
L’8 marzo, correttamente definita Giornata internazionale della donna, non nasce da un singolo evento isolato, ma da decenni di lotte politiche e sociali per i diritti delle donne.
Il primo “Woman’s Day” ufficiale fu indetto dal Partito Socialista d’America il 28 febbraio 1909 per onorare lo sciopero delle lavoratrici del settore tessile dell’anno precedente a New York.

Durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenaghen, l’attivista tedesca Clara Zetkin propose l’istituzione di una giornata dedicata alla rivendicazione del suffragio e dei diritti lavorativi.
Spesso si cita un incendio in una fabbrica di Chicago o New York l’8 marzo 1908. In realtà, la tragedia storicamente documentata è l’incendio della fabbrica Triangle a New York, avvenuto il 25 marzo 1911, in cui morirono 146 operai (di cui 123 donne, molte immigrate italiane). Sebbene non sia l’origine della data, questo evento diede un impulso decisivo alle leggi sulla sicurezza sul lavoro.

La data definitiva è legata alla Rivoluzione russa: l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore), le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere “Pane e Pace”, dando inizio alla caduta dello zarismo. Questa data fu poi adottata come simbolo internazionale.
L’ONU ha riconosciuto ufficialmente la giornata nel 1977, invitando i paesi membri a proclamare un giorno per i diritti delle donne e la pace internazionale.
In Italia la prima celebrazione avvenne nel 1922.
Dal 1946, l’UDI (Unione Donne in Italia) scelse la mimosa come simbolo della ricorrenza, preferendola alle costose violette perché fiore povero e diffuso in quel periodo dell’anno.
Oggi la giornata serve a riflettere sui progressi compiuti e sulle sfide ancora aperte per raggiungere la piena parità di genere.
Fin dove siamo davvero arrivate e cosa è diventato solo uno specchietto per le allodole?

