Un prigioniero incantato.

“Il prigioniero di Chillon” (The Prisoner of Chillon) è un celebre poema narrativo di Lord Byron, pubblicato nel 1816, ispirato ad una storia vera.

L’opera è un capolavoro della letteratura romantica, noto per la sua forza emotiva e l’intensa esplorazione dei temi della libertà e della prigionia. 

Il poema, scritto sotto forma di monologo in prima persona, narra la drammatica vicenda di François Bonivard, un patriota ginevrino e sostenitore della Riforma protestante. L’uomo fu imprigionato nel Castello di Chillon, sulle rive del Lago di Ginevra, dal duca Carlo III di Savoia per la sua opposizione politica e religiosa. 

La trama si sviluppa attraverso il racconto del prigioniero: 

Bonivard descrive l’orrore della sua cella sotterranea, situata sotto il livello del lago, dove è incatenato a un pilastro. I suoi capelli sono ingrigiti non per l’età, ma per l’angoscia e la sofferenza. Inizialmente, egli non è solo. È imprigionato insieme ai suoi due fratelli più giovani. Nel corso del tempo, assiste impotente alla morte di entrambi i fratelli, consumati dalla malattia e dalla disperazione della prigionia, e ne seppellisce i corpi nel pavimento della cella. Dopo la morte dei fratelli, Bonivard rimane completamente solo. La sua sofferenza raggiunge l’apice nella solitudine, interrotta solo dal suono delle onde del lago e dai gabbiani, che invidia per la loro libertà. Con il passare degli anni, il prigioniero si adatta alla sua condizione, sviluppando quasi un’apatia verso il mondo esterno. La prigione diventa la sua unica realtà. Improvvisamente, le truppe bernesi liberano il castello e aprono la sua cella. Inizialmente, la libertà lo confonde, quasi lo spaventa, poiché si era abituato alla sua “tomba vivente”. Tuttavia, riacquista rapidamente il desiderio di vivere. 

“Il prigioniero di Chillon” è considerato un’opera emblematica del Romanticismo.

Bonivard è un individuo idealizzato ma imperfetto, che si oppone alle ingiustizie sociali e politiche, soffre profondamente, ma mantiene una dignità e una forza d’animo eccezionali. La bellezza della natura circostante (il lago, le montagne) fa da netto e drammatico contrasto con l’orrore e l’oscurità della prigione, amplificando il senso di ingiustizia della reclusione. Il tema centrale è la passione per la libertà, sia fisica che spirituale, e il tributo emotivo e psicologico che la tirannia richiede .

La storia del vero Bonivard, che lottò per la Repubblica di Ginevra, conferisce un forte messaggio politico e patriottico al poema. Il monologo offre un’analisi profonda dello stato mentale del protagonista, dalla disperazione iniziale all’apatia, fino al recupero della speranza. 

Byron visitò personalmente il Castello di Chillon nel 1816 e lasciò il suo autografo su una colonna della prigione, un gesto che sottolinea il suo legame personale con la storia e che contribuì a rendere il luogo un’icona romantica. 

In sintesi, il poema è un’opera potente che tocca le corde universali della sofferenza umana, della resilienza e dell’anelito insopprimibile alla libertà.

Lascia un commento