Il sonnambulo più famoso del cinema.

Oltre cento anni d’età, eppure tanto attuale e inquietante.

Il gabinetto del dottor Caligari (1920) è un capolavoro del cinema espressionista tedesco, la cui trama ruota attorno al misterioso Dottor Caligari e al sonnambulo Cesare, che predice il futuro, scatenando omicidi e confusione tra realtà e follia, in una storia che, tramite le sue scenografie distorte e la narrazione a incastro, diventa una potente metafora sull’autorità, la manipolazione e la psiche, prefigurando gli orrori del nazismo.

La storia è narrata da Francis, che racconta a un anziano in un parco le vicende avvenute nel paese di Holstenwall. Alla fiera di paese arriva il Dottor Caligari con Cesare, un sonnambulo tenuto in una cassa, che, risvegliato, predice il futuro.
Un uomo viene avvertito della sua morte e poco dopo pugnalato; la fidanzata di Francis viene rapita da Cesare.

La linea tra realtà e allucinazione si confonde, e il racconto si rivela essere un gioco di scatole cinesi, con un finale ambiguo che ribalta la narrazione, suggerendo che Francis stesso potrebbe essere il vero folle, e Caligari un direttore di manicomio.

Il film è emblematico per l’uso di scenografie deformate e dipinte (strade a zig-zag, case inclinate) che riflettono uno stato mentale alterato, creando un’atmosfera opprimente e inquietante.
Viene visto come una satira e una prefigurazione dell’autoritarismo prussiano e, tragicamente, del nascente nazismo, con Caligari che rappresenta il potere perverso e Cesare l’individuo passivo e manipolato. Esso rimane un’opera rivoluzionaria per la sua epoca, con un impatto psicologico forte, influenzando registi come Tim Burton e David Lynch e diventando un mito del cinema.
Esplora la follia, il sonnambulismo come metafora dell’accettazione passiva, il confine tra sogno e realtà, e il terrore psicologico.

Mai come in questa produzione, il confine tra ciò che è vero e immaginato è stato tanto flebile.

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