
Aida e altre storie d’Italia è il racconto di un grande poeta attraverso la sua arte tra musica e versi.
Tutti conoscono Rino Gaetano, al secolo Salvatore Antonio Gaetano, come il cantante del successo “Gianna” ma pochi ne hanno compreso appieno, sia durante l’esistenza sia successivamente, la sua vera e intima essenza.
La produzione musicale del cantautore crotonese si snoda in anni molto particolari e complicati: momenti che, probabilmente, si ripetono ciclicamente nella nostra Italietta. Come una sorta di ritornello. Quasi a voler ribadire le piccolezze, i sotterfugi e i tanti compromessi che il nostro paese si porta avanti negli anni e continuerà a trascinarsi, alla stregua di una zavorra opprimente.

Si parte dal 1973, sulle note dei suoi primi componimenti, quando era solo un giovane, figlio di emigrati calabresi che cercava di farsi un nome nel panorama musicale italiano.
Il rifiuto di un buon posto in banca per inseguire il sogno e la scadenza, imposta dalla madre di un anno, per provare una carriera incerta nella musica lo rendono un personaggio coraggioso e sicuramente determinato. Ai tempi, soprattutto per una famiglia modesta di meridionali, una buona posizione lavorativa era quanto di più florido si potesse sperare per l’avvenire. Un porto sicuro per il futuro di tutta la famiglia.
L’Italia, nel frattempo, era alle prese con le lotte per i diritti civili come il divorzio, la sicurezza sul lavoro e l’inflazione in continuo aumento. Un paese che si professava moderno ma che doveva fare i conti con la diseguaglianza di genere e persino con l’immenso divario che vi era tra il mezzogiorno e il resto d’Italia.
Il raffronto tra i fatti odierni di cronaca è quasi scontato e drammaticamente attuale.
Rino, fin dagli esordi, è consapevole di voler scrivere raccontando i tanti momenti che attraversano la vita. La sua è una mente viva e osservatrice. Non gli basta osservare ciò che la realtà gli pone dinnanzi: lui vuole capire il vero disegno della storia.

Arriva, dopo qualche anno, il successo a Sanremo. Rino è il vincitore morale del festival e le sue canzoni sono passate in radio come un ritornello piacevole. Tuttavia, il loro messaggio è potente e irriverente allo stesso tempo. I ritmi orecchiabili sono la filastrocca di un menestrello che canta alla corte dei potenti, denudandoli della loro ipocrisia.
Racconta in versi e filastrocche una verità che scardina un velo di bugie e falsità. Il perbenismo è il suo nemico più grande: getta in faccia ai portatori dei sani finti valori il loro marciume e la polvere che nascondono sotto i loro preziosi tappeti di bugie.
La verità che gli italiani, da sempre, fanno finta di non vedere.


Il 1978 rappresentò un momento cruciale per il nostro paese, e il cantautore ne è testimone diretto.
Il rapimento di Aldo Moro, il referendum e il dibattito sulla violenza sessuale, a ridosso del Massacro del Circeo di qualche anno prima. Finalmente lo stupro iniziava ad essere considerato un reato contro la persona e non contro la morale: ci vorranno alcuni decenni, tuttavia, perché questo diventi legge. Eventi che segnarono la memoria e lasciarono una cicatrice profonda nelle coscienze. Molti si interrogarono davvero su come il paese stesse cambiando e come era necessario riformarlo dal suo interno.
Troppo sangue, troppo mal celato buon costume e tanto dolore che prepotentemente fuoriusciva come un uragano dalle tante proteste e scontri di piazza. Il mondo cambiava e e nemmeno il nostro paese, campione nella staticità oppressiva del progresso sociale, poteva essere indifferente.

Rino racconta nei suoi componenti quelli anni. Con immagini emblematiche, a tratti spesso sibilline, ma che rendono perfettamente il quadro di un paese bellissimo quanto contraddittorio. Ascoltare e rileggere le canzoni è il viaggio introspettivo di un poeta e nelle viscere del passato di un paese. Il cantante ama l’Italia, al pari di tutti i poeti che lo hanno preceduto, e come loro si strugge nel suo dolore di vederla violentata. La sua disperazione è la poesia delle note che egli interpreta.

Lo spettacolo si articola tra musica e recitazione, in un crescendo di emozioni vivaci e pregne di sensazioni: confusione, smarrimento, gioia, dolore e preoccupazione. Scopriamo il pensiero di Rino nelle canzoni e entriamo nei tormenti di uomo che si interroga continuamente. Personalità complessa e schiva, ma sempre alla ricerca del suo essere rifiutando ogni tipo di convenzione. Per certi versi, opposto all’industria discografica di quelli anni che cercava svago ed evitava ogni forma di coinvolgimento politico.

Una personalità complicata e ribelle, mai scontata e banale. Mare di parole e pensieri che si uniscono in una perfetta melodia di immagini incalzanti e dinamiche. Come un menestrello alle corti medievali, così il cantautore racconta le corti politiche del nostro paese. Il linguaggio è apparentemente semplice, ricco di metafore, allitterazioni, suoni onomatopeici ed altre figure retoriche: a testimonianza che il suo intento creativo era qualcosa di aulico e innovativo per l’epoca. Una sorta di invito ad un risveglio di ogni coscienza senza incedere nei tecnicismi accademici che, soprattutto all’epoca, ponevano le persone “acculturate” superbamente dieci passi avanti rispetto al popolo. Ecco, Rino abbatte questo muro con un messaggio che parla alle persone. Arrivando al cuore e toccando anima e pensiero.

Racconta di Licio Gelli e di tutta la combriccola di politici ed industriali che si beavano del loro potere e spolpavano la bellezza di paese. E il suo resoconto fa quasi paura per la verità che getta prepotente in ogni verso.
Aida, uno dei suoi componimenti più famosi e iconici, è l’Italia, vista attraverso gli occhi delle donne, occhi che spesso devono guardare ciò che la mente vorrebbe negare tanto la realtà è dolorosa e drammatica.
La rappresentazione di un paese in una donna sofferente e piegata dalla malinconia, abbandonata alla rassegnazione e alla fatica.

Ho sempre visto Rino Gaetano come un dante moderno che amava il suo paese e odiava i politicanti. Dante li poneva all’ inferno, Rino li sbugiarda nelle canzoni. In Aida vediamo la quintessenza del dolore, esattamente come il sommo poeta che lamentava Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Sbatte la verità trasformandola in canzoni meravigliose. Versi di un animo nobile che si confronta con la bruttura del mondo.
Sa rendere meraviglioso il dramma che il nostro paese portava e porta nel cuore: un modo per denunciare attraverso la musica, il male dell’epoca. Una protesta pacifica che vuole rendere onore alla verità.
Un poeta vestito da cantore con gli occhi pieni di amore e nella mani l’arma per combattere il dramma del nostro paese: la poesia.
La poesia che salva, la poesia vate dell’anima: immortale e immensa come il ricordo delle sue canzoni.

