La Baronessa che salvò Portofino.

Una storia, a torto, dimenticata.

Si chiamava Jeannie Watt von Mumm, e non era una donna come tante.

Grazie alla sua audace intercessione, avvenuta nell’aprile del 1945, venne impedito alle truppe tedesche in ritirata di far saltare in aria il borgo ligure, che era stato minato per assecondare i piani distruttivi di Hitler. 

Di origini scozzesi, era la moglie del diplomatico tedesco Alfons Mumm von Schwarzenstein, che aveva acquistato e restaurato il Castello di Portofino nel 1911.

Con la guerra al termine, le truppe naziste avevano ricevuto l’ordine di distruggere le infrastrutture, inclusi i porti italiani, al fine di fare “terra bruciata” a tutte le possibili vie di commercio.

Portofino, trovandosi una posizione più che favorevole per ogni tipo di attività, era un obiettivo designato. La nobildonna, che si trovava ancora a Portofino, decise di agire per impedire la devastazione. Dopo vari tentativi, riuscì a ottenere un incontro cruciale con il tenente Reimers, il comandante della guarnigione locale.

Nel drammatico colloquio della sera del 23 aprile 1945, alla vigilia della liberazione, la baronessa von Mumm persuase il militare a non eseguire gli ordini di far brillare le mine.

Una grande determinazione ed una fenomenale capacità di persuasione che le furono decisive e vincenti.

Il tenente Reimers, contravvenendo agli ordini, abbandonò il borgo senza attuare la distruzione. Grazie al coraggio della donna, la perla della riviera ligure venne risparmiata.

In seguito, per il suo gesto, le fu conferita una medaglia d’oro.

Oggi, una lapide a Portofino la commemora per aver salvato il paese. 

Va tuttavia ricordato che la vicenda è legata anche alla più ampia “Operazione Sunrise”, un’iniziativa internazionale che portò a incontri segreti in Svizzera per negoziare la resa delle delle truppe tedesche nel Nord Italia. 

 

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