
In un piccolo angolo di provincia, si trova un borgo fermo nel tempo e pieno di fascino. Quasi nascosto ai panorami più turistici e frequentati delle località lacustri, ma facilmente raggiungibile da autostrada e stazione.
Si tratta del borgo di Mustonate, a soli tre chilometri da Varese, immerso in un parco naturale di 60 ettari. Oasi di verde, piccole stradine e deliziosi panorami.
Esempio di turismo ecosostenibile e recupero architettonico, esso si compone nel suo piccolo agglomerato e di alcune attività che lo rendono luogo di dolce evasione per chi volesse assaporare poche ore di relax o godere di qualche giorno di quiete assoluta immersa nella natura.

Ideatore di questo progetto Francesco Aletti Montano, discendente di una famiglia di banchieri che ha ridato vita ai luoghi cari alla sua infanzia. Compiendo una scelta innovativa e coraggiosa.
Sotto riportate alcune sue dichiarazioni al periodico VareseMese, che lo ha definito, a ragione, il Mecenate della Natura.
Io ho fatto mio quello che è un po’ l’invito a tutto il mondo post capitalistico di tornare alle origini: back to the basics, cercare di vivere con quello che si ha e cercare di godere dello spazio dove si è nati, dove si vive, facendo cose semplici.
Francesco Aletti Montano
Come mangiare, bere, giocare o dedicarsi allo sport.
All’interno sono presenti alcune importanti strutture dedicate all’allenamento dei cavalli e all’ospitalità residenziale con appartamenti in locazione dotati di ogni confort ma dalla connotazione estremamente green e soprattutto eco sostenibile. In una cornice elegante e raffinata, gli ospiti possono apprezzare la bellezza del borgo e godere appieno di questo piccolo angolo di paradiso.
Vi sono poi un albergo a 4 stelle, caratterizzato da un architettura neo rurale e al tempo stesso dalle più importanti tecnologie: connubio perfetto, rimanendo fedele alle origini del borgo e rispettando l’ambiente. Ulteriore prova di come passato e presente possano convivere assieme senza annullarsi o opporsi a vicenda, ma diventando l’uno le basi su cui poggiare l’altro.
Importante la presenza anche di due strutture per l’accoglienza: l’osteria delle scuderie e il ristorante Tana d’Orso. Presso la prima è possibile avere una bellissima panoramica sul percorso di equitazione e sulle scuderie, mentre dalla seconda la visione è quella un terreno verde smeraldo che si estende per diversi ettari.


E’ nata da dentro, non è stata una scelta razionale.
Francesco Aletti Montano
Venivo da trent’anni di vita nel mondo capitalistico della finanza e della borsa, dove l’obiettivo era solo quello di aumentare, aumentare… di colpo poi la crisi finanziaria ha ridimensionato tutto.
Amavo questo territorio, dove ho passato la mia gioventù, e vedendo spuntare costruzioni da ogni parte ho deciso di fare qualcosa.
Ho iniziato a comprare un terreno dopo l’altro e poi ho cercato una motivazione perché tutti potessero godere di queste meraviglie.
Il mio lavoro è stato soltanto quello di ridare dignità ai prati e ai boschi.
Ridare vita e anima a ciò che rischiava di andare perduto con la modernità. Dalle parole del suo fondatore traspare, prepotente, un concetto molto forte. Quello di una profonda coesione con la natura, creando un opportunità per il turismo delle zone che spesso ha risentito di crisi del settore. Basti pensare a come si è evoluta la cultura della vacanza nei decenni: le zone di lago, ad esempio, erano il fiore all’occhiello delle mete di villeggiatura di una popolazione facoltosa nei primi decenni del 900 mentre durante gli anni 60 questo tipo di soggiorni andò in lento decadimento.
Fulcro centrale è anche la chiesa di Sant’Antonio e Santa Caterina, datata XVIII° secolo, che si affaccia sulla valle ed un luogo dove ci si ferma volentieri per una preghiera o una semplice visita. Gli interni sono semplici, tipici di una chiesetta di campagna ma non per questo meno importanti: sono luoghi di devozione e ricordo dei tanti abitanti che hanno popolato queste valli negli anni passati.

Le case sembrano ricordare un villaggio di qualche decennio fa e fanno tornare indietro nella memoria e nei pensieri, a quando questa zona era caratterizzata da una vita agricola semplice e scandita da tradizioni secolari. Spesso perduta nella memoria e dimenticata dalle generazioni più giovani.

Nella vita bisogna cambiare per forza.
Francesco Aletti Montano
Non si può mai rimanere fermi, bisogna cercare di tenere sempre il vento in poppa e andare avanti.
Passare dall’esasperazione del mondo degli affari alla lentezza del mondo rurale è stato sicuramente un grande cambiamento. Ho imparato a godere delle cose semplici e a condividerle con gli altri.


Dietro questa struttura un’idea di profonda condivisione. Tutti possono visitare il borgo e ammirare gli scorci che la natura e le case regalano.
Permettendo una nuova esistenza a ciò che spesso la modernità e la frenesia odierna cancellano senza tanti complimenti.
E ritrovando in questa verde pace, un po’ di quel riparo che tanto lo spirito anela.
Proprio questo: vivere con gioia la nostra terra, che è veramente benedetta. La terra dei sette laghi, dei parchi, dei siti Unesco. Cercare di aprirsi e condividere con gli altri questi immensi doni.
Francesco Aletti Montano

