
Recentemente ha visto la luce nelle librerie, e nel silenzio totale della stampa e delle televisioni, il libro “Il Vaso di Pandoro” a cura della giornalista Selvaggia Lucarelli. Da sempre attiva e puntuale nei suoi reportage, la giornalista milanese si è concentrata su una delle coppie più famose dello star system italiano.
Per certi versi, una sorta di famiglia reale italiana.
Frutto di una lunga, corposa e capillare inchiesta i cui albori risalgono a più di un anno fa ma affondano le radici in tutto il macrocosmo della Ferragni & Co. Un lavoro assolutamente preciso, metodico e che ha sicuramente richiesto mesi, ore di lavoro e tanto coraggio. Amore per la verità e desiderio di capire sono i sentimenti che alimentano questa opera, lontano dalle tante critiche ricevute.
A chi accusa di essere hater, fomentare odio e altri sentimenti ostili invito alla lettura anche di un singolo post di Selvaggia Lucarelli. Non è mai accusa, è una profonda ricerca di verità, spesso scomoda.

Inchiesta difficile e complicata sotto molti aspetti, complici anche i paraocchi che l’opinione pubblica aveva indossato nonostante le crepe si intravedessero fin dalla più visibile superficie. Soprattutto l’idolatria e il costante supporto ultras che i followers riservavano alla coppia. Quasi una venerazione a prescindere. La vita della nota influencer è ostentazione del lusso, dell’opulenza e un eterno reality show. Inquietante come alcuni comportamenti siano davvero passati inosservati a molti di noi, forse perché troppo condizionati dall’immagine di perfezione che si accompagnava a Chiara. I figli costantemente fotografati e ripresi, come fanno molti di noi, ma con una inquietante eccezione: la pubblicità. Leone e Vittoria indossano sempre capi da sponsorizzare e spesso la stessa madre, sfoggia i suoi brand anche in occasioni che forse meriterebbero il silenzio.

L’intento è di donarci un ritratto per quanto possibile vicino alla realtà ma non è per nulla reale. Come ad esempio, quando con il marito in ospedale per una diagnosi infausta, ha pubblicato un selfie con il bellissimo collier della sua nuova linea di gioielli.
Pecunia non olet e nemmeno si sente il rumore del rispetto che si sgretola miseramente.

Fin dalla nascita del suo personaggio, raccontata come un caso fortuito della vita, si intuisce quanto la sua immagine e l’idea di perfezione sia studiata in ogni angolo. Nulla è lasciato al caso. Tranne la struttura manageriale, di cui sono totalmente all’oscuro followers e giornalisti ma che è emblematica di come la realtà social sia totalmente differente dalla vita vera.
A tal proposito, nonostante l’ostracismo, sono state fatte interessanti inchieste dell’Espresso e dallo stesso programma rai Report che invito a guardare con attenzione.

La storia delle nascita delle tante società legate a Chiara è veramente difficoltosa e estremamente articolata, ma nel libro tutto è spiegato in modo accademico e scrupoloso. Quasi un labirinto di società le une legate alle altre ed una babele di nomi che si susseguono, anche difficili da ricordare per i loro continui cambi repentini.

Una cosa traspare da tutto questo: gli assetti societari e turnover manageriali sono argomento su cui aleggia uno strano e inquietante riserbo. Ma Chiara ci tiene a ribadire che lei ha creato un’azienda in cui tutti si vogliono bene e il clima è sereno.
Un clima tutt’altro che trasparente e dove l’apparenza è tutto, esattamente come per la sua fondatrice.
Lascio ai lettori la loro interpretazione.



Come un deus ex machina arriva la figura di Fabio Maria Damato, che in poco tempo è il braccio desto e sinistro della giovane cremonese. Sotto la sua guida, la fama aumenta e i contratti con le aziende fioccano. Un uomo dal piglio carismatico che circonda l’influencer di stuole di collaboratori adoranti. Uomo al vertice delle società Ferragni e che tuttora ne detiene la guida. Mal sopportato dal marito.

Chiara è una dea: perfetta, senza sbavature, che ostenta ricchezza e lusso ma che fa beneficienza. Si presenta come la paladina dei diritti delle donne ma è circondata da pesanti figure maschili. E’ contro il bodyshaming ma il marito Fedez non perde occasione per sfottò, abbastanza puerili e ridicoli, verso chi osa intaccare il loro impero o metterlo in discussione.

Capitolo a parte l’unione con il rapper Federico Lucia. Musicista distante anni luce in molte cose: infanzia umile e famiglia unita ma semplice. La Ferragni è figlia di persone facoltose e fin dall’infanzia ha potuto girare il mondo. Se, a noi utenti, è stata presentata la favola romantica di un incontro sulle note di una canzone orecchiabile (Vorrei ma non posto) la realtà è stata ben più drammaticamente commerciale.
Utilizzo il termine drammaticamente perché è aberrante pensare al lucro, che è assolutamente sacrosanto, ma associato ad ogni singolo aspetto della propria vita. In tutti i momenti: compreso quelli più intimi degli affetti. Tutto è un brand, ogni aspetto è studiato per essere sfruttabile all’ estrema potenza.

