
Ciao, sono Francesca, questa sezione è dedicata alle interviste.
Buona lettura
- Un brano ed un dolce abbracciodi Francesca Nicolò

La voce del cantautore Gervasio Provenzano è delicatamente forte, profondamente intensa e parla all’anima cullando il cuore. Ascoltarlo ed immergersi nella melodia è pura poesia.
Ogni brano regala emozione, e tanta speranza. Ci si sente di appartenerle, in modo prepotente e penetrante. Vi invito ad ascoltarlo e a condividerne i componimenti.
Una persona, la cui vita per nulla facile, ha trovato la via nell’arte della canzone.
Fin da subito, la musica entra nel profondo e ti accoglie come una carezza.
Io e lui ci siamo conosciuti per caso, e siamo diventati grandi amici, condividendo anche diversi progetti assieme…di cui vi svelerò a breve.
E ieri è uscito un altro capolavoro: si intitola “La Nostra Guerra in Due” dedicata ad uno dei rapporti più speciali per l’essere umano.
Un legame che spesso è stato tutt’altro che semplice ma mai spezzato.
Qualcosa di unico, straordinario e che vi conquisterà.
Correte ad ascoltarlo!!
Potete ascoltare il brano al link sottostante:

- Caro Lucio ti scrivo…di Francesca Nicolò

Caro Lucio, anche se non raggiungerò mai la tua meraviglia, ho da dirti due cose e lo faccio attraverso la cosa che mi ha salvato: la scrittura.
A modo tuo e non l’hai mai saputo, sei sempre stato accanto nella mia vita attraverso le canzoni che ha scritto.
Capolavori di un’anima nobile e che parlava con magnifica semplicità a tutti.
Perché tu sei stato di tutti, e lo sarai sempre.

E oggi, anniversario della tua scomparsa, vorrei raccontare un po’ di quella bellezza che hai donato al mondo.
Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943.
Giovanissimo, suona la fisarmonica e poi il clarinetto, entrando anche a far parte di qualche gruppo jazz.
Nel 1964 debutta come cantante, all’insegna di un “beat” italiano che comunque non disdegna le partecipazioni a Sanremo (ad esempio, con la canzone “Paff bum”).
A partire dai primi anni ’70 arrivano brani di un certo successo come: “4/3/1943”, e “Il gigante e la bambina”; ma il vero Dalla comincia a venir fuori dal ’74 al ’77, con la collaborazione col poeta Roberto Roversi.

La coppia realizza album di notevole spessore, con sperimentazioni nei testi e nelle musiche: “Il giorno aveva cinque teste”, “Anidride solforosa” e “Automobili”.
Dal ’77, un’altra svolta: Dalla diventa cantautore, e le vendite dei suoi dischi decollano a partire da “Com’è profondo il mare”. Nel 1978 realizza LUCIO DALLA, uno dei dischi più importanti della musica leggera italiana, e probabilmente il più rappresentativo dell’artista bolognese. “Anna e Marco”, “L’anno che verrà”, “Stella di mare”, diventano dei classici. Nello stesso periodo, l’amicizia con Francesco De Gregori sfocia in alcuni brani cantati in coppia (“Cosa sarà” e “Ma come fanno i marinai”), e un tour congiunto, “Banana republic”.

Dall’esperienza, cui partecipa tra l’altro Ron, viene tratto un fortunatissimo album live. Negli anni successivi, accanto a dischi sempre accolti con grande favore da parte del pubblico, si dedica anche al lancio di gruppi e artisti spesso appartenenti alla sua Bologna: gli Stadio, Luca Carboni, Samuele Bersani. Nel 1986 incide “Caruso”, il suo maggiore successo: verrà ripresa anche da Pavarotti, e incisa in una trentina di versioni in tutto il mondo. Il 1988 è l’anno di una nuova, inattesa accoppiata, con Gianni Morandi, sopravvissuto a un periodo di declino artistico ma brillantemente “ripescato” per un album e un tour.

Nel 1990, Dalla stupisce ancora, con una canzone di Ron, la filastrocca “Attenti al lupo”, che diventa uno dei suoi brani più conosciuti nonostante la critica storca il naso. Grazie anche a tale canzone, il disco CAMBIO stabilisce il suo record di vendite (tuttora tra i più venduti della storia della canzone italiana). Negli anni ’90 la sua attività è ormai all’insegna dell’eclettismo: dirige la sua etichetta, la Pressing (per la quale incide la maggior parte degli artisti da lui scoperti), compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide “Pierino e il lupo”, si cimenta con la musica classica, e continua la sua attività di talent-scout (le ultime sue proposte: Armando Dolci ed Enrico Papi).

Contemporaneamente continua la sua produzione discografica più tradizionale, i cui ultimi prodotti sono i dischi di inediti LUNA MATANA del 2001 e LUCIO, del 2003, a cui si aggiunge la compilation del 2006 12000 LUNE, anticipata dal singolo inedito “Dark Bologna”.

A ridosso dell’estate 2007 esce IL CONTRARIO DI ME, nuovo disco pubblicato nei negozi e nelle edicole, come supplemento del quotidiano Repubblica. Poco dopo, ad inizio 2008. esce LUCIODALLALIVE – LA NEVE CON LA LUNA, doppio Cd e DVD registrato il 19 dicembre 2007 all’Europaditorium di Bologna.
Ad inizio 2009 partecipa al Festival di Sanremo come “padrino” di Iskra Menarini, sua storica corista in gara tra gli esordienti.
Dopo ANGOLI NEL CIELO (2009), il 2010 vede invece – a trent’anni di distanza – una nuova collaborazione con De Gregori per un tour da cui viene tratto un disco live, anticipato dal brano “Non basta saper cantare” e intitolato WORK IN PROGRESS.
A novembre 2011 esce invece QUESTO E’ AMORE, raccolta di canzoni meno note in cui spiccano anche un paio di duetti, tra cui quello con Marco Mengoni.
Il 15 gennaio 2012 viene annunciata la sua partecipazione al Festival di Sanremo, dove accompagnerà PierDavide Carone in gara nei Big con “Nanì”. Per l’ex cantante di Amici produce anche l’album “Nanì e altri racconti”, curandone anche gli arrangiamenti assieme a Bruno Mariani.
Scompare improvvisamente il 1° marzo 2012 per un infarto, mentre era in Svizzera in tour.
A fine novembre esce la raccolta postuma QUI DOVE IL MARE LUCCICA.
Qualsiasi altra parola sarebbe sprecata, perché Lucio Dalla era la sua poesia infinita e straordinaria.
Nessuno potrà mai raccontare davvero un poeta, un poeta si comprende solo accarezzati dalle sua parole.
E lui ti accarezza nel profondo, come solo un abbraccio profondo può fare.

- Il sommo poetadi Francesca Nicolò

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 tra maggio e giugno da Alighiero degli Alighieri, e da Bella, di cui ci è stato tramandato solo il nome. La famiglia appartiene alla piccola nobiltà guelfa. Della sua infanzia e adolescenza sappiamo poco. Da bambino, tra il 1270 e il 1275, rimane orfano di madre, intorno ai diciotto anni perde il padre.

