
Dopo aver visto il film Duse non ho potuto fare a meno di indagare sulla vita di questa donna incredibile.
Eleonora Duse è stata una delle più grandi attrici teatrali di tutti i tempi, rivoluzionaria per lo stile recitativo naturale ed emotivo, il quale rompeva con le convenzioni del XIX secolo, portando in scena autori come Ibsen e D’Annunzio. Questi ultimi rappresentavano qualcosa di scomodo e completamente azzardato per l’epoca.-
Soprannominata “La Divina” da D’Annunzio, ebbe una vita intensa, segnata dalla carriera internazionale, dalla relazione passionale e artisticamente proficua con il Vate, e da un ritiro parziale dal teatro, tornando poi in tournée prima di morire.
Un rapporto di amore ed odio con il pubblico, ma di legame profondamente indissolubile con il palcoscenico: la sua vera ed intima dimora.

Nata a Vigevano (PV) nel 1858 da una famiglia di attori, ebbe un’infanzia nomade sui palcoscenici.
Divenne celebre in Italia e all’estero (Europa, Americhe), recitando in italiano e affascinando il pubblico con la sua espressività.
Dal 1894, iniziò una relazione tormentata ma artisticamente feconda con il poeta vate, che la rese famosa e per cui interpretò i suoi drammi, finanziando anche spesso le produzioni.
Si ritirò dalle scene nel 1909, ma le difficoltà economiche la spinsero a riprenderle negli anni ’20. Purtroppo, le tutele finanziarie erano una cosa ancora nemmeno presa in considerazione e molti artisti si ritrovarono a gambe all’aria per colpa di truffatori ed investitori senza scrupoli.
Morì a Pittsburgh (USA) nel 1924, affetta da tubercolosi, e fu sepolta ad Asolo, come desiderava.
La sua arte era caratterizzata da un’estrema naturalezza, istintività e intensità emotiva, un “fenomeno spirituale” che toccava le corde più profonde dello spettatore.
Interpretò capolavori come Teresa Raquin (Zola), Casa di bambola (Ibsen), La figlia di Iorio (D’Annunzio), e opere di Dumas e Verga, portando in scena i drammi borghesi e le psicologie femminili complesse.
Rifiutava il trucco pesante e gli artifici, affidandosi alla mimica e al gesto, diventando un modello per il teatro moderno e trasformando la coscienza artistica del Novecento.
Eternamente diva, unicamente donna.

