
Un libro che non rappresenta classica biografia elegiaca e celebrativa hollywoodiana, ma un omaggio alle due persone che hanno plasmato l’identità dell’attrice: sua madre Emma e suo fratello Clyde, entrambi scomparsi.
Whoopi racconta la crescita nelle case popolari di New York (Chelsea), descrivendo una madre straordinaria e resiliente che, nonostante le difficoltà economiche e un ricovero per esaurimento nervoso che la lasciò temporaneamente priva di memoria, riuscì a dare ai figli fiducia e libertà. L’autrice ripercorre la sua ascesa verso la fama, sottolineando come la gioia più grande sia stata poter condividere il successo con la sua famiglia.
Il fulcro narrativo è però l’elaborazione del lutto e il senso di smarrimento provato dopo la morte dei suoi “unici testimoni” della giovinezza.
Lettura che non lascia assolutamente indifferenti.

La scrittura è schietta, ironica e profondamente commovente. Alcuni capitoli di natura prettamente “episodica” e a tratti frammentata (come suggerisce il titolo), contribuiscono a rendere la narrazione più simile a una conversazione intima.
La figura dell’autrice è determinante soprattutto per come affronta tutte le avversità, rendendo il libro universale sul rapporto genitori-figli più che un semplice prodotto per fan.
Non mancano accenni alla sua ascesa al successo, vissuta sempre attraverso il legame profondo con la famiglia, che l’ha sostenuta anche durante le battaglie contro le dipendenze.
Whoopi Goldberg non scrive per essere celebrata ma per raccontare e ricordare: come nelle storie più belle.
Quelle pure e scevre da ogni bramosia di fama.