Una macchina continua di soldi che non considera alcun sentimento, se non quello del massimo guadagno. Quindi ecco il matrimonio con le gomitate degli sponsor per accaparrarsi esclusive, la nascita dei figli quasi in diretta e la loro crescita. Non è un album della propria famiglia, come molte persone comuni hanno sui social.

Qui è un diario commerciale di famiglia. Dove ogni prodotto, ogni atteggiamento e ogni indumento è studiato. E’ un Truman show il cui occhio che comanda è quello di Chiara. Non un’emozione sincera, un momento di debolezza o una sfumatura spontanea. Tutto ciò che sembra casuale è frutto di filtri, set fotografici e sempre approvato dal team Ferragni.
Lei madre e moglie perfetta, imprenditrice di successo e paladina della lotta per i diritti delle donne. Da sempre impegnata nel fare del bene al prossimo. Un vortice perverso di assoluta inattaccabilità che si è rivelato un suicidio. I cui responsabili sono le stesse persone che lo hanno creato.

Perchè, ha saggiamente osservato la Lucarelli, la gente cerca la semplicità. Basta pensare a tiktoker da milioni di seguaci che pubblicano contenuti assolutamente quotidiani e anche esilaranti; gli utenti iniziano a riconoscersi in quel tipo di format. Non tutti, è risaputo, hanno conti correnti stellari o case con a tre piani.
Ecco qui che davvero iniziano a palesarsi le prime ombre.
La beneficienza per Chiara non può scindere dal guadagno e pertanto iniziano le prime azioni commerciali azzardate. Prima con le uova di Pasqua e poi con i pandori.

Apparentemente per entrambi i prodotti il ricavato delle vendite sarà devoluto da vari enti benefici: nello specifico per i prodotti pasquali alla onlus I Bambini delle fate e per quelli natalizi all’ospedale regina Margherita di Torino.
Una iniziativa apparentemente lodevole e che ha, fin da subito, un riscontro assolutamente grandioso ma che alimenta qualche necessità di chiarimento da parte della Lucarelli ma non solo. Tuttavia, attorno al personaggio di Chiara Ferragni sembra essersi eretto un muro di santità omertosa.

Tutto ciò che fa è sempre una cosa meravigliosa. Lei e il marito sono artefici della raccolta fondi a favore dei malati di covid e insigniti anche del prestigioso Ambrogino d’Oro. Chi potrebbe mettere in dubbio la loro buona fede e la loro bontà?
Sono bravi genitori, bravi coniugi, nonostante il carattere difficile, ma sicuramente più genuino di Fedez. Persino la terapia di coppia è in condivisa nel docu- reality The Ferragnez.
Una serie che racconta quello che già non è narrato nei social. E, come scrive in modo disarmante la giornalista milanese, si scoprono drammi tra gli armadi ricolmi di borse firmate e scarpe dal valore di un monolocale.
Chiara e Federico si sono appropriati anche del dolore. Pur di rimanere ancorati alla loro popolarità, a conquistare fette sempre più alte di pubblico.
“Il purché se ne parli” 2.0. Persino le loro sedute e le loro crisi sono riprese.
Il pubblico si nutre delle loro vite e dei loro sentimenti. Ma è inevitabile che un sistema tanto compresso collassi irrimediabilmente su sè stesso.
E lo dico con una punta di amarezza, perché, per l’ennesima volta si è sprecata una preziosa occasione.
L’occasione di dimostrare che una donna può essere esempio e stimolo per tante persone, semplicemente inseguendo i propri sogni. Senza mostrare una perfezione che mai può esistere, un dolore che rasenta il paradosso e una vita che non sarà mai simile a quella della maggior parte di noi.

E’ stata una favola tragica e spero potrà risorgere a rinascita degna di questo nome, magari in una forma finalmente vera e sincera. Oltre quella pesante coltre di voler essere ciò che si pensa il mondo voglia.
Il mondo vuole verità perché si è stancato di simulacri.
Chiara Ferragni è il simbolo di quella moda in voga agli inizi del 2000 che voleva assoluta perfezione, ora si è fortunatamente rivolta verso la realtà.


Forse è per questo che funziona meglio per il pubblico la personalità di Fedez: scomoda, antipatica ma vera e genuina nelle sue sfaccettature.
Ora sarebbe il momento che l’imprenditrice si sveli al mondo per ciò che è. Senza dare immagini totalmente esuli dalla realtà.
Ma questo solo il tempo potrà dirlo.
E nessuno di noi, almeno sotto questo aspetto, ne avrà mai pieno potete: nemmeno Chiara Ferragni.


Sul fatto che Fedez sia più genuino della sua ex moglie ho seri dubbi. Detto questo, l’ira funesta che ha travolto la Ferragni è strameritata, e io sono uno dei tanti che ha comprato questo libro soprattutto perché ogni copia che vende è uno sputo in faccia a quest’essere. Dal fatto che il libro sia primo in classifica deduco che avessero voglia di sputarle addosso in tanti.
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Ciao! Secondo me è più sincero. Almeno a pelle, anche se ciò non toglie che non ha la mia stima.
il libro è veramente bello!!
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