Nel 1277 viene stipulata una promessa di matrimonio con Gemma Donati, che diverrà sua moglie (intorno al 1285 o 1295) e madre dei suoi figli, Pietro, Jacopo, Antonia e forse Giovanni.
Svolge i primi studi di grammatica latina presso una delle scuole di Firenze tenute da “doctores puerorum”, maestri di fanciulli; studia i poeti latini, Virgilio, Ovidio, Orazio e Lucano, conosce e legge i poeti provenzali, siciliani e toscani.
In gioventù conosce Brunetto Latini (1220 ca.-1294) notaio, uomo politico e scrittore fiorentino e Guido Cavalcanti, di nobile famiglia fiorentina e poeta, entrambi sono ricordati nell’Inferno, il primo nel XV, il secondo nell’ XI canto.
Il primo testo poetico di Dante il sonetto « A ciascun alma presa e gentil core » è datato dall’autore al 1283. Intorno al 1287 si colloca un soggiorno a Bologna e la conoscenza della poesia di Guido Guinizelli, giudice e poeta bolognese, ricordato nel Purgatorio con l’appellativo di « padre mio » (canto XXVI vv.96-97).
Risale all’infanzia e all’adolescenza l’amore per Beatrice, la donna a cui sono dedicate molti dei testi poetici più importanti di Dante. Beatrice è stata identificata in Bice Portinari, figlia di messer Folco, che andò sposa a Simone de’ Bardi e morì giovane nel 1290.
Quasi sicuramente Dante prende parte nell’estate del 1289 alla battaglia di Campaldino, tra guelfi fiorentini e ghibellini di Arezzo (la partecipazione alla battaglia tra i cavalieri della prima schiera è raccontata da Leonardo Bruni nella sua “Vita di Dante”) e alla presa del castello di Caprona, dove i Fiorentini si schierano con i Lucchesi contro i Pisani.
Tra il 1291-1294 o ’95, dopo la morte di Beatrice avvenuta nel 1290, Dante si dedica allo studio della filosofia (« io, che cercava di consolarme, trovai non solamente a le mie lagrime rimedio, ma vocabuli d’autori e di scienze e di libri» (io che cercavo di consolarmi, trovai non solamente rimedio alle mie lacrime, ma anche parole di autori, di scienze e libri) Convivio II. xii. 1-7).

Negli anni tra il 1290 e il 1294 Dante frequenta le scuole dei francescani di Santa Croce e dei domenicani di Santa Maria Novella. Studia le opere di Severino Boezio (De consolatione philosophiae) e di Cicerone (De amicitia), di Agostino e Tommaso d ‘Aquino, dei mistici medievali (San Bernardo di Chiaravalle), dei francescani (Bonaventura da Bagnoregio).
A questi stessi anni, 1291-1293, ’94, risale la Vita Nuova, il primo libro di Dante, che racconta la storia dell’amore per Beatrice, dal primo incontro all’età di nove anni alla morte della donna avvenuta nel giugno del 1290.
Agli anni tra il 1290 e il 1300 appartengono anche la maggior parte dei componimenti poetici raccolti nelle Rime di Dante. Componimenti di vario argomento e stile, poesie d’amore e di scherzo in stile serio e comico. Appartengono invece all’ultimo periodo fiorentino e ai primi anni dell’esilio le canzoni morali e allegoriche delle Rime.
Al periodo giovanile, la datazione è incerta, sono pure attribuiti due poemetti il Fiore e il Detto d’Amore, che sono traduzioni del poema allegorico francese « Roman de la Rose » che trattava di amore, opere che confermano il carattere sperimentale e l’interesse di Dante per lo stile comico realistico.
Tra il 1294 e il 1300, dopo la morte di Beatrice, Dante attraversa un periodo di «smarrimento», a cui fa riferimento in alcuni importanti passi delle sue opere (il primo canto dell’Inferno, i canti XXX e XXXI del Purgatorio dove Beatrice rimprovera aspramente Dante, altri passi della Vita Nuova e del Convivio). Per alcuni studiosi si trattò di un momento di traviamento morale, per altri di una vera e propria crisi intellettuale che condusse Dante a dubitare delle verità della fede cattolica.
Fin da giovane Dante si interessò vivamente alla vita pubblica della sua città. Iscritto alla sesta delle Arti Maggiori, quella dei Medici e Speziali, (l’iscrizione a una delle Arti era obbligatoria per ricoprire una carica pubblica a Firenze, dopo che nel 1293 gli Ordinamenti di Giano della Bella avevano escluso dalle cariche pubbliche i nobili non iscritti a una delle Arti) Dante ricopre negli anni dal 1295 al 1300 diverse cariche pubbliche.
Sono anni di tensione e violenza politica. Firenze era sempre stata una città violenta, teatro di uccisioni, distruzioni di case, confische di beni, esili che avevano diviso i cittadini. Alla fine del Duecento la situazione generale si era venuta aggravando per l’ostilità determinatasi tra le due potenti famiglie dei Cerchi, capi dei Bianchi, e dei Donati, capi dei Neri, intorno alle quali finirono col dividersi i nobili e il popolo stesso. I fatti di violenza si ripetevano con frequenza, uno dei più gravi fu lo scontro tra i Donati e i Cerchi in piazza Santa Trinita nella sera del calendimaggio del 1300, durante il quale fu tagliato il naso per sfregio, barbarie solita a quel tempo, a uno dei Cerchi. Dante era angosciato e preoccupato per queste violenze come dimostrano alcune canzoni del Convivio.
Alle divisioni interne si aggiungeva il pericolo rappresentato dalle mire espansionistiche di Bonifazio VIII, che meditava di estendere alla Toscana il dominio della Chiesa. Nell’aprile del 1300 venne scoperta una congiura per consegnare Firenze al papa. I congiurati vennero denunciati e condannati. Nel giugno del 1300 Dante venne eletto priore per il bimestre 16 giugno -15 agosto. I nuovi priori continuarono l’opposizione all’intromissione del papa e la difesa dell’indipendenza di Firenze.

