
Il film Van Helsing del 2004, diretto da Stephen Sommers e interpretato da Hugh Jackman e Kate Beckinsale, è un’avventura fantasy-horror che mescola vari mostri classici dell’immaginario Universal in un unico, frenetico spettacolo visivo.
Ambientato verso la fine del XIX secolo, il film segue il protagonista, Gabriel Van Helsing, un cacciatore di mostri che lavora per il Vaticano. Dopo aver catturato Mr. Hyde a Parigi, viene inviato in Transilvania per aiutare gli ultimi membri della famiglia Valerious a sconfiggere il potente Conte Dracula (Richard Roxburgh), in modo da spezzare un’antica maledizione.
Sul posto, Van Helsing incontra la coraggiosa principessa gitana Anna Valerious (Kate Beckinsale), l’ultima della sua stirpe. I due scoprono che Dracula ha stretto un’alleanza con il Mostro di Frankenstein (Shuler Hensley) nel tentativo di dare vita ai suoi innumerevoli figli vampiri non nati.
La trama si sviluppa in una serie di battaglie e inseguimenti che coinvolgono anche lupi mannari e le tre mogli vampire di Dracula.
Nel climax, Van Helsing, che si scopre essere un lupo mannaro a causa della maledizione di un suo antenato, combatte e uccide Draculatrasformato in un pipistrello gigante, ma Anna perde la vita durante il conflitto.

La critica ha avuto un’accoglienza mista, tendente al negativo.
Il film è stato elogiato principalmente per i suoi effetti speciali all’avanguardia per l’epoca e per l’azione in stile “videogame”, ma è stato spesso stroncato per la trama confusionaria e poco sviluppata.
L’aspetto visivo e gli effetti speciali sono stati considerati spettacolari e immersivi.
La fusione di mostri classici (Dracula, il Mostro di Frankenstein, lupi mannari, Mr. Hyde) in un unico universo ha un certo fascino per gli appassionati del genere.
La sceneggiatura è stata criticata per essere caotica, illogica e soffocata dall’eccesso di azione. Il lavoro del regista Stephen Sommers (già noto per La Mummia) è stata descritta come frenetica ma priva di una solida base narrativa.
Nel complesso, Van Helsing è spesso considerato un “guilty pleasure”: un’esperienza cinematografica divertente e ad alto contenuto di intrattenimento visivo, ma che non offre una storia profonda o coerente.

