
Davanti al portale Nigri vi era, nel 1906, un arco di pietre vive, definito “muto testimonio” dal Giannone. Da una fonte scritta, sappiamo che nel 1758 ci viveva un certo Canio Nigro e vi erano due anticamente due appartamenti chiamati “lo iuso”.
Il portale è di proporzioni semplici ma di nobili fatture e rappresenta uno dei cortili più caratteristici del comune oppidese.

Due piedritti con basi modanate e capitelli reggono l’arco a tutto sesto. La chiave di volta ha un mascherone in alto rilievo: una protome maschile con lunghi baffi che attraversano le guance e ricadono su di una corta barba a larghe ciocche. La bocca è aperta e mostra una lingua arcuata. Uno strano copricapo, con corte para guance e frontale con due piccole volute centrali e due rosette ai lati, regge una mensola ad arco ribassato.

Al di sopra vi è un grande stemma cuoriforme con volute ai lati ed una conchiglia a lato, all’interno dei nastri ondulati sovrapposti, sopra i quali si sporge una croce greca. Il portale si apre su un vano a cielo aperto, con una scala di pietra chiara, che inizia con un elegante elemento lapideo a doppia voluta con foglie in rilievo, dalle nervature profonde, sia sulla fronte che sui lati.


La struttura è elegante ed accogliente. Ricca di piccoli particolari e tuttora curata nei minimi particolari.
Un luogo a me molto caro, e di cui conservo sempre un ricordo meraviglioso.
Memorie di un paese che ad ogni strada mi regala un abbraccio: l’abbraccio nel ricordo del mio papà che in questo paese vedeva la sua anima.
