
È sempre stato uno dei miei personaggi letterari preferiti. Conosciuto e con cui fu subito amore. Non so spiegare il motivo, forse per quello senso di non appartenenza ad un società ipocrita e perbenista, oppure per un problema fisico che ci accomuna.
Non so spiegare, ma l’ho sempre adorato.
Sconsiderato, folle, geniale e straordinario.
Lord Byron, al secolo George Gordon Noel Byron, fu uno dei più eminenti poeti romantici inglesi della “seconda generazione”, noto tanto per il suo genio letterario quanto per la sua vita scandalosa e anticonformista.
Uomo intelligente e sempre fuori da ogni schema, anche contro tutto e tutti.
Nato nel 1788, Byron ebbe un’infanzia complessa, segnata da problemi familiari e una leggera disabilità fisica (piede equino), che cercò di superare con un’immagine pubblica di forza e fascino.
Incarnò perfettamente l’ideale dell'”eroe byroniano”, un personaggio letterario da lui stesso creato: affascinante, tenebroso, solitario e geniale.

Un’esistenza caratterizzata da numerosi viaggi la sua, anche condita da relazioni amorose burrascose (tra cui quella con la contessa Teresa Gamba Guiccioli in Italia) e debiti, che lo portarono a lasciare l’Inghilterra nel 1816 per non farvi più ritorno.
Visse in vari luoghi in Italia, tra cui Venezia e Ravenna, dove si immerse nella cultura locale e continuò a scrivere.
Si può tranquillamente definire scrittore prolifico. Tra le sue opere più famose si annoverano:
– “Il pellegrinaggio del giovane Aroldo” (Childe Harold’s Pilgrimage): Un poema narrativo che lo portò alla fama e definì l’eroe byroniano.
– “Don Giovanni” (Don Juan): Un poema satirico e incompleto, considerato il suo capolavoro, che mescola umorismo e critica sociale.
Sono inclusi anche drammi teatrali come “Manfred” e “Caino“.
Oltre alla poesia, Byron fu attivo anche in politica, sedendo per breve tempo nella Camera dei Lord e sostenendo cause liberali.
La sua passione per la libertà lo spinse a unirsi ai moti rivoluzionari in Italia e, infine, a combattere per l’indipendenza della Grecia dall’Impero Ottomano. Morì a Missolonghi, in Grecia, nel 1824, a soli 36 anni, a causa di una febbre, diventando un martire della causa greca e un simbolo eterno del romanticismo ribelle.
Figura che oltrepassa i secoli e che affascina ancora oggi.

