Il Capolavoro del cinema horror.

E’ straordinario notare come il cinema muto e successivamente quello degli anni 30, con mezzi estremamente limitati, abbiano regalato perle di rara bellezza.

Oggi tocchiamo il capolavoro assoluto.

Il film Dracula (1931), diretto da Tod Browning, è una pietra miliare del cinema horror e ha definito l’iconografia del vampiro nell’immaginario collettivo, grazie soprattutto all’interpretazione magnetica e suggestiva di Bela Lugosi. 

La storia segue le vicende dell’agente immobiliare Renfield (Dwight Frye) che si reca nei Carpazi, in Transilvania, per finalizzare la vendita di un’antica abbazia a Londra con il Conte Dracula. Giunto al castello, Renfield viene soggiogato e vampirizzato dal conte, diventandone il fedele servitore. 

Dracula si imbarca per l’Inghilterra, portando con sé l’uomo, rinchiuso come passeggero folle. Una volta a Londra, il conte, presentandosi come un nobile affascinante e misterioso, inizia a mietere nuove vittime.

Le sue attenzioni si concentrano sulla giovane e bella Mina Seward e sull’amica Lucy Weston. 

Di fronte ai misteriosi decessi e al progressivo deperimento di Mina, interviene il dottor Van Helsing (Edward Van Sloan), un esperto cacciatore di vampiri. Van Helsing riconosce immediatamente la natura soprannaturale della minaccia e si scontra con l’elegante ma diabolico conte. La lotta culmina nell’abbazia di Carfax, la nuova dimora di Dracula, dove Van Helsing, in un confronto finale, riesce a eliminare il vampiro, salvando Mina.

Il Dracula di Tod Browning è universalmente riconosciuto per aver stabilito lo standard visivo e narrativo dei film sui vampiri per decenni.


L’interpretazione di Bela Lugosi è leggendaria: con il suo forte accento ungherese, i modi gelidamente eleganti e lo sguardo penetrante, ha creato l’immagine archetipica del vampiro.

Il film eccelle nella creazione di un’atmosfera gotica e suggestiva, sfruttando al meglio le scenografie e la fotografia in bianco e nero per evocare un senso di mistero e terrore.
Nonostante il suo status di classico, alcuni critici successivi hanno notato come il film, basato sull’adattamento teatrale di Broadway, risulti a volte statico e troppo verboso rispetto al dinamismo visivo del precedente Nosferatu (1922) di Murnau.

La regia di Browning fu anche travagliata, con il direttore della fotografia Karl Freund che di fatto completò molte riprese. 

In sintesi, più che per la trama avvincente (che segue fedelmente il romanzo di Bram Stoker e l’opera teatrale), il film è celebrato per il suo fascino oscuro e l’impatto culturale duraturo dell’interpretazione di Lugosi.

È un’opera fondamentale che ha dato il via al celebre ciclo dei “Mostri Universal”.

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