
Tutti lo conosciamo, e lo dico sinceramente con un po’ di amarezza, per una sola, grande interpretazione.
Tuttavia Boris Karloff, pseudonimo di William Henry Pratt (Londra, 1887 – Nairobi, 1969) non è stato solo questo: fu uno straordinario attore britannico non solo celebre per l’ interpretazione del Mostro di Frankenstein.
Nato in una famiglia anglo-indiana, Karloff inizialmente studiò per una carriera nel servizio consolare britannico, ma abbandonò gli studi per dedicarsi alla recitazione, trasferendosi in Canada e poi negli Stati Uniti. Prima del successo, affrontò una lunga gavetta, lavorando in oltre 80 film con piccoli ruoli e come comparsa, spesso interpretando personaggi stereotipati a causa del suo aspetto “esotico”.

La svolta arrivò nel 1931, all’età di 44 anni, con il ruolo del mostro di Frankenstein. Questa parte lo consacrò come una star e definì il genere horror per gli anni a venire. La sua carriera da allora fu strettamente legata ai film Universal, in cui recitò in altri ruoli iconici come Imhotep ne La mummia (1932) e apparve in molti altri film horror.
Nonostante fosse principalmente noto per i ruoli horror, Karloff era un attore versatile.
Tra i suoi ruoli più famosi al di fuori del genere si include la narrazione e la voce del Grinch nello speciale televisivo animato Come il Grinch rubò il Natale! (1966), ruolo che gli valse un Grammy Award.

Contrariamente ai suoi personaggi macabri e terrificanti, Karloff era noto per essere un uomo gentile, intellettuale ed estremamente timido nella vita privata.
Ma pochi sanno che l’assegnazione del ruolo di Frankenstein avvenne per un caso fortuito
Originariamente, la parte del Mostro di Frankenstein fu offerta a Bela Lugosi, fresco del successo di Dracula (1931), ma questi la rifiutò a causa della mancanza di dialoghi e del pesante trucco richiesto. Karloff, invece, accettò il ruolo, che si rivelò la sua fortuna. Difatti nel film Frankenstein (1931) di James Whale, Karloff diede vita a un’interpretazione magistrale. Con l’aiuto del trucco distintivo (faccia squadrata, elettrodi sul collo, stivali pesanti) ideato da Jack Pierce, Karloff creò l’immagine visiva del mostro che è impressa nell’immaginario collettivo ancora oggi, tuttavia non presente nel romanzo originale di Mary Shelley.

La performance di Karloff fu notevole perché riuscì a infondere nel mostro non solo terrore, ma anche una profonda vulnerabilità ed empatia, mostrando la creatura come una vittima tormentata, un aspetto che piacque molto al pubblico e si pensa sarebbe stato apprezzato anche da Mary Shelley.
Karloff riprese il ruolo del mostro in altri due film: La moglie di Frankenstein (1935), spesso considerato il capolavoro della serie, e Il figlio di Frankenstein (1939).

