

Ai lati della crocifissione, nella parte centrale delle grotte rupestri, possiamo trovare una rappresentazione assolutamente innovativa e dalla prospettiva quasi tridimensionale.
Sono infatti rappresentanti i due ladroni: a differenza delle rappresentazioni più classiche, sono dipinti ai lati della crocifissione e non assieme.
I loro nomi erano rispettivamente Gesta (il cattivo) e Desma (il buono).
Questo tipo di pittura tende quasi a creare una sorta di dinamismo artistico, in un momento dove studi della prospettiva erano ancora agli albori e non presenti in tutti i paesi d’Europa.

Tuttavia, analizzando le due rappresentazioni proposte, notiamo una che le figure sono ricche e straordinarie nei particolari. Quasi a voler restituire una parte di quella scena a cui entrambi hanno partecipato, ma di cui non sono mai state affettivamente protagoniste.
Basti pensare a quanto poco siano conosciuti i loro nomi. Spesso tendono ad essere ricordati solo come il “Buono” o Il “Cattivo”.

Disma viene rappresentato con una capigliatura bionda, quasi di foggia nobiliare e con un motivo allegorico, di colore rosso, sopra la testa. Alla destra dell’uomo si trova una pittura, purtroppo andata persa, ma che, con molta probabilità raffigurava il Cristo.
Infatti è riconoscibile un’aureola simile a quella dell’opera centrale e anche gli stessi capelli sono ritonoscibili.
Notiamo dettagli che indicano sicuramente un’attenzione al particolare. Il corpo nudo ha un piccolo accenno di muscoli e gli indumenti indossati disegnano un drappo.
Ai piedi, delle piante verdi e sopra la testa una piccola incisione.


Gesta, invece, sembra meno composto: a partire dai capelli. Il fregio sopra di esso rimane fermo nella rappresentazione e non continua nelle altre immagini. E, importante da notare, le piante ai piedi dell’uomo sono di colore rosso sangue.
Forse uno dei modi più immediati per differenziare le due figure.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!».
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 39-43
Ma l’ altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male».
E aggiunse: « Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Gli rispose: « In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
In questo straordinario ciclo di affreschi è chiaramente espressa questa vicenda.
La vicinanza di Cristo agli ultimi tra gli uomini, come messaggio di pace, amore e fratellanza.

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