Ma Bonifacio VIII non rinunciò al suo piano di potere su Firenze e si accordò con i Neri. Il 23 giugno vi fu un violento scontro tra Bianchi e Neri. I priori, tra cui Dante, condannarono al confino otto dei capi di entrambe le parti.
Tra quelli di parte bianca era Guido Cavalcanti, che a Sarzana in Lunigiana, dove era stato confinato, s’ammalò di malaria e alla fine di agosto fece appena in tempo a tornare a Firenze per morirvi.
Il 27 giugno del 1300 il cardinale d’Acquasparta cercò di intervenire nella città: i priori non accolsero la richiesta di intervento. Irritato da questo rifiuto Bonifacio VIII ordinò al cardinale di scomunicare i priori e la città. Nei due mesi in cui era stato priore Dante aveva difeso con abilità e fermezza l’indipendenza del Comune, opponendosi alle mire espansionistiche del papa.
Nel novembre del 1300 Dante fece parte di una missione diplomatica inviata a Roma per chiedere al papa di togliere la scomunica. Nel 1301 venne eletto nel Consiglio dei Cento. Da alcuni verbali sappiamo che in varie assemblee si oppose alle nuove richieste del papa.
Intanto Bonifacio VIII per realizzare i suoi piani di dominio su Firenze nominava Carlo di Valois « paciaro » di Toscana come esecutore del suo piano di mettere al potere i Neri che lo appoggiavano.
Nell’ottobre del 1301 Firenze inviava al papa una nuova missione diplomatica per cercare di evitare lo scontro militare, tra gli ambasciatori vi era Dante. Gli ambasciatori non ottennero nulla.
Prima che Dante ritornasse a Firenze il 1° novembre del 1301 i Neri con l’appoggio di Carlo di Valois si impadronirono della città. I nemici dei Neri vennero uccisi, le loro case e i loro beni saccheggiati e incendiati, anche la casa di Dante fu devastata.
Dante seppe della vittoria dei Neri mentre tornava da Roma e decise di non tornare a Firenze.
Nel gennaio 1302 venne accusato, insieme ad altri priori nemici dei Neri, di baratteria, guadagni illeciti, frode fiscale e altri reati, non essendosi presentato a difendersi venne condannato a pagare una multa di 5.000 fiorini piccoli, a due anni di confino e all’esclusione perpetua da qualunque ufficio pubblico. Il 10 marzo del 1302 la condanna venne mutata in una condanna a morte per rogo (“ut si… in fortiam Comunis pervenerit…, igne comburatur sic quod moriatur”, a essere messo al rogo se giungesse nel potere del Comune).
Per alcuni anni, fino alla disastrosa battaglia della Lastra del 20 luglio del 1304, i Bianchi esiliati cercarono senza successo di rientrare in Firenze con le armi. Dante, non sappiamo quando e perché, si separò dagli altri fuoriusciti e non cercò più di tornare a Firenze, come è detto in Paradiso XVII vv. 61-69.
Dopo la condanna Dante peregrina di città in città ospite di signori e capitani; nei primi anni dell’esilio è a Forlì, poi a Verona, ospite di Bartolomeo della Scala, a Treviso e a Padova, poi in Lunigiana e in Toscana.

Nel Convivio Dante a proposito della sua condizione di esiliato scrive “Poi che fu piacere de li cittadini de la bellissima e famosissima figlia di Roma, Fiorenza, di gittarmi fuori del suo dolce seno (…) per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato, mostrando contro mia voglia la piaga de la fortuna, che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata. Veramente io sono stato legno sanza vela e sanza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal vento secco che vapora la dolorosa povertade ; e sono apparito a li occhi a molti che forseché per alcuna fama in altra forma m’ aveano imaginato, nel conspetto de’ quali non solamente la mia persona invilìo, ma di minor pregio si fece ogni opera sì già fatta, come quella che fosse a fare “ (Convivio I, iii, 4-5).

Tra il 1304 e il 1307 scrive due importanti opere il Convivio, un trattato filosofico in volgare, e il De vulgari eloquentia, un trattato sulla lingua volgare italiana in latino, entrambe rimaste incompiute. Nel 1304 o più probabilmente nel 1306-1307 Dante inizia a scrivere l’Inferno, dopo il 1308 il Purgatorio e dopo il 1316 il Paradiso.
Nel 1310 la discesa in Italia dell’imperatore Enrico VII genera grandi speranze negli sconfitti ed esiliati dei Comuni italiani, Dante crede che l’imperatore possa stabilire ordine e pace a Firenze e nelle città toscane, scrive tre lettere, a tutti i regnanti, signori e Comuni d’Italia, all’ imperatore e ai Fiorentini, per sostenere l’impresa di Enrico VII. Nel corso dell’impresa Enrico VII si ammalò e dopo quasi tre anni di assedi e battaglie nell’agosto del 1313 morì.
L’impresa di “drizzare l’Italia” era fallita, ma Dante non perdette la speranza in un futuro salvatore. Negli anni tra il 1311 e il 1313 scrive la Monarchia, un trattato politico scritto in latino.
Nel 1315 per i fiorentini esiliati ci fu un’amnistia ma Dante rifiutò di rientrare a Firenze perché avrebbe dovuto pagare una multa e riconoscere di essere colpevole, come racconta in una lettera indirizzata a un amico fiorentino; poco dopo Firenze rinnovò la condanna a morte degli esiliati, questa volta includendovi anche i figli.
Gli ultimi anni dell’esilio Dante è ospite di Cangrande della Scala a Verona e poi di Guido da Polenta a Ravenna, dove nel 1321 muore per febbre malarica e dove da allora è sepolto nella chiesa di San Francesco.
- La Divinazione con le carte: un mondo da cui difenderci o un mondo da scoprire consapevolmente?di Francesca Nicolò

Seguendo il grande successo della scorsa intervista , affrontiamo assieme ad una professionista del settore, Monia Calli, il tema della divinazione con le carte. Argomento scomodo, difficile da spiegare. Soprattutto alla luce del troppo pregiudizio che aleggia sopra l’universo esoterico.
In quanto esperta, Monia, potrà fornire informazioni utili per guidarci nel consulto e nella tutela dai tanti cialtroni che vendono aria fritta.
Ciao Franci sono molto onorata di essere di nuovo qui insieme a te e felice per il “successo ” avuto.
- Quali sono i mazzi da prediligere e quando utilizzare questa forma di divinazione?
Vorrei, se me lo permetti, aprire una parentesi, prima di rispondere alle tue domande.
Che cosa è la cartomanzia?? C’è un messaggio profondamente sbagliato che proviene dai neofiti o anche dai mass-media: ossia che tramite la divinazione con le carte si possa prevedere il proprio avvenire. Assolutamente falso!
La Cartomanzia non prevede il futuro
La cartomanzia è una disciplina che, attraverso le carte, (tarocchi, sibille, oracoli) insegna a guardarci dentro, a conoscerci meglio. Poi, attraverso domande specifiche e mirate, è possibile individuare un’ ostacolo, un problema o trovare supporto nel superare un preciso momento. Tuttavia, il responso riguarda un lasso di tempo limitato che, in genere, va dai 6 agli 8 mesi.

Quindi, chi afferma di predire il futuro oltre questo limite dice delle vere e proprie assurdità. Esistono, poi, tanti tipi di divinazioni e altrettanti strumenti. Capire quale sia il più appropriato per noi è cosa tutt’altro che semplice. Prima di tutto, se ti senti affascinato da qualcosa di esoterico, sei già predisposta, poi vengono spontanei l’approfondimento, lo studio e la pratica.
Elementi che portano a fare e delle scelte e di conseguenza sulla giusta strada.


- Come si svolge una divinazione?
Una divinazione fatta con me si svolge principalmente al telefono.
C è un motivo ben preciso: essendo sensitiva, mi lascio guidare dalle vibrazioni provenienti dall’anima della mia consultante, attraverso il suono delle loro parole. In genere non faccio mai raccontare la vita o dettagli troppo indicativi della persona: sarebbe troppo facile per me rispondere.

Imprimo l’ energia attraverso il nome e la data di nascita, e inizio un processo sinergico corpo e mente. Percepisco il fluire del pensiero a partire dalla recezione nella mia mente che arriva al braccio il quale si trasforma nel mezzo magico che viene trasmesso nelle carte. A questo punto leggo le carte come fossero pagine di un libro, il cui protagonista è chi si approccia al consulto. Credo non ci sia magia più grande di questo.

