Medea e la disperazione schiava della follia

Fra tutti coloro che sono dotati di anima e di ragione,
noi donne siamo la razza sventurata;
noi che dobbiamo innanzitutto comprarci con una grossa dote
uno sposo e prendere un padrone del nostro corpo;
e fra i mali, questo è il male peggiore.

euripide, medea

Nell’immaginario collettivo la figura di Medea è associata a qualcosa di spaventoso e disumano. Il gesto che ogni mente umana rifiuta.

Anti eroina per eccellenza che, disperata per il rifiuto del suo amante Giasone, ne uccide la prole nata dal loro amore: cancellando così il suo stesso sangue, frutto di una passione travolgente e di un sacrificio.

Già perché la donna, per amore, aveva abbandonato la sua terra e ripudiato gli affetti. Consapevole che questa azione sarebbe stata senza ritorno.

Ora che Giasone si è invaghito di una altra donna, Medea è sola e disperata. Senza futuro e nemmeno senza radici su cui poggiarsi quando manca la terra sotto ai piedi. La classica situazione che potremmo modernamente e comunemente definire come una donna “sedotta e abbandonata”.

Valentina Motta dimostra essere autrice preziosa, innovativa e poliedrica che crea veri e propri percorsi iconografici sulle note delicate di una scrittura narrativa e diretta, non abusando di eccessivi tecnicismi ma facendo immergere il lettore in una profonda opera di analisi introspettiva del protagonista.

Dicono poi che viviamo in casa una vita senza pericoli,
loro che invece combattono in guerra;
ma ragionano male: io preferirei imbracciare due volte lo scudo
piuttosto che partorire una sola volta.

euripide, medea

In questo caso la protagonista è un personaggio scomodo e osteggiato. Ripudiato, condannato e offeso per aver compiuto l’esecrabile. Eppure così tanto complesso, e ancora oggi, misterioso e oscuro.

Ma ecco che, attraverso uno studio ed una evoluzione artistica  scopriamo come l’ arte nei secoli abbia interpretato il personaggio. Forse per dare un volto al male, una spiegazione a tanti perché o semplicemente raccontare ciò che il teatro greco ci ha tramandato per millenni.

Non solo seguendo la corrente artistica in corso, ma anche subendo le influenze dei secoli che si avvicendavano. Sicuramente testimonianza preziosa anche di testi perduti, ricordi che si sono persi nel tempo e leggende che aleggiavano prepotenti.

Ecco dunque un percorso per immagini partendo dalla stessa tragedia di Euripide dove la donna maledice la stessa natura femminile, disperandosi. Ma non una ferita dolorosa fine a sé stessa, essa vuole essere potente come un’epidemia e devastante come una ventata di morte che falcia senza pietà le esistenze.

La sua immagine viene dipinta da alcuni pittori come rassegnata e sopraffatta dal dolore, quasi intravedendo in un atto empio e disumano la sola via d’uscita. Emblematica e significativa invece la rappresentazione della donna quasi come una feroce assassina senza sentimento, automa della disperazione sopra anche nelle sue espressioni.

Anche lo stesso Dante colloca nel girone infernale dei seduttori, Giasone e Medea.

Ivi con segni e con parole ornate
Isifile ingannò, la giovinetta
Che prima avea tutte l’altre ingannate.
Lasciolla quivi, gravida, soletta;
tal colpa a tal martirio lui condanna;
e anche di Medea si fa vendetta.

Dante, inferno, canto XVIII

Viso ora contrito, ora distorto da una smorfia di dolore che rimane impassibile alle suppliche dei figli. Mai madre devota, ma vittima di un uomo meschino e crudele.

Ribelle alla condizione che la vuole sottomessa ad un destino: lei che della sua vita ha sempre fatto ciò che era al grado suo. Una donna apparentemente senza scrupolo o morale, che si fa portavoce del grido della condizione di tante come lei. Trovando però, come estrema ratio, una sorta di soluzione finale folle e depravata.

Padrona solo di sé stessa al punto da togliere quanto di più caro all’uomo che ama, oltraggiando anche la sua vita stessa che ha generato la prole. Nelle tante opere, soprattutto di ispirazione neoclassica, il ritratto che ne affiora è quasi teatrale e distorto da una sensazione angosciante. Immobilizzato nell’attimo prima dell’irreparabile.

Follia che non sa conoscere i limiti, devianza da un sentimento di protezione che ogni donna riserva ai propri figli. Rifiuto stesso di ogni forma di amore. Godimento nel compiere qualcosa di impronunciabile, quasi un fremito di eccitazione.

Una forza oscura sembra occupare la mente di questa donna, interpretata a seconda dell’artista. In alcune si può ravvisare una sorta di depressione, in altre la perfidia, così tanto comune a questo mondo. Difficile trovare creazioni artistiche che siano più belle o caratteristiche rispetto ad altre. E’ come se Medea avesse lasciato la sua traccia in ogni artista che l’abbia rappresentata.

Medea è anche dipinta come una maga, da molti artisti, quasi come risposta al periodo in cui operavano: anni dove la santa inquisizione era il terrore di ogni libero pensatore. Dove le donne erano definite come esseri deboli e creduloni. La moglie di Giasone pare rappresenti a pieno ciò che un’essere femminile non dovrebbe essere. Ammaliante, con i capelli scomposti e quasi danzante uno dei tanti sabba che la Chiesa condannava.

Donna una volta strega, una volta omicida, e infine inerme contro il mondo e il fato.

In tutte le opere è possibile trovare un comune denominatore della figura rappresentata: la totale solitudine della donna. Condannata a morte prima di ogni azione, una fine sociale per lei che si è votata totalmente all’amore. Il suo è stato atto di ribellione senza ritorno e senza giustificazione. Riflesso malato di un male devastante che l’arte ha cercato di comprendere con la sua incredibile potenza.

Imprimendo nei secoli volti, sensazioni, impressioni e disagi che solo una la sensibilità di un’artista sa cogliere. Senza giudizio, ma spinti da voglia di conoscere ciò che l’uomo non riesce a spiegare.

Un viaggio straordinario e analitico negli abissi di un’anima profondamente squilibrata e senza possibilità di salvezza.

Esplorazione coraggiosa che restituisce un volto ad una tragedia, non per renderla umana: ma per comprendere.

Arte come strumento di insegnamento, arte infinita e ossigeno dell’esistenza.

Inoltre, noi donne siamo per natura
assai inette nel bene,
ma sapientissime autrici di ogni male.

euripide, medea

Potete trovare un mio articolo ad un’ altra bellissima opera di questa incredibile autrice.

Antigone Illustrata: un’avventura artistica dentro un mito eterno

2 pensieri riguardo “Medea e la disperazione schiava della follia

  1. Grazie, Maria Francesca, per aver colto ed espresso pienamente l’essenza del mio libro, che si fonda su un approccio pluridisciplinare, in un rapporto costante tra passato e presente, per dimostrare come il mito sopravviva ancora oggi nelle società moderne. Anzi, esso può essere un valido ausilio per comprendere certi fenomeni della contemporaneità!

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