
Credo che sulla sindrome Alzheimer vi sia quasi una sorta di omertà o diffidenza.
Come se riguardasse solo gli anziani e quindi non avesse sufficiente importanza.
Tanto, diciamocelo chiaramente, i vecchi non devono morire? Cosa serve studiare una patologia che riguarda persone già in là con gli anni?
Anche le stesse famiglie si ritrovano sole e senza aiuti, spesso di fronte a comportamenti assolutamente ingestibili. Vedendo spegnersi i loro cari poco a poco e senza tregua.
Persone piene di interessi e vivaci, diventano maschere senza volto o espressioni. Vuote, per cui è difficile sapere dove si trovi la loro anima.

Riguardo questa tematica, Giulio Scarpati ha scritto un libro di memorie intitolato “Ti ricordi la casa rossa? Lettera a mia madre” (Mondadori, 2014).
L’opera è un viaggio intimo e commovente nella memoria familiare dell’attore, in un momento in cui sua madre sta perdendo inesorabilmente la propria a causa proprio del morbo di Alzheimer.
Scarpati, attraverso la scrittura, cerca di fissare i ricordi prima che svaniscano del tutto, imparando a ricordare per entrambi. Un bellissimo lavoro a due mani, per molti versi.
La “Casa Rossa” è il luogo simbolo dell’infanzia, delle radici e delle memorie autentiche e mitiche della famiglia. Una narrazione ricca di episodi personali, riflessioni sul tempo che passa e sul dolore della perdita, ma anche momenti legati alla sua carriera artistica, offrendo uno sguardo nostalgico su un’epoca passata.
Delicato, poetico e capace di far riflettere su temi universali come la memoria, l’amore filiale e la malattia. La sincerità e il modo lieve con cui Scarpati affronta un argomento difficile e doloroso è meravigliosamente toccante.
Da sottolineare la capacità dell’attore di trasmettere emozioni profonde, rendendo la storia personale un’esperienza condivisibile.
Il libro è un ponte che unisce il figlio alla madre, al di là dell’oblio della malattia.

