Cesare e Pompeo: l’ eterno e stimato scontro.

Il De Bello Civili (La guerra civile) di Giulio Cesare è un’opera storica in tre libri che narra il conflitto (49-48 a.C.) tra Cesare e Pompeo, giustificando l’azione cesariana come difesa della Repubblica.

Il libro descrive il passaggio del Rubicone, la conquista dell’Italia, le campagne in Spagna, Grecia e la decisiva battaglia di Farsalo, ponendo l’accento sulla clemenza di Cesare e sull’inadeguatezza dei pompeiani.
Libro I (49 a.C.): Inizia in in medias res con la seduta del Senato il 1° gennaio e la fuga di Pompeo da Roma. Cesare racconta il passaggio del Rubicone, la rapida conquista dell’Italia, il tentativo di accordo fallito e l’inizio della vittoriosa campagna in Spagna contro i legati di Pompeo.


Libro II (49 a.C.): Si concentra sull’assedio e la resa di Marsiglia e la sfortunata campagna in Africa del cesariano Curione, che muore in battaglia.

Libro III (48 a.C.): Narra lo sbarco di Cesare in Epiro, le difficoltà durante l’assedio di Durazzo e la trionfale vittoria di Cesare a Farsalo (Grecia). L’opera si chiude con la fuga di Pompeo in Egitto, il suo assassinio e l’arrivo di Cesare ad Alessandria, introducendo le premesse per la guerra alessandrina.


Cesare si presenta come un leader moderato, costretto a prendere le armi per difendere la propria dignità (dignitas) e le istituzioni repubblicane.
A differenza delle guerre civili passate (come quelle di Silla), Cesare sottolinea la sua intenzione di perdonare i nemici vinti.

Pompeo viene presentato non come un nemico odiato, ma come un comandante sfortunato, vittima delle pressioni della fazione senatoria radicale.

Cesare lo vide sempre come un nemico rispettabile e ne ebbe sempre stima.

Ennesima prova di quanto questo condottiero fosse oltre il suo tempo e la società.

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