
Il legame tra Futurismo e Fascismo è uno dei capitoli più complessi e affascinanti della storia culturale italiana.
Non fu un’adesione piatta, ma un intreccio di passioni comuni, delusioni cocenti e reciproche strumentalizzazioni.
Proviamo ad analizzare alcuni dei punti salienti.
Tutto nacque con il movimento degli Interventisti e i Valori Comuni, a cavallo tra il 1909 e il 1919.

Prima ancora che il Fascismo esistesse come partito, il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti ne aveva preparato e seminato il terreno culturale.
Il documento del 1909 celebrava la “guerra, sola igiene del mondo”, il patriottismo e il disprezzo per il parlamentarismo liberale.
Durante la Prima Guerra Mondiale, futuristi e l’allora socialista rivoluzionario Benito Mussolini si ritrovarono nelle piazze a chiedere l’entrata in guerra dell’Italia.
Marinetti fondò i Fasci Politici Futuristi, il cui programma era un mix radicale di anticlericalismo (svuotamento del Vaticano), abolizione della monarchia e modernizzazione frenetica detta anche “democrazia diretta”.

Quando Mussolini fondò i Fasci di Combattimento nel 1919 a Piazza San Sepolcro, i futuristi erano in prima linea. Tuttavia, il rapporto s’incrinò presto.
Dopo la sconfitta elettorale del 1919, Mussolini virò verso destra per ottenere il potere, cercando l’appoggio della Chiesa e della Monarchia. Marinetti, vedendo traditi gli ideali rivoluzionari e anticlericali, si dimise dal partito nel 1920.
Nonostante il distacco politico, il Futurismo rimase la “faccia moderna” del fascismo.
Successivamente, il futurismo si evolse celebrando il volo e la conquista dello spazio, temi cari alla propaganda del regime.

In un paradosso storico, il ribelle Marinetti accettò nel 1929 la nomina ad Accademico d’Italia, diventando ufficialmente l’intellettuale di punta del regime, pur mantenendo una certa autonomia critica.
Il rapporto si concluse tragicamente con la caduta del regime e la morte dei suoi protagonisti.
Negli anni ’30, il Fascismo iniziò a preferire lo stile “Novecento” (più classico e monumentale) o il Razionalismo, relegando il Futurismo a un ruolo secondario.
Le “leggi razziali” e l’alleanza con la Germania (che considerava il futurismo “arte degenerata”) misero Marinetti in una posizione difficile.

Nonostante le delusioni, Marinetti rimase fedele a Mussolini fino alla fine, seguendolo nella Repubblica Sociale Italiana.
L’artista morì nel dicembre 1944 a Bellagio.
Con la sua morte e la caduta del fascismo nel 1945, il Futurismo come movimento organizzato cessò di esistere, venendo a lungo oscurato nel dopoguerra a causa della sua compromissione politica.

