La Chiesa dell’Annunziata ad Oppido Lucano

Questo edificio rappresenta un punto storico importante per la comunità: è stata, con molta probabilità, la prima Chiesa di Oppido Lucano.

La struttura, secondo ricordo del Giannone, fu costruita nel corso del XIV secolo dai monaci Antoniani al tempo della dominazione franco- spagnola. Alcuni estratti la ricordano come “discoperta et sine ianuis” e “campanile cum campana parva”: quasi a darne una connotazione di edificio religioso modesto, ma accogliente e di pregevole fattura. A fronte di alcune ricerche si è scoperto che la Chiesa ha l’impianto datato XVIII secolo e possiede tre pale d’altare risalenti ai secoli XVI- XVII.

Purtroppo il sisma del 1980 recò un danno importante all’edificio ed esso rimase chiuso al pubblico per diverso tempo. Per molti anni si fecero vari interventi di restauro, compreso il rifacimento del tetto, della facciata e la messa in sicurezza del campanile. Fu riaperto al culto l’8 dicembre 2007.

Sotto due immagini di prima e dopo il restauro.

La facciata è molto semplice ma elegante al tempo stesso: pare ricordare una casa, pronta ad accogliere chi si accinge ad entrare.

Un portale ad arco a tutto sesto, sormontato da un occhialone e sopra questo piccolo campanile a vela con la “campana parva”. Il campanile era dotato di tre pinnacoli, su uno dei quali si ergeva una croce. La facciata è decorata con divisione in tre parti, contrassegnata da una fascia bianca. Il lato ovest della chiesa è rinforzato da poderosi speroni.

Al suo interno vi è la preziosa pala raffigurante l’Annunciazione ad opera di Antonio Stabile, databile al 1570.

La Vergine, inginocchiata a sinistra, tiene nella mano sinistra un libro mentre l’Arcangelo Gabriele è di fronte a lei con un giglio nella mano sinistra e con la destra indicando il cielo. E’ il momento in cui Maria accoglie il compito difficile di divenire madre di Gesù. Un episodio cruciale ed estremamente importante nella cultura cristiana: l’istante in cui nasce davvero il Cristianesimo.

Sopra di lui infatti si possono notare in una nube il Padre Eterno e lo Spirito Santo attorniato dai cherubini: da essa poi ne esce una colomba che sembra indirizzarsi verso la Madonna. Da notare come lo sguardo della Vergine sia quasi di estasi mistica e profondo raccoglimento.

Sopra la pala si trova anche una Natività di forte impatto emotivo. La Vergine viene raffigurata con il bambino nella capanna mentre i pastori recano omaggio. Bellissimo lo sguardo della madre rivolto al figlio appena nato: si può quasi percepire la premura e l’infinito amore materno. Oltre l’aura di santità che l’opera richiama vi è anche la devozione di una donna che appena partorito la sua creatura. Se la pala principale rappresenta un momento di profondo raccoglimento, in questa scena notiamo un lato più umano e materno di Maria. Nelle sue mani incrociate sembra quasi voler trattenere a sé, anche da lontano, il piccolo.

Ai piedi dell’altare possiamo trovare la statua di Santa Filomena, la Statua di San Francesco di Paola e un crocifisso ligneo. Santa Filomena viene considerata la patrona degli afflitti e dei giovani sposi, mentre san Francesco di Paola è invocato contro gli incendi, la sterilità e le epidemie. Un continuum molto importante che crea uno stretto connubio tra le opere della pala e le statue ai suoi piedi. Tutti soggetti di quello che potevano essere i bisogni dei devoti che si recavano in chiesa: la maternità, un buon matrimonio e la protezione dalle malattie. Un luogo dove affidare fede e preghiere.

Percorrendo la navata, sulla sinistra si trova la grande tela del 1606 del pittore materano Giovanni Donato Oppido raffigurante la Madonna del Carmine tra i santi Carlo Borromeo e Pietro martire dell’ordine di San Domenico.

Nonostante le piccole dimensioni, la Chiesa rappresenta un importantissimo patrimonio culturale e possiede al suo interno un tesoro artistico inestimabile.

Una perla che è rimasta silenziosamente ferma nei secoli come testimone delle vicende di Oppido, memoria storica di un paese che è cresciuto alle sue spalle e reduce da tragedie immani come fu il terremoto dell’Irpinia e della Lucania che rase al suolo molti edifici della zona.

La bellezza dell’arte immutata e di alcune scene care alla devozione mariana rendono omaggio ad un luogo che merita una visita e un pensiero: sono posti cari al ricordo.

Una paese che si sviluppa mantenendo salde le radici e la memoria di una devozione antica non può che essere una città a misura d’uomo e di bellezza: e di quest’ultima ne abbiamo profondamente bisogno.

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