
Ci sono simboli che vanno oltre i semplici gesti, incomprensibili perchè vive in un mondo dominato dagli altri e non agisce secondo pensiero proprio.
Jan Palach fu uno studente cecoslovacco che divenne un simbolo di resistenza antisovietica e di lotta per la libertà. Autore di una delle azioni più coraggiose di ribellione pacifica e silenziosamente drammatica.
Nacque l’11 agosto 1948 in un villaggio vicino Praga.
Proveniva da una famiglia con inclinazioni anticomuniste: suo padre era membro del Partito Socialista prima che le autorità comuniste ne confiscarono la pasticceria di famiglia. Le cronache lo descrivono come un giovane tranquillo, riflessivo e molto interessato alla storia e alla letteratura.

Studiò prima economia e poi storia e scienze politiche presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Carolina di Praga.
Sostenne con entusiasmo le riforme della “Primavera di Praga” del 1968, promosse da Alexander Dubček, che miravano a un “socialismo dal volto umano”. Tuttavia, nell’agosto del 1968, le truppe del Patto di Varsavia guidate dall’Unione Sovietica invasero il Paese per porre fine a queste riforme.
L’unica, potente “opera” di Jan Palach fu il suo sacrificio di sé come atto di protesta politica.
Il 16 gennaio 1969, nella centralissima Piazza San Venceslao a Praga, Jan Palach si cosparse di benzina e si diede fuoco.
Non voleva suicidarsi, come disse al personale ospedaliero, ma compiere un gesto simile ai monaci buddisti in Vietnam per protestare contro la soppressione della libertà di parola e di stampa e contro l’apatia della popolazione cecoslovacca di fronte all’occupazione.
In una lettera, Palach si identificò come la “Torcia numero 1” di un gruppo di volontari e chiese l’abolizione della censura e l’interruzione della pubblicazione del notiziario delle forze di occupazione sovietiche (“Zpravy”).
Morì tre giorni dopo, il 19 gennaio 1969, a causa delle gravi ustioni riportate.

La morte di Palach scosse profondamente la nazione.
I suoi funerali, il 25 gennaio 1969, videro la partecipazione di centinaia di migliaia di persone in una silenziosa e spontanea manifestazione anti-regime, la più grande dall’invasione.
Il gesto ispirò altri giovani, come Jan Zajíc (“Torcia numero 2”) ed Evžen Plocek, che compirono gesti simili. Sebbene il suo sacrificio non portò a immediate modifiche politiche a causa della rigida “normalizzazione” imposta dal regime comunista, Palach divenne un emblema fondativo del dissenso ceco. La sua memoria fu fondamentale e ampiamente commemorata durante la Rivoluzione di Velluto del 1989, che portò alla caduta del comunismo.
Oggi, monumenti e luoghi della memoria a Praga e altrove commemorano il suo coraggio e il suo sacrificio per la libertà.

