
La leggenda del Lago di Carezza narra la storia di Ondina, una bellissima ninfa che viveva nelle sue acque cristalline.
Questa creatura, con i suoi lunghi capelli biondi e una voce assolutamente incantevole, attirava l’attenzione di chiunque passasse, incluso un potente mago del Latemar (o Vajolet, a seconda delle versioni).
L’uomo si innamorò perdutamente di lei, ma ogni suo tentativo di avvicinarla falliva, poiché la ninfa si rituffava immediatamente nel lago. Su consiglio di una strega, tentò di rapirla creando un magnifico arcobaleno colorato che collegava le cime del Latemar al lago, per distrarla.

Il mago però, dimenticò di travestirsi. Quando Ondina scorse l’arcobaleno, si avvicinò affascinata, ma non appena vide il mago nascosto, capì l’inganno e fuggì terrorizzata nelle profondità del lago, scomparendo per sempre.
Accecato dalla rabbia per il fallimento e per la perdita della ninfa, il mago distrusse l’incantesimo. Prese l’arcobaleno e lo gettò in mille pezzi nel lago.
Fu così che, secondo la leggenda, il lago assunse i suoi colori vividi e cangianti, dal verde smeraldo al turchese, che ancora oggi incantano i visitatori e gli valgono il soprannome di “Lago dell’arcobaleno” (in ladino, “Lec de Ergobando”).
Ancora oggi si dice che la ninfa Ondina viva nelle acque del lago e che,in alcuni momenti dell’anno, si possa scorgere una statua in bronzo della ninfa al centro di esso.
Difatti, a seconda dell’altezza delle acque, una statura emerge o viene sommersa dalle profondità lacustri: esattamente come la protagonista della storia, che si immerse per non riemergere più.

