
“Tutta questa gente mi è vicina per i soldi”
E di colpo comprendi perfettamente l’essenza stessa della trama di un prodotto Netflix che si proponeva come scontato ma che tale non è stato.
Terrazza Sentimento non ne è solo il titolo, ma è il ricordo di un capitolo marcio appartenente alla cronaca nera di Milano.
La città emblema della produttività e con un ecosistema sommerso di perversione incredibile.
Genovese non è né il primo e né l’ultimo ad agire indisturbato nel manifestare le proprie nefandezze e spadroneggiare senza pudore.

Facendosi beffe degli stessi abitanti del palazzo dove abitava (non un condominio qualsiasi, tra cui condomini vi era Roberto Bolle) con un chiasso infernale, ostentava il lusso eccessivo dal profumo kitsch e anche un po’ grottesco, attorniato da donne sempre diverse e bellissime.
Tutto così prevedibilmente disperato.
Perché il protagonista di tutto, Alberto Genovese è un uomo profondamente solo, annientato e dipendente dalle droghe.
Ad una prima impressione, sicuramente uno spaccone che vuole imitare i geni startuppari della Silicon Valley attraverso un look informale ed una studiatissima comodità anche nel vestire e nel rapportarsi al pubblico: in realtà è un uomo da una vita tutt’altro che trasparente. Sarebbe troppo facile e scontato definirlo un mostro o una vittima mediante il classico dualismo tra bene e male.
In Terrazza Sentimento è successo qualcosa di più e di peggio.

Attraverso una ricostruzione assolutamente scrupolosa di filmati, testimonianze e scritti è stato possibile risalire ad un sistema di reclutamento vittime che rasenta delle dinamiche quasi seriali. Mediante il lusso e le droghe facili queste ragazze venivano trascinate in una spirale di violenza assurda e perversa, come delle piccole api vicino al miele. Vittime appartenenti a realtà semplici, giovanissime e ancora poco mature (forse) verso le brutture della vita.
Mi ha estremamente colpito la facilità con cui il Genovese e i complici le hanno attirate nella tela: è proprio vero che i soldi facili possono rappresentare una trappola e questa storia ne è tragico emblema.
Ora, io non vorrei eccedere in moralismi in quanto sono una persona assolutamente normale e come tutti cerco di far quadrare i conti, ma davvero siamo arrivati a deputare un uomo del genere come idolo?

Perché, prima che succedessero questi accadimenti, il creatore di successi commerciali come Assicurazione.it, Facile.it e Prima assicurazioni era visto al pari di un dio delle notti milanesi. Tutti avrebbero voluto essere lui, anche pippato e strafatto ma ricco.
Inutile dire che a tutti piacerebbe avere una casa con piscina a sfioro e vista sul Duomo anziché girare con utilitaria e valutare se mangiare o meno fuori ogni volta. Non facciamo gli ipocriti (Lady Gucci insegna di quanto sia Meglio piangere in una Rolls-Royce che su una biciletta e io l’ho sempre condiviso appieno senza ipocrisia) eppure sono convinta che anche la ricchezza abbia una dignità.
Ostentare ed ammaliare con soggiorni di lusso, feste esclusive e appartamenti instagrammabili non è essere ricchi, bensì cafoni volgarmente arricchiti.
Ci avete mai fatto caso a quanto i veri ricchi tendono a presentarsi come persone estremamente normali?

Attente anche al piccolo spreco, curate e mai sopra le righe. Io, semmai diventassi ricca, vorrei essere esattamente così: godere della solitudine ma soprattutto del mio tempo. Passare troppo tempo con persone palesemente interessate ad ottenere qualcosa da te è una perdita assoluta di energia e sforzi.
Le mie sono semplici considerazioni, eppure la vicenda Genovese può essere letta in una sorta di doppia ambivalenza.
Da un lato, ragazze spensierate e desiderose di vivere al meglio e con poco sforzo; una scelta che nessuno dovrebbe mai permettersi di giudicare, ovviamente, in quanto condivisa anche con molti uomini i quali, essendo in condizioni migliori di difesa, possono reagire prontamente.
E dall’altro, un uomo che, tronfio della sua posizione, si fa bellamente beffa di ogni morale e rispetto. Una persona che merita di pagare tutto e fino all’ultimo centesimo.
Chi lo sa: magari tornando alle origini si potrà accorgere di cosa conta davvero.
Perché nessuno lo ricorda in quanto fondatore di uno dei siti più utilizzati del web e utilissimo per molti, ma per uno stupratore seriale.
E credo che questo sia il fallimento di tutta una vita.