Un cartomante o un tarologo che ti pone domande sulla tua vita, prima di iniziare, sta già facendo acqua e se al termine del consulto, la cliente non è soddisfatta e con le idee più chiare, allora la professionista non è stata all’ altezza o non era la persona che a cui dovevamo affidarci. Attenzione infatti a questo aspetto. Non raccontate mai troppo di voi, soprattutto a chi millanta competenze esoteriche. Se si tratta di un professionista non indaga su di voi, in quanto ha già gli strumenti per farlo.
- Come mai hai scelto di creare modelli di carte personalizzati?
Come mai ho scelto di creare dei miei mazzi? È come chiedere ad un goloso, perché mangia dolce. Perché gli piacciono!! Io adoro quello che faccio, è nel mio sangue, le carte sono la mia passione.
Volevo dare una piccola impronta di me e del mio modo di raccontarmi attraverso immagini, numeri e soprattutto imprimere tematiche diverse. Nel tempo, ho capito cosa piace alle persone e a cosa danno maggiormente importanza.

Ad oggi ho creato 15 tipi di carte diverse. Alcuni più semplici ,tipo gli oracoli che danno risposte veloci e immediate: soprattutto utili per chi si approccia a questo mondo. Alcuni mazzi di sibille chiamate anche chiacchierine, che oltre a dare risposte secche ti raccontano anche molto di chi hai davanti. Poi ci sono i tarocchi: i mazzi che ti aprono un mondo. Oltre a darti risposte , scavano dentro e sono in grado di identificare le paure, le ansie, i traumi che abbiamo nell’anima.

- Ci sono delle domande a cui un esperto competente non dovrebbe rispondere?
Le domande sono libere su qualsiasi argomento tranne salute e gravidanze. Non siamo dei medici , non abbiamo lauree, perciò è sempre bene chiarire prima e restare con i piedi per terra. Tutto è bellissimo ma quando ci sono delle patologie o delle diagnosi, la magia va messa da parte ,nessuno può guarire nessuno, in questo settore. Quando si inizia questo lavoro, si fa una sorta di giuramento.

Nel mondo Wicca, si chiama Rede ed una delle sue regole fondamentali è ” dire sempre la verità, anche la più scomoda”.
Come si fa a dire, magari a qualcuno a cui siamo affezionati, qualcosa di spiacevole o negativo? Non è semplice!! Alle mie corsiste ( ho una scuola dove insegno l’arte delle divinazioni) dico sempre di avere molto tatto, cercando di essere delicate e usare parole di comprensione.
Chi si affida a noi, si sta mettendo a nudo, si sta fidando di noi, pertanto abbiamo una grande responsabilità: quindi va dosato tutto con i guanti.
Bisogna imparare ad usare al meglio l’empatia, emozione fondamentale nel nostro mestiere.


- Come ti senti quando effettui un consulto?
Quando faccio un consulto mi stacco dalla mia vita e indosso gli abiti di chi ho di fronte. Percependo le sue emozioni, le sue gioie e soprattutto i suoi dolori. Quasi sempre mi commuovo e piango con le mie clienti che poi fondamentalmente diventano confidenti, amiche.


- Raccontami i vari tipi di carte creati, il loro scopo e su quali argomenti hai scelto di concentrare la tua attenzione.
Tutti i miei mazzi sono bellissimi per me: è ovvio li ho creati io e tutti importanti.
Oggi però vorrei soffermarmi ad uno degli ultimi che ho creato ” le chiavi della felicità”.
Sono semplici, chiare e di grande impatto.
Ogni giorno è possibile interpellare l’oracolo chiedendo un consiglio.
Sono frasi, anche celebri, rielaborate da me per dare sempre messaggi positivi e incoraggianti. Spesso indispensabili per superare i problemi quotidiani.
Ho due versioni: una sotto forma di carte, una in formato libro.
Una sorta di libretto tascabile, da portare sempre con noi.
Per me è come essere sempre vicino alle persone che mi seguono ogni giorno e hanno bisogno di essere incoraggiate a lottare e ad andare avanti.











- Come hai sempre ribadito, il tuo è uno studio costante e infinito. Come affronti lo scetticismo in chi si affida a te?
Il scetticismo non lo affronto più, lo rispetto ma in primis rispetto me stessa e quindi le cose in cui credo e le motivazioni che mi hanno portato dove sono oggi, migliorando la mia vita. Se qualcuno non condivide, va benissimo, non si può piacere a tutti od avere gli stessi gusti
Sono in primis anche una collezionista di carte da divinazione: ho circa 230 mazzi vecchi, nuovi, italiani e stranieri ma quando scelgo un mazzo, mi basta tenerlo tra le mani o guardare le immagini x sentire le vibrazioni.
In realtà non sono io che scelgo, sono loro che scelgono me.

Per chi volesse, anche per pura curiosità avvicinarsi a questo mondo, suggerisco di seguire il proprio istinto e provare a fare una chiacchierata con me per avere anche solo dei piccoli consigli.

La nostra nascita è già di per sé un atto magico e tutti siamo speciali, quindi perché non sviluppare le nostre qualità o i nostri talenti e imparare a volare??
- Monia Calli: oltre la Magia, Oltre ogni pregiudizio.di Francesca Nicolò
Oggi affrontiamo un tema molto delicato e insidioso. Spesso la memoria e i fatti di cronaca ci hanno portato ad avere un pregiudizio negativo sulla magia e sul paranormale in generale. Solitamente si pensa che non esista professionalità e che tutti gli operatori del settore siano dei cialtroni. Tuttavia, è bene indagare sempre e fondo, oltre ogni convinzione personale o preconcetto. La verità deve sempre prescindere da ogni cosa, nel suo modo crudo e diretto. Spesso a causa di episodi spiacevoli, il lavoro di tanti professionisti è irrimediabilmente danneggiato. Ho avuto modo di conoscere un’operatrice del settore. Monia Calli, esperta di pratiche esoteriche, studiosa e appassionata da anni di magia e paranormale. Professionista e donna da sempre in prima linea nella difesa dell’onestà di chi lavora in questo campo. Oggi voglio dare voce a lei, con lo scopo di fare luce e chiarezza su un argomento spesso scomodo da affrontare.

Ciao Monia, grazie per avermi concesso questa intervista.
- Da dove nasce la tua passione per il mondo della magia?
Buongiorno Francesca e grazie a te per questa opportunità. La mia passione nasce fin da bambina ed è in parte dovuta alla figura di mio nonno che amava questo mondo. I suoi racconti sono ancora molto nitidi nella mia memoria ed l’avvicinamento è stato un processo del tutto naturale. Il punto di svolta però è arrivato a 16 anni dopo la perdita di mio cugino, a cui ero molto molto legata. Sono convinta che lui non sia mai andato via, lo sento quotidianamente, ci comunico e il suo spirito è la mia guida. Non nascondo che all’ inizio è stato tutt’altro che facile: avvenivano episodi quotidiani che nessuno percepiva e comprendeva. Ho imparato nel tempo a raccontare poco di me, consapevole che la troppa sincerità a volte è arma a doppio taglio, soprattutto di fronte ad un mondo che giudica senza approfondire. Solo l’arrivo di mia figlia mi ha regalato più consapevolezza, anche lei un giorno mi ha raccontato che percepiva le stesse cose esattamente come me. Ecco perché mi sento più vicina alla medianità e al paranormale.

