti complementari.
Portavoci di una commedia drammatica.
Perchè di questo si tratta. E’ un dramma attuale e che non va lasciato correre.
La tragedia dei nostri tempi che si alimenta di autocompiacimento ma senza mai analizzare contenuti o approfondimenti. La sostanza non viene nemmeno considerata.
E’ la superficie, l’aspetto che conta.
Analizzando il film si nota come i due protagonisti siano caratterizzati da colori spenti mentre gli altri attorno a loro indossano colori vibranti e sgargianti; instagrammabili sotto ogni singola angolazione.
Un film in cui l’asteroide è il protagonista che dona il colpo di grazia ad una tragedia già in atto.
Ed un libro che regala davvero una guida preziosa per tante profonde considerazioni.

