Una donna oltre il suo tempo.

Le cronache storiche del tempo, molto vicine a Maria Antonietta e alla sua rigida mentalità austriaca, hanno dipinto Madame Du Barry come una meretrice di basso profilo arrivata alla corte di Luigi XV per mirabolanti ed astute doti amatorie.

Questo film, finalmente, restituisce alla donna un po’ di verità riguardo alla vita e alla sua evoluzione. Un percorso, tutt’altro che facile ma sicuramente unico e degno di un grande romanzo.

La prediletta del re viene descritta come una donna ambiziosa, a tratti sconsiderata, tuttavia dotata di una grande intelligenza e curiosità.

Scaltra ma con dei limiti ben saldi e alla ricerca di un nucleo familiare protetto ed accogliente. Quello che, in fondo, a lei è sempre mancato in quanto povera e figlia illegittima. Sempre alla ricerca di una figura confortante e quasi paterna.

Nata da una relazione tra una cuoca ed un prete, la giovane Jeanne (interpreta da una bravissima Maïwenn) riesce a farsi strada in una società rigida e complessa come quella francese arrivando ad essere la compagna del potentissimo marchese du Barry.

Quest’ultimo, sotto le spoglie subdole di uomo devoto e innamorato, fa letteralmente prostituire la donna alle figure più in vista dell’alta società francese. Utilizzandola al pari di un trofeo e di merce di scambio, oggetto senza anima e pensiero.

In questo modo, egli vuole ingraziarsi l’alta società e arrivare fino al rango più elevato.

Frequentatore assiduo dell’alcova di Jeanne, c’è anche Richelieu il quale sembra prendere a buon cuore la donna e la invita a presentarsi al re per divenirne amante. Ovviamente, il tornaconto di tutti è che la giovane si ingrazi il re e ne diventi favorita.

L’incontro tra i due viene organizzato quasi per caso e scatta subito qualcosa di speciale.

Il sovrano è uomo complesso, bonario e determinato mentre la donna è profondamente spontanea nelle sue esternazioni. Contrapposti eppure subito legati da un filo profondo di passione, devozione e stima reciproca.

La donna si trova in netta opposizione alle rigide etichette di Versailles che ordinano di non parlare direttamente al sovrano senza prima che lo abbia fatto prima lui, di non dargli le spalle e di non guardarlo negli occhi.

Jeanne rompe ogni regola, non tanto per spirito di arroganza come farebbe supporre la sua posizione acquisita, quanto per amore della libertà faticosamente conquistata.

La protagonista, infatti, si è sempre dovuta battere per sopravvivere in una società che l’ha sempre considerata una povera e rozza meretrice. Una realtà ancorata a classi molto rigide e pregiudizi duri a morire.

Molti le sono ostili a corte, a partire dalle figlie del re che praticano ogni sorta di ostracismo nei suoi confronti: più per superbia che per un sentimento di minaccia nei confronti di quella che, a tutti gli effetti, la compagna del padre.

Unico alleato il giovane delfino, nonché futuro Luigi XVI che, consapevole e rispettoso del nonno e del sentimento autentico che lega i due, cerca di fare da paciere e sarà determinante fino alla fine. Le cronache, in questo senso, ne dipingono un giovane comprensivo e di mentalità moderna ed empatica.

Personalmente, l’ho ritenuta una scelta molto saggia e veritiera: l’ultimo sovrano prima della rivoluzione non eccelleva in tante cose, tuttavia era noto per tante e diverse qualità. E a volte la storia che conosciamo è sempre reinterpretata.

Produzione interessante, coinvolgente e mai scontata.

Jhonny Depp sa essere straordinario ed intenso in ogni sua interpretazione, e non posso non fare un paragone nei modi e nelle espressioni a Marlon Brando: entrambi sono unici e capaci di trasmettere emozioni forti e vibranti.

Sono attori che oltrepassano lo schermo e, attraverso lo sguardo, guardano dentro.

Una condanna ed una maledizione la loro, per molti aspetti.

Consiglio vivamente la visione e la riflessione per conosce una donna assolutamente straordinaria e troppo spesso vittima di pregiudizi.

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