- Quali sono le tue specializzazioni e competenze?
Quando devo parlare di me, non mi definisco mai con il termine “cartomante” o con un’ altro nome specifico, dico sempre un’ operatrice evolutiva. I miei cambiamenti e i mutamenti avvengono secondo il mio sentire che nasce dal profondo dell’anima. Da 8 anni ho lasciato il mio lavoro fisso per dedicarmi a questa passione. Non voglio essere incanalata in una singola specializzazione: perché penso che ne ho di strada da fare, e mi giudico sempre in costante e continua evoluzione. Ho conseguito molteplici attestati e affrontato tanti anni di studio , soprattutto per trovare uno scopo nella vita. Per la divinazione mi avvalgo di vari strumenti: dai tarocchi, alle sibille, alle nuvole, tazze di caffè, specchi, cere, fiamme delle candele. Tutte pratiche che ho appreso nei tanti anni di esperienza. Sono anche una master Reiki e un’ allieva di Accademia Caos di Forlì, rinomata per la competenza, serietà ed affidabilità. Non fermarsi mai è fondamentale.


Gli oracoli - A chi ti ispiri e chi sono i tuoi maestri?
Sicuramente la svolta è arrivata grazie alla conoscenza di Monica Alzini. Dire chi è, è sempre riduttivo e quasi banale. Monica è una sciamana e curandera dell’ anima nonché fondatrice e docente dell’ Accademia che frequento. Lei è riuscita a comprendere la mia natura e mi ha fornito tutti gli strumenti per tirare fuori tutto ciò che di meraviglioso era riposto dentro di me. Per me lei è tutto:una mamma, la mia anima gemella, il mio punto di riferimento, la mia guida. Ha celebrato il mio battesimo sciamanico ( tunder vision quest) e il mio matrimonio con Matteo. Sono cerimonie molto particolari ed emozionante, difficili da comprendere per le persone che non conoscono questo mondo.

Monia Calli e Monica Alzini - Hai scelto un’attività sicuramente non facile e, spesso, immagino tu sia vittima di pregiudizi: come ti rapporti verso le critiche?
Sono stata molto attaccata, soprattutto da persone perfettamente sconosciute, ma nello svolgere questa attività, anche e soprattutto attraverso il mondo virtuale, è una cosa da mettere in conto. Bisogna prepararsi a tutto. Sono stata molto male: non lo nascondo, anzi, trovo però che tutto quello che ho subito in qualche modo mi ha fatto crescere. Oggi sorrido e non sono arrivata al punto di provare per alcune di queste persone infinita tenerezza. Tantissime persone conoscono il mondo della magia come un mondo falso, sporco e pieno di truffatori. Basta guardare negli anni quante persone sono state arrestate per aver approfittato delle debolezze e della sensibilità, chiedendo soldi o addirittura usando minacce di morte nei confronti degli affetti più cari. Dopo il COVID abbiamo avuto un picco enorme di persone che si improvvisano sensitivi, cartomante o sedicenti stregoni. Perché?? Perché molti pensano che, girando su internet, e leggendo qualcosa qui e là porta alla conoscenza e quindi ad una qualifica titolata, ma non funziona così. La magia non è uno strumento che capovolge la vita o ci illumina su quale sarà il nostro futuro.
La magia è amare, la magia è aiutare ma in primis perdonare.



- Da esperta, come possiamo riconoscere i truffatori? Quali sono le accortezze da seguire?
Riconoscere chi si vuol approfittare di noi è molto semplice. Come prima cosa, chi contatta in privato, chi si propone con rituali o oggetti che miglioreranno la nostra vita, se noi non sappiamo nemmeno chi sia, ci sta già truffando. Un vero operatore non si propone mai. Altra cosa fondamentale è non credere a chi vi promette ritorni di fiamma in tempo zero. Chi fa leva su momenti di fragilità e debolezza non sarà mai un professionista valido e competente.
L’ amore non si compra… L’ amore si dona!
Ultima cosa, ma non per importanza, è non fidarsi mai di operatori che non conoscete, magari caratterizzati da nomi inventati, profili enigmatici. Un vero professionista non ha mai paura di fare vedere chi è! Un professionista ha una regolare identità.




Oggettistica Orgonica - Le difficoltà incontrate lungo il cammino?
In verità ogni giorno ci sono difficoltà, l’ importante è credere in quello che si è senza illudere nessuno, soprattutto se stessi. Io, ad esempio, ho fatto tanta strada ma non mi sento arrivata…anzi…. sento di avere ancora tante cose da fare, da studiare e soprattutto da apprendere. Mi ripeto sempre, come un mantra, una frase ” finché il cuore batte, c‘è sempre una soluzione”
Come ho sottolineato, il mio percorso professionale è in continua crescita. Sono molto appagata di ciò che ho realizzato: ho scritto anche alcuni libri di cui ti racconto qualcosa a grandi linee.
- Un Grimorio ” The Magic Book” : Dove racconto di cosa rappresenta per me la magia, ricette e lavori personali che svolgo, parlo di erbe, candele. Una sorta di sunto della mia attività.
- ” Amabili resti” nato dalla mia passione per questo argomento, dove niente è come sembra. Molti possono pensare che sia basato su pratiche di magia nera e quindi sacrilegi, demoni, bestie di Satana….. No: assolutamente nulla di tutto ciò. Quello che insegno a chi frequenta i miei corsi è imparare a riconoscere i vari tipi di magia, trasformarla in amore per donarla agli altri.

- Quali sono le critiche che ti hanno maggiormente rivolto e, purtroppo, ferito?
Le critiche che mi hanno ferito?? Quelle che toccavano la mia vita privata senza avermi mai conosciuto e essere tradita da chi credevo amico. Uno dei miei più grandi difetti è credere sempre che gli altri siano esattamente come me.
Durante gli anni, ho ricevuto molte critiche, a partire dalla mia famiglia biologica. Comprendere perché ho fatto questo percorso, immagino non sia facile. Perché?? Oggi chi non fa lavori ” normali” o una vita regolare per la società è considerata un po’ la famosa pecora nera. Credo invece sia solo questione di ignoranza però al contempo….. Parlano tutti di volere la felicità…. E che cosa è la felicità?? O ancora meglio, cosa facciamo in realtà per essere felici?? Sicuramente lamentarsi non è costruttivo. Giudicare o sparlare, dare giudizi NON È ASSOLUTAMENTE COSTRUTTIVO!

Carta dei Tarocchi Gotici - Hai un gruppo e una attività legalmente riconosciuti, Le Ombre della Magia: ce ne vuoi parlare?
Ho un gruppo ” Le Ombre della Magia” che gestisco insieme a mio marito Matteo e al mio staff. Ho avuto diversi gruppi nel corso degli anni ma vorrei parlare solo di questo.Gli altri rappresentano il passato, e io guardo solo avanti. Il gruppo nasce principalmente per farmi conoscere, condividere la mia visione e la magia in giro per il mondo. Con piacere, ho clienti sparsi ovunque: Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo, Grecia, Norvegia e ovviamente in tutte le regioni d’ Italia. È possibile consultare le mie carte per affrontare una situazione in videochiamata oppure tramite telefono. Tutte le mie operatrici sono mie allieve. Chi si trova nel mio gruppo non può trovare i miei operatori in altre ” combriccole”. Sono tutte persone semplicissime , che hanno un proprio lavoro e una propria vita ma con una sensibilità molto spiccata.
Non nego però che il mio punto di riferimento è mio marito Matteo. Lui è un artigiano, rende reali i miei progetti realizzando, con vari materiali, ciò che è nella mia mente. Il suo punto forte sono i materiali orgonici ( catalizzatori di energie) utilissimi per richiamare degli intenti o semplicemente per migliorare l’ energia in casa e portare un equilibrio armonioso. Grazie a lui, abbiamo sviluppato il nostro lavoro anche partecipando ad eventi specifici a tema gotico, steampunk, celtici e fantasy… Permettendoci di portare il suo artigianato fino a Berlino.
Inutile dire che oltre ad essere una coppia nella vita,lo siamo anche nel lavoro e nei nostri obbiettivi.

