La diva sospesa tra palco e realtà.

Valeria Bruni Tedeschi è di un altro pianeta, teatrale ma mai eccessivamente ridondante, superba senza essere prepotente. Nel film Duse rappresenta appieno la diva sospesa: tra decadimento e ritrovato vigore. Ancorata ad un successo passato eppure desiderosa di nuove avventure future.

Mai scomposta, mai fuori luogo. Sempre perfetta sia sul palco che nella vita.

La sua interpretazione è stato qualcosa di meraviglioso e poeticamente drammatico.

Una pellicola che non ripercorre i fasti di un successo mondiale e straordinario ma gli ultimi anni di vita di una donna che respirava poesia.

Creatura angelica nei modi e nei pensieri, recitativa in molti atteggiamenti e profondamente legata al suo adorato teatro.

D’altronde la Duse non esiste senza teatro e il teatro non esiste senza la Duse.

In questo film, volutamente, il regista non ripercorre i fasti e gli inizi. Esso si concentra su una donna apparentemente ombra del suo successo.

Un’po’ leggiadra, distaccata da realtà e con il focus sull’arte e sul ritorno dalle scene.

Apparentemente disinteressata ai suoi drammi, come la perdita del denaro e il rapporto burrascoso con la figlia, eppure così intensa in ogni singola emozione.

Bellissima, toccante ed unica: appunto, di un altro pianeta.

Un mondo che non ha bisogno di altro se non della sua essenza infinita ed ossigenante di arte.

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