
“Il vampiro” di John William Polidori è un racconto gotico fondamentale: pietre miliare importantissima che ha definito la figura moderna e aristocratica del vampiro nella letteratura, contrapposta al vampiro folcloristico dei secoli passati.
La storia inizia con l’incontro tra il giovane e ingenuo gentiluomo inglese Aubrey con l’enigmatico e carismatico Lord Ruthven. Nonostante gli avvertimenti sul carattere ambiguo e pericoloso di quest’ultimo, Aubrey, affascinato dal magnetismo, decide di viaggiare con lui in Europa.
Durante il viaggio, in Grecia, il protagonista si innamora di una giovane donna, Ianthe, che lo introduce alle leggende locali sui vampiri. Quando essa viene trovata morta, Aubrey sospetta che il colpevole sia proprio Lord Ruthven. I due si separano, ma in seguito, in un agguato da parte di banditi, l’uomo viene ferito mortalmente.

Prima di morire, Ruthven estorce ad Aubrey una solenne promessa: mantenere il segreto sulla sua morte per un anno e un giorno. L’amico accetta e torna a Londra, dove la salute mentale inizia a vacillare a causa del trauma e della promessa vincolante.
Nella metropoli inglese, l’uomo scopre con orrore che la sorella è corteggiata da un redivivo Lord Ruthven. Incapace di rompere la promessa a causa del giuramento e del conseguente esaurimento nervoso che lo rende incapace di comunicare chiaramente, Aubrey assiste impotente al matrimonio tra sua sorella e il vampiro.
Il racconto si conclude tragicamente con la morte della sorella di Aubrey e la realizzazione che Ruthven ha mietuto un’altra vittima, prima che il giuramento scada e la verità possa essere rivelata.

“Il vampiro” è un’opera di immensa importanza storica, considerata l’archetipo del vampiro romantico e aristocratico che influenzerà opere successive come il Dracula di Bram Stoker.
Polidori sposta la figura del vampiro dalle leggende folcloristiche (creature mostruose e contadine) a un contesto aristocratico e seducente. Lord Ruthven è un “dandy” del male, affascinante, manipolatore e distaccato, che incarna il fascino oscuro.
L’opera può essere altresì letta come una critica della società aristocratica del tempo, dove i “vampiri” sociali prosciugano la vitalità e l’onore delle persone oneste. Il rapporto tra Aubrey e Ruthven riflette anche, secondo alcuni critici, la complessa e tossica relazione tra lo stesso Polidori e Lord Byron (Polidori ne era il medico personale).
Sebbene fondamentale per i temi trattati, la qualità letteraria del racconto è a volte considerata inferiore rispetto ai capolavori successivi del genere. La narrazione è a tratti didascalica e i personaggi, in particolare Aubrey, possono risultare meno complessi e travolgenti rispetto a quelli che si vedranno in opere come Frankenstein, nato dalla stessa sfida letteraria a Villa Diodati.
Il racconto di Polidori è una lettura essenziale per gli appassionati del genere gotico, offrendo uno spaccato affascinante delle origini letterarie del vampiro moderno, al di là dei suoi occasionali limiti stilistici.