Monia e suo marito Matteo - Un pensiero a cuore aperto
Sicuramente se ognuno di noi pensasse a migliorarsi, ci sarebbe molta più gente realizzata e felice ma vedo che questo è un concetto a volte troppo complicato. Sono molto felice della mia attività si perché mi ha reso una donna migliore, molto più serena. Molti mi chiedono come faccio da 3 anni a vivere nel nulla: semplicemente perché amo la vita grazie alle piccole cose e poi perché, stando bene con me stessa, tutto ciò che mi serve non appartiene al mondo terreno ma al mondo Spirituale. Mi accorgo che è più importante donare amore piuttosto che accumulare un gruzzolo di soldi.

Carta dei Tarocchi Runici - Progetti per il futuro
In questo 2024 abbiamo in programma molti eventi ,quindi ci vedrete in giro in molte città ma questo è ciò che riguarda la nostra parte commerciale Per quello che riguarda me, invece, ho intenzione di realizzare sicuramente un altro libro, e tanti altri mazzi di carte che permettano agli operatori che svolgono questo lavoro di andare molto più in profondità capendo meglio i concetti delle ferite dell’ anima ( che riguardano la mia specializzazione counselor).



Grazie a Monia di questa chiacchierata, oggi forse ne sappiamo qualcosa di più. Io sicuramente ne ho apprezzato la sincerità e la determinazione nel portare avanti qualcosa che sappiamo benissimo essere un tema assai scomodo.
Sono fermamente convinta che l’ignoto faccia molta paura, e per questo che in molte persone è in atto un grande ostracismo. Ma sono anche, fermamente, convinta che per avere una visione più approfondita del mondo vada anche conosciuto, per quanto possibile, la parte inesplorata. Quella nascosta e impervia.
Ciò di cui non si ha piena padronanza inevitabilmente fa paura, ma avere il coraggio di conoscere ciò che non si sa è alla base della ricerca di ogni essere umano.
E senza una ricerca profonda nel proprio io, anche scomoda e difficoltosa, non credo potremmo mai definirci davvero padroni del nostro destino e coraggiosi capitani della nostra anima.

- Viaggio nell’Arte: Intervista a Marianna Iozzinodi Francesca Nicolò
Marianna è un artista che sa raccontare al cuore le emozioni. Le sue tele sono carne viva di pensieri, lavori che si sviluppano in continuazione, movimento allo stato grezzo e puro. Materia che si fa pensiero dell’essere.

Ho incontrato Marianna nel suo studio a Varese, il luogo dove le sue opere prendono vita. Alcuni lavori sono ancora in fase progettuale, altri sono pronti per essere esposti. Una vera e propria officina di creatività e pensiero. Entrando si viene immersi in un grande centro creativo dove in ogni angolo si respira bellezza.
- Quando nasce il tuo amore per l’arte?
Fin da bambina. A circa 8 anni ho iniziato a dipingere: è stato come se la pittura mettesse nel colore i miei pensieri e le mie sensazioni. In ogni pennellata riponevo sempre qualcosa di mio, di introspettivo e riflessivo. La mia anima guidava la scelta delle forme, delle tonalità e dei soggetti. Mai incasellati in un preconcetto, ma liberi nella loro forma d’essere.
- Ami il colore, in particolare il rosso e l’azzurro: ci racconti il motivo di questa scelta stilistica? Spesso associamo all’azzurro il colore della calma e del mare, mentre al rosso quello della passione ma anche della rabbia. E’ la stessa cosa anche per te?
Utilizzo generalmente i colori dai toni caldi. Amo il tepore del crepuscolo. Una tonalità che sa di caldo, avvolgente. Generalmente non utilizzo un rosso troppo acceso. Tendo a mescolarlo ed attenuare la sua tonalità vibrante. Mi rievoca una pace del cuore, esattamente come l’azzurro. Sono colori legati alla quiete e alla tranquillità dell’anima. Mi capita anche di utilizzare toni differenti come il nero, ma cerco sempre di renderlo armonioso e parte della scena.

- Come nasce una tua opera? La immagini prima ancora sia su tela o è un lavoro in continua evoluzione?
Ogni opera è un continuo divenire di momenti, sensazioni e pensieri. Nella mia mente ne genero il concepimento che però, come ogni vita, ha la sua peculiarità nella crescita. Le mie opere vengono ideate inizialmente in un modo, ma poi si sviluppano autonomamente dal mio pensiero. Come se prendessero vita propria: spesso mi capita di lavorarci più volte e ritoccare i dettagli. Non so quando arriverà la fine di ciascun lavoro, perché per me ogni quadro, ogni disegno è un viaggio nel colore e nel mio io più profondo.

- Hai fatto anche delle performance espressive come Orazion De Na Striga: da cosa nasce questo lavoro che apparentemente sembra una rottura con la tua arte?
E’ stata una sfida che ha colpito profondamente la mia anima. Uno spettacolo teatrale dove il dolore di una madre veniva ritratto con le mie opere fatte sul momento. Una fusione di arte, sentimento e teatro totalizzante e intensa. Esperienza magnifica e che mi ha fatto immergere in una realtà artistica e poliedrica. Anche in questo caso i miei lavori erano creati in divenire. Nella drammaticità della scena essi erano la rappresentazione di un dolore talmente sordo e lancinante che solo l’arte poteva rappresentarlo. Un ruolo quasi scomodo: vate del dolore, ma necessario per comprendere appieno l’incomprensibile.

- Vorrei mi parlassi del taccuino della quarantena: sono disegni crudi, a tratti anche violenti. Come se volessi urlare un dolore ed uscire dai confini stessi dell’opera. Immagino che non sia stato un periodo facile.
Il periodo del Covid è stato un momento estremamente duro. Soprattutto perché le mostre e tutti gli eventi legati all”arte si sono fermati, corroborati da tutta la preoccupazione e l’incertezza che opprimeva la mente di tante persone. Era impossibile rimanere sereni e cercare una parvenza di normalità era l’unico modo per non farsi prendere dalla disperazione. Nei miei taccuini ho ritratto l’angoscia che portavo nel cuore. Linee imprecise, tratti indefiniti e quasi aggrovigliati. Come se cercassi una via d’uscita che sembrava impossibile da trovare.

