
In occasione della ricorrenza del patrono di Oppido Lucano, vorrei parlare dei meravigliosi affreschi che decorano l’interno di tre grandi sale contigue addossate all’ala nord del chiostro del convento di Sant’Antonio.
Vengono proposti episodi vetero e neotestamentari, oltre ai ritratti di tre personaggi biblici raffigurati nello sguancio delle finestre.

Gli episodi tratti dal Vecchio Testamento sono tre ed occupano le lunette che danno sul chiostro; le scene del Nuovo Testamento, invece, sono sei e si collocano, due a due, nelle lunette poste sulla parete esterna delle tre stanze, tra le finestre. In questo modo ogni stanza contiene tre affreschi: un episodio veterotestamentario e due episodi neotestamentari.
Vorrei parlare oggi della prima opera Nabucodonosor e i tre fanciulli nella fornace.

Nabucodonosor e i tre fanciulli nella fornace, mostra a destra il re, con lunga barba bruna e turbante sul capo, assiso e nell’atto di protendere la mano in avanti intento ad ordinare di costruire una statua d’oro innanzi alla quale tutti gli uomini di Babilonia, debbono prostrarsi.

Al centro della composizione, si erge la statua fatta costruire da Nabucodonosor nella pianura di Dura, sul basamento della quale siedono i musici che, vestiti con sfarzosi e variopinti abiti di foggia cinquecentesca, suonano i loro strumenti musicali. A sinistra è raffigurato uno sgherro che, con un forcone, spinge i tre amministratori di Babilonia, Sadrach, Mesach e Abdenego, nella fornace, per aver disobbedito all’ordine del re. Ma mentre le fiamme inghiottiscono coloro che avevano alimentato il fuoco e spintovi i tre fanciulli, questi ultimi giacciono illesi tra le lingue di fuoco, per volontà divina.

Vi sono due iscrizioni.
La prima recita:
Nabucodonosor rex fecit auream statuam quiae adorandam in voce praeconia
La seconda riporta l’ordine di un re.
Vobis dicitur: au auream statuam quam erexi adoraverit eadem mittetur in fornacem ignis ardentis.
La terza iscrizione in basso ricorda la data della creazione dell’opera stessa.

Questo ciclo di affreschi sono tra le più pregevoli testimonianze della cultura rinascimentale in Basilicata.
Il suo autore, Giovanni Todisco, uno degli artisti più attivi nel regno di Napoli nella seconda metà del 500 ha voluto rappresentare scene preziose delle sacre scritture.
Un modo per far conoscere la religione anche attraverso le immagini.
Testimonianza preziosa di una fede rimasta immutata.


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