La cattiva in una storia scritta dalla disumanità.

Chi è Medusa?

Nella storia scritta e tramandata dal popolo greco è quella cattiva: il mostro che pietrifica con lo sguardo e spaventa con un ghigno ferale.

Uccisa da Perseo e posta come trofeo sullo scudo in omaggio ad Atena.

Ma è mai stata davvero la cattiva del mito?

La sua storia è una delle più affascinanti e complesse leggende della mitologia greca, in quanto si è evoluta drasticamente nel corso dei secoli, trasformandosi da un racconto di mostruosità pura a una tragedia disumana. Inoltre, le diverse fonti ne danno versioni ed origini differenti a seconda degli autori.

Partiamo però da quello che è il mito più noto a tutti, ossia la Teogonia di Esiodo ( datata VIII-VII sec. a.C.): in quest’opera Medusa era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto. Semidee bellissime e che vivevano in pace, tranquillità e a contatto con la natura.

A differenza delle sorelle Steno ed Euriale, Medusa era l’unica mortale, celebre soprattutto per la splendida capigliatura e sacerdotessa devota nel tempio di Atena.

Nonostante fosse sempre stata una fanciulla retta e non avesse mai dato adito ad alcuna attenzione particolare, il dio del mare Poseidone, invaghitosi di lei, la violentò all’interno del tempio della dea. Si narra lo avesse fatto anche per compiere uno sfregio alla sua eterna rivale, nonché nipote e figlia prediletta di Zeus.

Atena, furiosa per la profanazione del proprio luogo sacro, punì Medusa trasformandone i capelli in serpenti e rendendo lo sguardo capace di pietrificare chiunque lo incrociasse. Agli occhi della divinità la colpa era della sacerdotessa che aveva permesso una violenza: nessuno si premurò mai di fornirle conforto o attenzione.

La malcapitata sarebbe dovuta morire lentamente, tra il disgusto e la paura.

Lontana dalla fede, dagli affetti e nella miseria più nera ed infima.

Il mito culmina con l’impresa dell’eroe Perseo, inviato dal re Polidette a uccidere la Gorgone.

Anche se, forse Medusa era morta molto tempo prima…nell’anima, prima che nel corpo.

Aiutato da Atena ed Ermes, che gli fornirono uno scudo specchiante e sandali alati, Perseo riuscì a decapitare la donna guardando solo il suo riflesso per evitare di essere pietrificato. Dal collo reciso di Medusa nacquero Pegaso, il cavallo alato, e il gigante Crisaore.
La testa di Medusa (il Gorgoneion) mantenne il potere pietrificante anche dopo la morte; l’eroe la usò come arma prima di donarla ad Atena, che la pose sul proprio scudo come simbolo di protezione.

Fa davvero specie ed orrore pensare a come la dea della sapienza abbia utilizzato a suo piacimento la donna, dapprima condannandola all’esilio più infame per poi permettere al suo favorito di ucciderla.

Senza considerazione né di lei né dei sentimenti che la tormentavano.

Anticamente, la sua immagine veniva usata su scudi, porte e amuleti per allontanare il male (una funzione protettiva ancora presente in alcune tradizioni popolari, come quella siciliana). Ma, ai nostri giorni, qualcosa è cambiato e, forse, Medusa ha ottenuto un po’ di giustizia e compassione.

Essa è divenuta un simbolo della vittima incolpata e della resilienza femminile di fronte alla violenza patriarcale.

Per come la si voglia interpretare, Medusa è una donna sola, offesa e violata a cui mai nessuno ha concesso un momento di conforto.

Oggetto, mostro e mai donna.
Mai creatura indifesa, mai veramente libera.

Sempre e solo strumento a cui tutti è stato consentito di farne abuso.

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