- Hai all’attivo anche ritrattistica: si tratta di opere con soggetti presi dal tuo quotidiano?
Nella ritrattistica ho utilizzato molto spesso la tecnica dell’autoritratto da diverse angolazioni. Una volta solo corpo, una volta solo viso. In momenti, in luoghi diversi e con sensazioni differenti ogni volta. Un viaggio introspettivo nel mio io attraverso il pennello e i pensieri. Non ho ritratto soltanto me, ma le mie emozioni. Diapositive della mia anima, nuda e scarna di ogni orpello inutile. Quasi volendo scavare nel profondo che pochi hanno il coraggio di conoscere, ma soprattutto volendo accogliere questo scomodo inconscio come parte indispensabile di sé.



Vorrei fermare qui le parole, perché credo che l’arte, quella vera, abborrisca l’eccesso. Credo invece che il silenzio e la contemplazione siano il mezzo migliore per comprendere ciò che Marianna regala con le sue opere. Frammenti della sua anima che scuotono il cuore e vibrano come una melodia. Una melodia dai toni differenti e variegati ma così tanto vicina all’uomo da essere parte di esso ancora prima che lui se ne accorga. Un’artista sente l’emozione ancora prima che lo spettatore la provi guardando un suo quadro. Condanna e gioia che rendono l’arte la forma più sublime di ciò che l’infinito regala agli esseri umani.

- Antonino Galici: la forza di una carezza verso chi lotta.di Francesca Nicolò

Oggi è la volta di Antonino Galici, fondatore dei Cuorieroi: un’associazione attiva e nota in provincia di Varese per il suo impegno negli ospedali, nelle case di cura, nelle case-famiglia e nelle missioni a carattere benefico. La particolarità e straordinarietà è che tutti i volontari indossano un costume. I personaggi sono molteplici: dall’universo Marvel, al mondo delle fiabe e a quello delle saghe fantasy.
L’ Associazione che nasce nel 2016 per poi affiliarsi l’anno successivo a NIDA: Nazionale italiana dell’amicizia.
Superoi in carne e ossa al servizio del prossimo.Ciao Nino, grazie per questa intervista.
- Mi racconti la genesi dell’associazione e la molla che ha spinto a creare tutto questo
Ero nel salotto di casa mia quando vidi un servizio della trasmissione Wild dove veniva raccontata la storia di Beatrice Naso. Fu una luce: la dignità della famiglia e il coraggio di questa creatura mi spinsero ad voler fare qualcosa di concreto per loro. Ero già nel campo dell’intrattenimento da diversi anni ed ero diventato un professionista. Avrei potuto dare gioia incondizionata e totalmente gratuita a chi ne aveva bisogno.Il motore di tutto dunque è stata la piccola Bea. Soprannominata la bambina di pietra (nome che a me non piace per nulla),affetta da una malattia genetica rarissima che le causava la calcificazione di tutte le ossa del corpo. Una condizione gravissima e invalidante: la piccola era completamente immobilizzata e necessitava di cure costanti da parte dei familiari. La mamma Stefania, si occupava di lei quotidianamente e per aiutare economicamente la famiglia Naso abbiamo deciso di organizzare una raccolta fondi. La piccola era una sagoma: intelligente, curiosa e ironica. Nonostante vivesse praticamente immobile non mancava mai di fare battute e farci sorridere. Nella sua breve vita ha dato più amore e insegnato a vivere di tanti uomini che vivono non sapendo di farlo.
Bea è stata un immenso uragano di amore che ha permesso a Cuorieroi di venire alla luce: la nostra piccola fata madrina. Una fata perché ha generato tanti bellissimi miracoli.
- Quali sono le esperienze fatte durante le manifestazioni che maggiormente ti hanno colpito?
Ci rechiamo in vari luoghi: dagli ospedali, alle case-famiglia e fino alle missioni per la raccolta fondi. Ogni esperienza a contatto con i bambini e i ragazzi è qualcosa di unico e irripetibile. Ogni volto è un mondo di emozioni, lotta, felicità e paura insieme. A volte è più dura delle altre, ovviamente a seconda del luogo visitato. Ma è sempre una grande emozione. E, come spesso dico, ne esco sempre arricchito. Chi riceve amore sono io. I guerrieri che incontro hanno spesso il sorriso di chi sa affrontare le vere battaglie. Il sorriso di una forza che molti uomini non avranno mai.

- Quanti volontari conta la tua associazione? Possiamo invitare chi vuole ad unirsi a voi?
Siamo circa 80 volontari, compatibilmente con impegni quotidiani e lavorativi di ciascuno. Ma siamo sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio. Potete contattarci direttamente dalla pagina Facebook. Il mondo del volontariato è sempre pronto ad accogliere chi vuole impegnare il suo tempo donando gioia a chi lotta.

- Quali sono i progetti futuri?
Uno dei progetti che stiamo portando avanti è costruzione della “Cittadella dell’Amicizia”: un centro sportivo aperto ai ragazzi con varie difficoltà. Un luogo di divertimento, aggregazione e sport in ricordo di Bea. Non ti nascondo che le difficoltà sono tantissime, ma l’amore di Bea ci guida sempre. Stiamo organizzando varie raccolte fondi: ognuno di noi può fare veramente la differenza anche con un semplice contributo. Spesso le istituzioni sono latenti o totalmente assenti. E la disabilità o la malattia diventano montagne insormontabili per le famiglie.
- Come affronti le critiche, qualora tu ne abbia ricevute?
Le critiche fanno parte, purtroppo, della vita delle persone che non agiscono ma stanno fermi a guardare. Io volevo provare a cambiare la vita di chi affronta un dolore spesso inspiegabile. E la mia vita è stata dedicata a dare gioia. Del resto, mi interessa poco. Sono gli abbracci e i grazie a darmi gioia. Amo ciò che faccio e continuerò a farlo finché Capitan America avrà fiato.
- Quotidianamente affronti il dolore, come affronti questa onda emotivamente non facile?
Molte volte, soprattutto dopo un lutto, mi sono ripetuto più volte: mollo tutto. Lo trovo profondamente ingiusto. Certe malattie sono terribili e inspiegabili. Ma, come qualche bambino e genitore, mi ripetono spesso: “se molli ti veniamo a prendere a casa”. Non è facile lasciarsi alle spalle il dolore che si prova nelle corsie degli ospedali. Ma credo che dare gioia in momenti tanto difficili sia un piccolo contributo alla battaglia che questi angeli affrontano.
Grazie di cuore, sono sicura di non aver reso appieno la grandezza e la meravigliosa ondata di bene che lasci ad ogni incontro. Ma come dici tu, sono i fatti a parlare: le mie parole sono totalmente inutili rispetto a quanto ho visto in questi anni. Anche se trovo doveroso raccontarlo: affinchè tanta bellezza sia conosciuta. Il mondo ha bisogno di superoi.
Ma di quelli veri, esattamente come te.
Sotto, il sito dell’associazione con i relativi riferimenti.
- MariaVittoria Strappafelcidi Francesca Nicolò

