Un film scomodo e perversamente glorificatore.

Nascita di una nazione (titolo originale The Birth of a Nation), film muto del 1915 diretto da D.W. Griffith, è un’opera monumentale e controversa, celebre per le sue innovazioni cinematografiche rivoluzionarie, ma tristemente famosa per la sua trama apertamente razzista e la glorifitrice del Ku Klux Klan. 

Il film, basato sui romanzi The Clansman e The Leopard’s Spots di Thomas Dixon Jr., è un’epopea che copre gli eventi della Guerra Civile Americana e l’era della Ricostruzione, seguendo le vicende di due famiglie: i Stoneman, unionisti del Nord, e i Cameron, confederati del Sud. 

Il film si articola in diverse parti, principalmente due.

La prima metà del film si concentra sullo scoppio della guerra, mostrando i figli delle due famiglie diventare amici a scuola, per poi trovarsi nemici sul campo di battaglia. Vengono rappresentate battaglie su larga scala e gli eventi storici che culminano nell’assassinio del Presidente Abraham Lincoln.

La seconda parte è ambientata durante l’era della Ricostruzione. Il Sud è ritratto come caduto nel caos sotto la guida di politici radicali del Nord e degli afroamericani (spesso interpretati da attori bianchi in blackface) che vengono dipinti come rozzi, pigri e pericolosi. In questa fase, il film presenta la nascita del Ku Klux Klan come un movimento eroico, un “salvatore bianco” che ristabilisce l’ordine e protegge la purezza della razza bianca, culminando nel salvataggio di una donna bianca da un “brutale” uomo nero.

Dal punto di vista della tecnica cinematografica, Nascita di una nazione è considerato un capolavoro e una pietra miliare della storia del cinema.

Griffith introdusse e perfezionò tecniche narrative e visive innovative per l’epoca, come il montaggio parallelo, i primi piani, i fade-out e sequenze di battaglia su vasta scala con centinaia di comparse, che emozionarono il pubblico e rivoluzionarono il linguaggio filmico.
Tuttavia, la sua eredità è profondamente offuscata dal suo contenuto estremamente razzista e dalla sua tesi apologetica del KKK. All’epoca della sua uscita, fu il film di maggior successo commerciale e il più lungo mai realizzato, ma scatenò anche immediate e accese proteste da parte della NAACP (Associazione Nazionale per il Progresso delle Persone di Colore) e di altri gruppi per i diritti civili.
Il film è stato accusato di aver contribuito alla rinascita del KKK nella vita reale e di aver cementato stereotipi dannosi e violenti sugli afroamericani nell’immaginario collettivo americano per decenni.

La visione del film oggi richiede una consapevolezza critica del suo contesto storico e del suo messaggio ideologico problematico, riconoscendolo come un’opera d’arte formalmente brillante ma moralmente ripugnante. È un film che continua a generare dibattito sul rapporto tra arte, propaganda e responsabilità sociale.

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