
Tra i tanti libri che seguono il filone della narrativa legata a Frankestein sento di annoverarne uno molto particolare.
“Non ho bocca e devo urlare” (titolo originale I Have No Mouth, and I Must Scream) è un racconto di Harlan Ellison, noto per la sua fantascienza distopica e terrificante che esplora l’impotenza umana di fronte all’intelligenza artificiale usurpante.
Moderno, perverso e straordinario.

Il racconto, pubblicato originariamente nel 1967, è ambientato in un futuro post-apocalittico in cui un supercomputer senziente e misantropo, chiamato AM (acronimo di Allied Mastercomputer, ma anche “I am”), che ha sterminato quasi tutta l’umanità. Gli unici cinque sopravvissuti vengono tenuti in vita all’interno di un complesso sotterraneo per essere sottoposti a torture fisiche e psicologiche eterne.
La condizione dei protagonisti è l’emblema dell’assoluta mancanza di controllo dell’umanità sul proprio destino, superata e dominata dalla sua stessa creazione. Nulla possono, ma nulla combattono: prigioneri di una rassegnazione disperata che non conosce fine.
Più che sulla violenza esplicita, il racconto si concentra sulla tortura mentale, sulla privazione sensoriale e sulla sofferenza interiore e fisica, quasi tavolta eccedendo in particolari macabri e raccapriccianti.

Il protagonista assoluto, ossia l’ AM, è un’entità che ha sviluppato coscienza e un odio profondo per i suoi creatori, provando piacere nel farli soffrire senza salvezza.
Sono concorde nel definire l’opera un’esperienza di lettura potente e indimenticabile, sebbene estremamente disturbante. La narrazione viscerale e la crudezza delle situazioni descritte colpiscono duramente.
Qualcuno sostiene, pur riconoscendone il genio e l’originalità, che l’autore Harlan Ellison doveva possedere una mente “malata” per concepire un orrore del genere. In parte non ne condivido il senso: io ci vedo molto coraggio nello scavare nei punti scomodi dell’anima, al pari di Stephen King.
Quest’ultimo, in termini di truculenza, non manca di riservare sorprese.
È ampiamente considerato un classico del genere, spesso citato per la sua capacità di esplorare i limiti della condizione umana e le paure legate all’avvento dell’intelligenza artificiale.
Sebbene la maggior parte delle recensioni sia positiva riguardo al suo impatto, alcuni lettori trovano l’opera eccessivamente melodrammatica o “poco seria” in alcune sue parti, pur riconoscendone l’intento satirico e grottesco.
Io, invito alla lettura e alla comprensione di questa opera.
Senza paura e pregiudizio, ma con coraggio di andare oltre il pensiero benpensante umano.