La mia prima intervista non poteva che essere con lei.
Io e MariaVittoria ci siamo conosciute in gruppo Facebook per la lotta ai disturbi del comportamento alimentare e da allora non ci siamo mai perse di vista. Come se ci fossimo riconosciute ad ogni parola scritta.
In lei ho trovato un’amica e un profondo conforto durante i momenti peggiori della mia vita e un grandissimo esempio contro chi, come me, soffre di DCA.
Mi sento onorata di raccontare le sue opere e la sua storia, una storia di coraggio, passione, amore e sogni.
- I tuoi romanzi sono parte di te, della tua storia e rappresentano le varie fasi della tua vita ma a quale romanzo sei particolarmente legata e perché?
Sono particolarmente legata al mio primo romanzo, IL DIGIUNO DELL’ANIMA, in quanto si è trattato del mio primo lavoro e mi ha permesso di conoscere il mio attuale compagno, Alessandro.
- Analizziamo i singoli romanzi partendo dal primo: IL DIGIUNO DELL’ANIMA.
E’ un romanzo forte e devastante allo stesso tempo per come il tuo dolore venga messo a nudo. Come è stata la genesi di questa opera? Spesso si dice che raccontare un dolore sia terapeutico: lo è stato anche in questo caso?
Raccontare il dolore, anche quello più intenso e distruttivo, per me ha rappresentato un punto di svolta nella mia vita. Sono riuscita a trasformare la mia sofferenza in qualcosa di positivo. Non è stato un processo facile e immediato: un DCA annienta anima e corpo, ma è come se avessi trovato nella mia scrittura la salvezza.
- LA MIA VITA IN UN PENSIERO
È un romanzo che fa una profonda introspezione della tua anima: è cambiato qualcosa rispetto a questi pensieri? Sei rimasta sempre fedele alle tue idee?
Assolutamente, non ho mai rinnegato le mie radici, i miei pensieri e le mie convinzioni. E credo di aver acquisito nel tempo maggiore consapevolezza delle mie capacità ma soprattutto della mia forza. Sono riuscita ad affrontare l’impensabile e a sostenere tutte le prove che la vita mi presenta.
- SENZA DI TE…DIARIO A MIO PADRE
Solo chi ha perso un genitore comprende un dolore che spesso viene dato per scontato, odio quando viene apostrofato come un “lutto naturale”. Sei riuscita a superare questa perdita? Ti ha aiutato parlarne? Cosa diresti ora a tuo padre dopo un po’ di tempo passato dall’uscita del libro?
Non ho ancora superato la perdita di mio padre, al quale si è aggiunta di recente quella di mia madre. Vivere il suo ricordo mi permette di ricordarlo e di mantenere viva la sua memoria. Confesso di aver molto sofferto la sua assenza durante la mia vita. Raccontare di me è stato come regalarci quei momenti che non siamo riusciti a vivere assieme.
- SEGRETI E VERITA’ DI UN DESTINO
Questo romanzo apparentemente sembra distaccarsi dal filone autobiografico e introspettivo dei precedenti. Come mai hai deciso di creare questa opera? Quanto di te hai lasciato in questo romanzo?
La protagonista, Giulia, rappresenta una sorta di mio alter Ego: una donna che dovrà affrontare molte peripezie e difficoltà per raggiungere i suoi obiettivi e realizzare i suoi sogni. È una storia di avventura in cui ci ho messo molto di me. Qualche mio lettore ne ha suggerito la sceneggiatura per un film.
- VITTORIA ADESSO HA VINTO: IO E IL TUMORE
Il tuo ultimo libro a breve in uscita a Marzo 2024.
Una esperienza intesa e faticosa che possiamo solo immaginare ma anche in questo caso hai voluto regalarci la tua testimonianza. Cosa vorresti dire a chi sta affrontando questo percorso?
Voglio dire di non mollare e di lottare con tutte le forze per combattere il cancro. Importantissimo è fare prevenzione: incentivarla e promuoverla in ogni dove e quando possibile. Inoltre andrebbe sicuramente dato maggiore risalto alla sofferenza provata durante le terapie e alla scoperta della diagnosi. Sento come se ci fosse un tabù o un senso di imbarazzo riguardo al cancro.
Grazie per averci dato una bellissima panoramica delle tue opere, ma ora qualche domanda “calda” e scomoda….
- PRO E CONTRO DI ESSERE UNO SCRITTORE?
Uno degli aspetti maggiormente appaganti dell’attività dello scrittore è il calore umano dei suoi lettori e la ricchezza umana che trasmettono. È bellissimo condividere i pensieri e ricevere mail o messaggi di stima, supporto e condivisione. Il contro è sicuramente la precarietà: non si vive bene in un paese dove la cultura e la lettura ricoprono ruoli così marginali nel panorama televisivo, sociale e politico.
- I TUOI PROGETTI E LAVORI FUTURI
Una volta uscito il mio ultimo romanzo vorrei dedicarmi ad una capillare promozione letteraria, magari utilizzando anche le scuole come veicolo di consapevolezza. Nei miei sogni però c’è anche potermi sposare con il mio compagno di sempre e mio primo fan: Alessandro
- È QUESTO IL LAVORO CHE SOGNAVI?
Io sono nata amando moda e scrittura, sono cresciuta ed ho studiato per poter diventare stilista. Al momento ho creato alcune collezioni e mi farebbe piacere farle conoscere.
- COSA PROVI QUANDO SCRIVI?
Un senso di liberazione e serenità: la mia anima che trova il suo senso nelle parole che la mia mano getta sulla tastiera del pc o sul foglio di carta.
- TI SEI MAI SENTITA PERSA DI FRONTE AD UN FOGLIO BIANCO SENZA SAPERE COSA SCRIVERE?
Assolutamente sì. La sindrome del foglio bianco è il tallone di Achille di molti scrittori.
- COSA CONSIGLI A CHI VUOLE INTRAPRENDERE IL TUO PERCORSO?
Di mettersi a nudo, senza paura e senza giudizi
- ALLA LUCE DEGLI ULTIMI EVENTI RIGUARDO I MANCATI FINANZIAMENTI AI DCA, E’ DOVEROSO FARE UNA DIGRESSIONE: COSA NE PENSI? SIAMO PRONTI AD AFFRONTARE I DCA CHE RAPPRESENTANO UNA DELLE CAUSE DI MORTE MAGGIORI TRA I GIOVANISSIMI?
Purtroppo, no. E questa continua ricerca della perfezione attraverso i social non aiuta. E i primi sintomi dei DCA si riscontrano fin dalle medie: cosa stiamo aspettando a fare prevenzione consapevole e gratuita nelle scuole?
- UN MESSAGGIO PER CHI SOFFRE DCA E COSA VORRESTI SI FACESSE PER SUPPORTARE E ASCOLTARE CHI NE E’ AFFETTO. Bisognerebbe creare più sportelli di ascolto e più strutture pubbliche, perché non tutti hanno la possibilità di curarsi in privato.
- COME PUO’ LA SOCIETA’ AIUTARE E NON INCENTIVARE I DCA? QUALI SONO I COMPORTAMENTI CHE RITIENI DOVEROSI E INDISPENSABILI PER FRONTEGGIARE QUESTA PIAGA SOCIALE?
La società dovrebbe dare meno risalto a messaggi di un ideale di donna perfetta; adesso è ulteriormente più rischioso a causa dell’intelligenza artificiale che può creare finti modelli di bellezza ai quali è difficile avvicinarsi e, a maggior ragione, la corsa verso questi esempi diventa ancor più ossessionante.
Grazie di averci regalato questa preziosa testimonianza commovente e diretta allo stesso tempo. La tua scrittura è una messa nudo profonda e a tratti inquieta di un’anima sensibile e forte allo stesso tempo.
Per acquistare i suoi meravigliosi libri ecco il link:
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