Un rogo che sa di rinnovamento.

E’ una delle storie che venivano raccontate ai bambini nelle campagne lombarde.

La leggenda della Giubiana racconta di una strega delle lunghe gambe e delle calze rosse che viveva nei boschi e terrorizzava i bambini, soprattutto l’ultimo giovedì di gennaio. 

Una mamma le tese una trappola preparando un risotto con luganega, che la strega divorò senza accorgersi che l’alba stava arrivando. La donna fu costretta a fuggire, scomparendo con i primi raggi del sole, e da allora si celebra il rito di bruciare il suo fantoccio per scacciare l’inverno e propiziare un buon raccolto. 

La leggenda ha origini precristiane e si collega a riti celtici per scacciare l’inverno. 

Il periodo a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio segnava un periodo ricco di speranza in vista dell’arrivo della primavera

Durante questo periodo veniva celebrata la fine del freddo inverno e si propizia un buon raccolto e benessere. 

Bruciare il fantoccio di questo essere malvagio non rappresenta altro che l’eliminazione delle cose brutte, confidando in un futuro migliore.

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