I costumi tipici di Oppido Lucano

I costumi tipici di Oppido rappresentano una parte importante della cultura e del ricordo delle tradizioni. Anticamente, durante la settimana, si usava un abbigliamento “urdenarie” fatto di indumenti piuttosto consumati e rammendati con toppe.

Anche nei vestiti, infatti, vi erano evidenti disparità sociali. Le persone di ceto sociale più elevato potevano permettersi cambi d’abito frequenti, mentre la gente del popolo aveva molta meno disponibilità nella scelta del vestiario.

La domenica, invece, si indossavano i costumi eleganti o quantomeno adatti ad occasioni di festa.

Per le donne una costante era “u grembiale”. Gli indumenti per i giorni di festa, invece, erano di cotone o di seta, più colorati, con colletti lunghi legati con un nastro.

I signori indossavano completi di velluto con all’interno una tasca detta “mariole”. Le donne ricche usavano tessuti come la seta e il taffettà. Un tempo per il matrimonio gli uomini usavano vestiti neri di lana a linea diritta e stretta. Le donne ricche avevano abiti di seta color crema a metà lunghezza.

Per il matrimonio c’erano i guanti traforati bianchi. I maschi usavano il vestito grigio rigato ad un petto di lana. La camicia era bianca e i guanti grigi, e si metteva un garofano nell’occhiello della giacca. La donna usava due vestiti diversi per il matrimonio. La prima sera si usava un vestito bianco di raso, segno di gioia per il lieto evento. La seconda sera, invece, un abito nero, segno di maturità e peccato. L’uomo indossava un solo vestito per tutte le occasioni.

Le donne mettevano il vestito bianco con velo, con pizzo al tombolo, corpetto chiuso da lacci dietro le spalle stretti in vita. Si usava una sottogonna per mantenere gonfio l’abito. Tra i capelli portavano una corona floreale, alla quale si legava un velo lunghissimo, anche di sette metri. C’erano particolari cappelli per uomini, neri e grigi con una fascia di rete, “u grogré” largo, e il “cuppeleine”.

La donna aveva “u maccature”, una specie di foulard, e un tovagliolo chiamato “u stiavucche”. L’uomo usava un berretto di lana nero detto “u cuppeleine”. Le scarpe degli uomini erano strette, invece quelle da donna erano colorate e larghe. Le donne calzavano scarpe con fibbie o con fiocchi. Chi le possedeva, usava sciarpette di seta con fiorellini.

Si usavano sciarpe e guanti fatti ai ferri, e si regalava alle bambine delle borse fatte con stoffa o di pelle. Si usavano le catenine con i “pundendeffe” o con “u brelocche”; anelli e bracciali in oro giallo. Solo ai bambini si legava al polso un laccetto nero con un cornetto, perché si diceva che era contro il malocchio.

E’ straordinario pensare quanto queste tradizioni siano affascinanti e ricche di significato. Sono le nostre radici, il nostro passato.

Usanze che nella loro eternità conservano una immutata bellezza.

Una bellezza che, come la fiamma del ricordo, deve sempre ardere nella memoria.

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