Il libro da cui tutto è iniziato…

Tutti, almeno spero, conosciamo la trama di uno dei libri più famosi del mondo.

Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Shelley è universalmente riconosciuto come un capolavoro della letteratura gotica e un’opera fondamentale per la fantascienza, lodato sia per la sua capacità di esplorare temi etici profondi sia per la profonda ed innovativa introspezione dell’animo umano.

Opera di cui va sottolineata anche l’attualità e la profondità psicologica, ben oltre la comune iconografia del “mostro”. 

La trama segue la storia di Victor Frankenstein, un giovane scienziato ossessionato dall’idea di vincere la morte e creare la vita. L’uomo ci riesce, assemblando parti di cadaveri, per dare vita a una creatura grazie anche l’utilizzo dell’elettricità. Tuttavia, inorridito dal suo stesso successo e dall’aspetto del “mostro”, abbandona la creazione al suo destino. 

Tutta la storia si sviluppa attorno alla tragica sorte di questo esperimento, inizialmente benevola ma che diventa malvagia a causa del rifiuto e dell’emarginazione sociale subiti.

Il libro non è solo un racconto dell’orrore, ma un’analisi profonda del rapporto tra creatore e creazione, tra bene e male, e sulle responsabilità etiche della scienza.

È una storia struggente che, secondo i critici, esplora l’anima dei personaggi e le conseguenze dell’abbandono. 

Frankenstein” ha affascinato generazioni di lettori e critici, i quali ne lodano la grandiosità visionaria e la contemporaneità delle questioni sollevate, come la sfida dell’uomo ai limiti della natura. 

È considerato un pilastro del genere gotico, combinando finzione e horror con un’attenzione particolare alle emozioni umane (tipica del Romanticismo). L’atmosfera e gli scenari sono spesso citati come elementi chiave che esaltano la drammaticità della narrazione.

Straordinaria è la complessità dei personaggi, in particolare il modo in cui la storia è filtrata dallo sguardo di Victor e, in alcune parti, dalla prospettiva della creatura stessa. Viene spesso notato come il vero “mostro” non sia necessariamente la creatura in sé, ma l’umanità che la rifiuta e il suo creatore che l’abbandona.

Nonostante sia stato scritto oltre due secoli fa (pubblicato originariamente nel 1818), il linguaggio e la struttura narrativa (che include una cornice epistolare) sono ritenuti efficaci e potenti nell’immaginario collettivo. 

Un classico immortale che va oltre il semplice intrattenimento, offrendo spunti di riflessione che rimangono estremamente pertinenti ancora oggi.

Coraggioso, innovativo e profondamente umano.

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