Sull’onda del film campione di incassi dello streaming, vorrei iniziare ad analizzare la figura creata da Mary Shelley nel cinema e nella letteratura. Un viaggio fatto poche volte e con informazioni frammentarie, anche dovute al passaggio attraverso i secoli.
Mi sono accorta di quanto entrambe le produzioni siano prolifiche ed estremamente interessanti. A partire dal cinema, che venne attirato da una trama assolutamente innovativa e che ben si prestava ad essere oggetto di dibattito.
Contrariamente a quanto molti pensano, il primo film in assoluto su Frankenstein è un cortometraggio muto prodotto dalla Edison Studios e distribuito nell’aprile del 1910, diretto da J. Searle Dawley.
Per decenni si pensò che il film fosse andato perduto, finché una copia non fu riscoperta negli anni ’70 e restaurata, rendendola nuovamente disponibile al pubblico.
Viene definito film ma si tratta, in realtà, un cortometraggio muto in bianco e nero, originariamente su una singola bobina (reel), della durata di circa 16 minuti. Chiaramente il prodotto è quantomai datato e di non facile reperibilità da parte del grande pubblico, data l’estrema rarità della pellicola.
Venne diretto da J. Searle Dawley e prodotto da Thomas Edison.
La trama tuttavia si discosta notevolmente dal romanzo originale di Mary Shelley.

Introduce elementi unici, come la creazione del mostro in un calderone ribollente (anziché tramite assemblaggio scientifico in laboratorio) e l’uso di uno specchio per sviluppare un tema del “doppelgänger”. La trama si concentra maggiormente sull’aspetto psicologico del Barone Frankenstein e sull’influenza del mostro sulla sua vita.
All’epoca, la scena della creazione del mostro fu descritta come “la più notevole mai impressa su pellicola” per i suoi effetti speciali pionieristici. L’aspetto del mostro, interpretato da Charles Ogle, era intenzionalmente grottesco e spaventoso, lontano dall’iconografia successiva.
Non era un mostro nato da una messa a punto di pezzi cadaverici ma bensì era un assurdo esperimento malriuscito. Nei movimenti si evince come la figura si muova in modo goffo e rallentato, e non sia spinta da un moto ferale e rabbioso.

Le recensioni contemporanee (del 1910) furono contrastanti.
Giornali e riviste dell’epoca, come The Film Index e The Moving Picture World, misero in risalto l’ingegnosità della scena di creazione del mostro.
Alcuni critici, come W. Stephen Bush, espressero un giudizio negativo, ritenendo che scene di morte ed esecuzioni non fossero adatte al grande pubblico e potessero turbare gli spettatori, definendo il film “deliziosa letteratura per becchini e gestori di obitori”.
Ai nostro occhi moderni quest’opera si potrebbe definire particolare ma emblema di un tempo dove la sperimentazione era una costante.

Oggi, il film è principalmente apprezzato per la sua importanza storica come il primo adattamento cinematografico del romanzo e un esempio precoce di film horror. Nonostante la sua ingenuità tecnica rispetto agli standard odierni, è considerato un’opera pionieristica che ha gettato le basi per le innumerevoli future rappresentazioni cinematografiche del mito di Frankenstein.

