Tanto rumore, per assolutamente nulla.

Il Proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933), noto anche come “Il nobile esperimento“, è stato il periodo in cui la produzione, la vendita e il trasporto di alcolici furono resi illegali a livello federale. 

Le radici del movimento risalgono al XIX secolo, guidate da una coalizione di gruppi religiosi e sociali tra cui spiccavano gruppi come la Woman’s Christian Temperance Union e la Anti-Saloon League (fondata nel 1893) che associavano l’alcol alla violenza domestica, alla povertà e alla corruzione politica.

Con la Prima Guerra Mondiale, l’ostilità verso i birrai di origine tedesca facilitò l’approvazione del bando per risparmiare cereali necessari allo sforzo bellico. 

Sviluppo Legislativo si può riassumere in due decreti molto importanti:

  • XVIII Emendamento: Ratificato nel 1919, stabilì il bando nazionale.
  • Volstead Act: Entrato in vigore il 17 gennaio 1920, definì tecnicamente quali bevande fossero proibite (quelle con più dello 0,5% di alcol) e le sanzioni relative.

Invece di eliminare il consumo, la legge portò alla criminalità organizzata: Gangster come Al Capone costruirono imperi multimilionari basati sul contrabbando (bootlegging). Nacquero migliaia di bar clandestini dove si continuava a bere illegalmente.

La polizia e i funzionari pubblici venivano regolarmente corrotti per chiudere un occhio sui traffici. 

Con la Grande Depressione, il governo ebbe bisogno delle entrate fiscali derivanti dall’alcol. Il 5 dicembre 1933, la ratifica del XXI Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America abrogò ufficialmente il XVIII emendamento, ponendo fine al proibizionismo. 

Ho sempre definito il fenomeno del proibizionismo con la seguente frase: “molto rumore per nulla”. E, se ci pensiamo, è stato un po’ così tutto il fenomeno.

Proclami e campagne contro quella che sembrava una piaga sociale da debellare, salvo poi ritirare il tutto per rimpinguare le casse statali: se non si chiama ipocrisia questa. ..

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