
Una delle storie più toccanti ed intense di sempre. Un film più che ventennale ma che non stanca mai per pathos, emozione e coraggio. Tratto e adattato al romanzo dello scrittore francese. Uno dei capolavori della letteratura mondiale.
I Miserabili di Victor Hugo furono un grande atto di coraggio. Affronto veemente alla considerazione che i disgraziati, appunto i Miserabili, potessero essere per sempre destinati alla dannazione e alla perdizione. Come un marchio sulla pelle, a vita, della colpa commessa.
Eppure nel personaggio di Jean Valjean (nel film interpretato da Liam Neeson) troviamo l’esatto contrario di quanto le credenze abbiano trasmesso. La sua storia inizia con un furto, a causa della fame e la successiva condanna ai lavori forzati per 19 anni. Impieghi disumani e in condizioni estreme alle cave di Tolone, dove sarà sorvegliato dall’ispettore Javert. Quest’ultimo uomo ligissimo al dovere e ossessionato dal senso di giustizia. Il poliziotto è magistralmente interpretato dal superlativo Goffrey Rush. Personaggio freddo e distaccato, volutamente inespressivo e autoritario.
Legato ad una catena invisibile al prigioniero fin dall’inizio si capirà che il loro legame, per quanto incomprensibile e assurdo, sarà indissolubile.
Una volta terminata la condanna Valjean si ritrova ad essere un reietto della società: il suo passaporto giallo lo identifica come un ex galeotto. Impossibile dunque per lui ricominciare a vivere.
Ma l’aiuto inaspettato di un vescovo che gli donerà alcune posate d’argento lo farà redimere e salvare da un futuro che la società ha già scritto per lui. Un miracolo compiuto da un uomo di chiesa che darà occasione al protagonista di essere uomo migliore.

Grazie ad alcuni piccoli e abili stratagemmi l’uomo si trasforma nel rispettabile sindaco e imprenditore di successo: Monsieur LeMer. Sindaco amato e rispettato della fiorente cittadina di Arras, noto per la sua generosità e carattere schivo. Umile ma attento al benessere di cittadini.
Si intravede fin da subito, un profondo alone di dolore: come se non si fosse mai del tutto perdonato quel difficile passato, nonostante sia diventato una persona stimata ed apprezzata. Ma soprattutto libero perché nella cittadina nessuno conosce il suo passato.
A rompere il fragile equilibrio il ritorno dell’ispettore Javier, chiamato nella cittadina come nuovo ispettore di polizia. Tra i due uomini la tensione è palpabile: pur non riconoscendolo, il poliziotto nutre, quasi da subito, dei sospetti sul sindaco. In particolar modo si domanda quali siano le origini del misterioso uomo e rimane stupito dalla forza poderosa. Viceversa, il sindaco riconosce subito il suo carceriere. I ricordi sono tornati a bussare alla sua porta, assieme a quel profondo senso di colpa per i reati commessi.

Nel frattempo viene licenziata e accusata di essere una donna di facili costumi la povera Fantine: donna nubile e madre di una figlia. Scandalosa e reietta anch’essa: condannata al marciapiede e vittima inerme delle angherie di uomini senza scrupoli.
Solo l’aiuto di Valjean darà l’estremo sollievo alla donna, malata e stremata dagli abusi e della fatica. Come se in lei vedesse in parte sé stesso: un miserabile condannato a morte ancora prima della forca. Colpevole di un reato dovuto alla stessa condizione disumana in cui sopravviveva. Fantine è interpretata da Uma Thurman che regala un ritratto di una donna sì fragile e provata, ma anche determinata a vivere assieme alla sua adorata figlia Cosette.

Una storia che viene pervasa da un fortissimo senso di ingiustizia mascherato da legge e moralità. I veri antagonisti di tutta la vicenda sono proprio questi ultimi: fredde sentenze al pari di armi che uccidono.
Valjean arriverà addirittura ad autodenunciarsi a seguito della cattura di un poveretto sospettato di essere lui. Egli infatti aveva violato la libertà vigilata, condannandosi all’ergastolo in contumacia. Tuttavia questa azione, che la dice lunga sulla misura e dignità morale di quest’uomo, porterà alla latitanza assieme alla piccola Cosette. La madre della bambina morirà prima di rivederla.


L’ex sindaco di Arras si rifugia, grazie all’aiuto di un suo ex dipendente, in un convento di Parigi assieme a quella che a tutti gli effetti diventa sua figlia. Crescendola con amore, devozione e cura infinita. Un’affetto che sembra in parte risanare quel conflitto che l’uomo ha verso gli errori del passato. Essere un padre è la redenzione più autentica per lui. Ora per tutti è diventato Monsieur La Fitte.



Cosette è cresciuta ed è una ragazza intelligente e altruista: a causa del suo desiderio di uscire dalle porte del convento, Valjean dovrà correre il rischio di farsi riconoscere dal temibile Javier. Nel frattempo infatti l’uomo è diventato capo della polizia di Parigi, ma l’ossessione di catturare il fuggiasco di Arras è sempre presente.
Per un caso del destino, la ragazza si innamora dello studente Marius, un giovane repubblicano che lotta contro la monarchia. Solo a causa di una soffiata dell’ispettore, che ignaro manda un biglietto al rispettabile sig. La Fitte, Cosette scopre il passato del padre e decide di scappare con lui.

Ma un finale totalmente inaspettato porrà tutto in discussione e metterà veramente la parola fine alla guerra di due uomini. Combattuti nell’anima su due fronti diametralmente opposti ma più vicini di quanto mai possano credere. Uno animato dall’ ossessione della giustizia, l’altro ossessionato dal suo peccato. Legati appunto alla stessa catena del destino dalle cave di Tolone fino alla fine, a loro malgrado vittime di una società che puniva senza rieducare e condannava senza conoscere.

Questa è la storia di come una vita condannata alla morte sociale possa trasformarsi nella favola di redenzione più bella e di come un errore non è sempre sinonimo di anima corrotta. Spesso gli errori sono anche figli delle condizioni sociali e di disagio, e per questo non vanno condannati mai a prescindere. Hugo sembra voler rappresentare nel protagonista dei Miserabili il miracolo di una rinascita. In fondo che colpa poteva avere Valjean? La fame e la miseria. Ma grazie ad un regalo inaspettato potrà riscattarsi e diventare un uomo migliore al pari, e se non meglio, di molti gentiluomini. Javier lo scopriamo solo all’ultimo come uomo profondamente combattuto nei suoi doveri ma riconoscente al suo “avversario” per avergli fatto ricredere le sue convinzioni più radicate. E come ultimo dono, gli renderà ciò che l’uomo ha solo potuto sognare.

Leggere e rileggere il romanzo, guardare e riguardare il film, rappresenta per me una grande emozione. E’ una storia piena di speranza e tormento che lascia sia attoniti che arrabbiati per il troppo pregiudizio. Fantine è brutalizzata e uccisa dal disonore e lo stesso protagonista porta nel cuore un’onta grande al pari della stazza possente.
Un personaggio gigantesco nell’anima ma così fragile nel suo cuore. Tanto premuroso con i deboli e giudice intransigente verso di sé. Solo e distrutto nel suo rimorso.
Perché il pregiudizio ha stremato la sua anima ancora prima lo facessero i lavori forzati e le brutalità delle guardie, condannandosi a quell’ergastolo che nessuno dovrebbe mai meritare.
Non esiste giustizia senza possibilità di redenzione, altrimenti non merita di essere definita tale: è semplice punizione. Al pari di quella inferta agli animali che si imbizzarriscono.
E nessuno dovrebbe mai essere trattato come un animale.
