
Le creature dei boschi non sono una prerogativa solo del Nord Europa; anche il nostro paese vanta una tradizione assolutamente importante riguardo questo argomento.
Analizziamone una tra le più note.
Il Mazaròl (o Mazariòl) è una figura leggendaria del folclore delle Dolomiti, in particolare delle zone del Veneto e del Trentino-Alto Adige.
Viene spesso descritto come un folletto o un omino selvatico, piccolo e con un aspetto caratteristico: una lunga barba, un cappuccio rosso, un mantello nero e scarpe a punta.

Nonostante il suo carattere schivo e dispettoso, a questa creatura è attribuita una conoscenza straordinaria dell’arte casearia. Secondo la leggenda, gli abitanti del Primiero e di altre valli appresero i segreti per fare il burro, il formaggio e la tosèla (un formaggio fresco tipico) spiandolo o grazie a una ragazza che, dopo essere stata sua prigioniera e aver recuperato la memoria, insegnò ai suoi compaesani i segreti appresi.
Essa abita nei boschi fitti, nelle valli impervie e nelle caverne, tenendosi lontano dal contatto umano.
È noto per essere un gran lavoratore, instancabile nella cura del suo bestiame (capre, pecore, bovini) e nella lavorazione del latte.

Ma occorre fare molta ed estrema attenzione.
La leggenda più diffusa avverte di non seguire mai le sue impronte.
Chiunque ne calpesti una finisce vittima di un incantesimo: perde la memoria di sé e della sua vita passata, ed è costretto a seguire tutte le altre impronte fino alla caverna del folletto, dove rimane suo servo.
Perso in un tempo non definito, prigioniero di un mistero che tale rimarrà.


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