
Oggi ci spostiamo in Lombardia, a raccontare una delle storie più importanti della nostra regione.
Sulle streghe e gli stregoni della Bassa Valtellina si tramandano diverse e variegate leggende, spesso legate a luoghi specifici e usanze popolari. Sebbene le persecuzioni più feroci si siano svolte nell’Alta Valtellina e a Bormio, dove i processi furono documentati e numerosi, anche la parte bassa della valle non è rimasta immune dalla superstizione e dal timore verso la stregoneria.
Vediamo qualcuno dei fenomeni maggiormente accaduti, anche mediante l’utilizzo di alcuni testi importanti e fondamentali per la ricerca.

- Le streghe del Bitto: Una leggenda narra di una comunità di streghe che abitava le aree attorno al torrente Bitto, tra Morbegno e la Val Gerola. Dopo essere state sconfitte da formule misteriose, si rifugiarono in luoghi più remoti. Oggi si dice che, nelle notti senza luna, si possano ancora sentire i loro lamenti dalle forre del torrente.
- Falò di Ferragosto: Un’antica leggenda della Bassa Valtellina attribuisce l’origine dei falò accesi a Ferragosto alla tradizione contadina di accenderli per confondere le streghe, la cui presenza era particolarmente temuta in quelle notti. Lo scopo era quello di interrompere i loro riti malvagi.
- Le streghe di Albosaggia: Le leggende locali parlano della “Magàda”, un tipo di strega che si nutriva di carne o ossa umane. Una storia in particolare racconta di un marito che sventò l’inganno di una Magàda per salvare la moglie.
- L’ultima strega della Bassa Valtellina: una leggenda di Piazzalunga, una frazione di Ardenno, racconta dell’ultima strega della valle. Dopo essere stata schernita e scomunicata, si sarebbe rifugiata nei boschi sopra il paese, dove morì per i rigori di un inverno. La storia simboleggia la lenta scomparsa della paura delle streghe in questa
- Acqua di Cofana: si racconta che in una radura della Bassa Valtellina le streghe si radunassero nelle notti di luna calante attorno a un fuoco, chiamato Acqua di Cofana. Da lì diffondevano malattie e sventure su persone e raccolti, fino a quando i contadini non escogitarono il trucco dei falò per metterle in fuga.

Fondamentale distinguere le leggende dalle tragiche realtà storiche:
Le paure e le superstizioni dei contadini si unirono al clima di persecuzione religiosa innescato nel ‘500 e ‘600, periodo in cui la Valtellina e la Valchiavenna erano sotto il controllo dei protestanti Grigioni. La documentazione più vasta sui processi di stregoneria si trova negli archivi di Bormio, dove nel corso dei secoli furono processate, torturate e bruciate numerose persone, soprattutto donne, accusate di stregoneria.
Le persone accusate di stregoneria, spesso conoscitrici di erbe e pratiche di guarigione, venivano forzate a confessare con la tortura e condannate al rogo. Nonostante molti processi si siano svolti nell’Alta Valtellina, il terrore della stregoneria ha pervaso l’intera valle per diversi secoli.
Tuttavia, nonostante si volesse far tacere queste sciagurate, la loro memoria è arrivata fino ai giorni nostri.
Imperitura e imperturbabile come la loro determinazione.

