
Lyda Borelli è stata un’iconica attrice italiana, considerata la prima vera diva del cinema muto e un’importante figura del teatro italiano dei primi del Novecento.
La cui carriera, seppur relativamente breve, ha lasciato un segno indelebile grazie al suo stile recitativo unico e alla sua immagine di “femme fatale” dannunziana.

Nata a La Spezia nel 1887 in una famiglia di attori, Lyda Borelli esordì giovanissima nel teatro. A soli diciotto anni era già prima attrice giovane nella compagnia di Virgilio Talli.
Raggiunse rapidamente la fama teatrale, acclamata per la sua interpretazione di ruoli come la Salomè di Oscar Wilde. Divenne un’icona di stile, ammirata anche da personalità come Antonio Gramsci, che ne riconobbe la forza di suggestione e sensualità di gusto liberty.
Nel 1918, all’apice della fama, sposò l’industriale conte Vittorio Cini e si ritirò completamente dalle scene, dedicandosi alla famiglia e a opere di beneficenza.
Una scelta che contribuì a creare il mito della “divina” inafferrabile.
Morì a Roma nel 1959, dopo aver vissuto gran parte della vita ritirata nel Palazzo Cini a Venezia.
La produzione artistica si divide principalmente tra teatro e cinema.

La carriera teatrale della Borelli fu intensa e acclamata prima del suo ingresso nel mondo del cinema. Interpretò ruoli in opere di autori come Giuseppe Giacosa, Gabriele D’Annunzio e Oscar Wilde.
Spiccano soprattutto le performance in:
- Salomè di Oscar Wilde
- Tristi amori di Giuseppe Giacosa
- Opere di D’Annunzio, che incarnarono perfettamente il suo stile decadente e sensuale
Nel cinema muto, dove lavorò per un breve ma intenso periodo (circa cinque anni), Lyda Borelli recitò in circa tredici film.
La recitazione, fatta di gesti eccessivi, languori e sguardi intensi, divenne un modello per un’intera generazione di attrici, incarnando la figura della “diva dolorosa”.
I film più noti includono:
- Ma l’amor mio non muore… (1913) di Mario Caserini: considerato il film che la lanciò come la prima diva del cinema italiano.
- Fior di male (1915) di Carmine Gallone.
- Malombra (1917) di Carmine Gallone.
- Rapsodia satanica (1918) di Nino Oxilia, con musiche di Pietro Mascagni.
L’eredità di Lyda Borelli risiede nell’aver definito l’archetipo della diva italiana, unendo la formazione teatrale a un’estetica visiva che influenzò profondamente la moda e il costume dell’epoca.

